Undici senatori grillini pronti al Letta bis. Sonia Alfano: “Ne conosco almeno venti.” Fuori i nomi.

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Li chiamano dissidenti. Sono soltanto miracolati da Grillo e dalla Rete con il culo più attaccato di altri alla poltrona. Che differenza c’è tra il responsabile Scilipoti, vendutosi per trenta denari in quel 14 dicembre 2010 per salvare il barcollante Governo Berlusconi (che poi si sarebbe dimesso in favore di Monti), e i responsabili grillini, che vogliono tenere in piedi l’antidemocratico Letta bis? Nessuna, lorsignori. Nessuna.

 

“Tra i grillini il numero dei cosiddetti dissidenti sta crescendo. Oscilla in base agli umori della politica. Comunque possiamo già parlare di un numero ‘utile’. Le posso assicurare che un numero utile per la fiducia c’è, c’era già prima. Siamo a ben oltre 10, direi 15”. È Sonia Alfano, eurodeputato e presidente della Commissione Antimafia al Parlamento Europeo, l’ultima in ordine di tempo a rilanciare le ipotesi che accreditano una pattuglia di senatori del Movimento 5 stelle pronta a votare la fiducia al governo Letta.

Intervistata da Klaus Davi l’eurodeputata ha precisato: “Più che per un governo Letta bis, parlerei di senatori disposti a discutere alcuni punti imprescindibili sulla base dei quali costruire una intesa col Pd”. Intesa, secondo la Alfano, che potrebbe contare su buoni numeri: “Aggiungo che un gruppo autonomo al Senato potrebbe già contare su 20 componenti. Questi 20 da sempre si incontrano con componenti del Pd, ma sono in difficoltà perché dai democratici non arrivano i segnali che si aspetterebbero”.

A fare due conti, sono almeno una decina i senatori che hanno manifestato il proprio dissenso sull’ipotesi di Beppe Grillo di tornare al voto con il Porcellum. Prefigurando un passaggio intermedio tra l’eventuale crisi di governo e le urne. È stato Lorenzo Battista il più esplicito: “Se dovesse essere l’extrema ratio per cambiare la legge elettorale allora sì, sarei pronto a votare un Letta-bis”. Ha poi aggiunto: “Giorgio Napolitano, se cade il governo, tenterà di formare una nuova maggioranza per cambiare la legge di Calderoli. E noi a quel punto che facciamo, diciamo di no?”. Una domanda alla quale potrebbero rispondere con parole al miele per l’attuale premier anche Alessandra Bencini, Elena Fattori, Bartolomeo Pepe, Luis Orellana, Francesco Campanella, Francesco Molinari, Serenella Fuksia e Fabrizio Bocchino.

Senza contare, poi, i quattro senatori che sono già fuoriusciti dal Movimento. Adele Gambaro, Paola De Pin e Fabiola Anitori, che potrebbero aggiungersi ai colleghi formando una pattuglia di undici elementi, che sarebbe sufficiente per sopperire allo strappo delle forze azzurre. 

È stato Adriano Zaccagnini a confermare che qualcosa bolle in pentola: “Il confronto c’è ad esempio con gli espulsi Adele Gambaro e Giovanni Favia o con la senatrice Paola De Pin”. L’idea, in sostanza, è costruire qualcosa di nuovo, “tenendo saldi i principi alla base del Movimento”.

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