Ventotto anni fa morì Giancarlo Siani, il giornalista che “amava la verità”

giancarlo siana amante della verità

Don Ciotti, il presidente di Libera lo ricorda così: “Amava la ricerca della verità, era un archeologo della verità, scavava sempre in profondità, non si fermava mai in superficie e cercava di fare emergere le contraddizioni”. Fu ucciso a Napoli perché aveva approfondito aspetti della vita del boss locale Valentino Gionta “che dovevano restare segrete”.

 

Un giornalista giornalista, come viene definito nel film Fortapasc, che ha dato la sua vita per essere nei vicoli di Torre Annunziata a raccontare la Camorra. A prendere notizie sul campo e scriverle con la passione che solo a 26 anni si può avere. Così ci piace ricordarlo oggi, a 28 anni dalla sua scomparsa. Fu ucciso infatti la sera del 23 settembre 1985 in un agguato tesogli mentre rincasava nel quartiere residenziale del Vomero.

Da poco aveva compiuto 26 anni e da poco era entrato nella redazione di Napoli de “Il Mattino”. Infatti, come riportato dal sito www.giancarlosiani.it. Il giornalista iniziò a lavorare come corrispondente da Torre Annunziata presso la sede distaccata di Castellammare di Stabia.

Con il coraggio che i giornalisti impiegati non hanno, scese subito molto in profondità nella realtà torrese senza tralasciare alcun aspetto. Ha approfondito l’analisti della criminalità, con inchieste sul contrabbando di sigarette e sull’espansione dell’impero economico del boss locale Valentino Gionta.

Promotore di iniziative, firmatario di manifesti d’impegno civile e democratico, Siani divenne presto una realtà a Torre Annunziata: scomodo per chi navigava nelle acque torbide del crimine organizzato, d’incoraggiamento per chi aveva una coscienza civile ma non il coraggio per urlare. Lui invece urlava con i suoi articoli. Aveva capito che la camorra si era infiltrata nella vita politica, della quale riusciva a regolare ritmi decisionali ed elezioni. La decisione di ammazzarlo fu presa all’indomani della pubblicazione di un suo articolo del 10 giugno 1985 su come i carabinieri erano riusciti ad arrestare Valentino Gionta, boss di Torre Annunziata.

 

Per quell’omicidio il 15 aprile del 1997 la seconda sezione della Corte d’Assise di Napoli ha condannato all’ergastolo i mandanti dell’esecuzione (i fratelli Lorenzo e Angelo Nuvoletta, e Luigi Baccante detto Maurizio) e i suoi esecutori materiali (Ciro Cappuccio e Armando Del Core). Il boss Valentino Gionta, condannato in appello all’ergastolo, fu scagionato dalla Cassazione ma attualmente è in carcere è detenuto nel carcere di Novara nonché sottoposto al 41 bis dal dicembre 2007.

Anche quest’anno Il Mattino  ha ricordato Giancarlo Siano Siani, con un convegno dedicato alla legalità dal titolo “Camorra, la nuova lotta” nella sala a lui dedicata, cui hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, il governatore Stefano Caldoro, lo scrittore Roberto Saviano, la “compagna di banco” di Siani Daniela Limoncelli, don Ciotti, il giornalista Gianni Minoli, il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo, il magistrato Raffaele Cantone, il comandante dei Ros Mario Parente, il capo dipartimento Giustizia minorile Caterina Chinnici.

Contemporaneamente oggi la Mehari verde di Giancarlo Siani percorrerà intanto le strade di Napoli. A seguire la premiazione dei vincitori del Premio Siani 2013. Così Don Luigi Ciotti ha ricordato Siani: “Amava la ricerca della verità, era un archeologo della verità, scavava sempre in profondità, non si fermava mai in superficie e cercava di fare emergere le contraddizioni.”

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