Tutti amano Renzi, tranne quelli del Pd. Cuperlo si dimette

matteo renzi amato da tutti tranne che da quelli del pd

Renzi che miete il grano a torso nudo. Poi Renzi che passa in rassegna le truppe. E infine Renzi che proclama l’impero. Credere, obbedire, riformare: legge elettorale e moschetto, renzista perfetto. Eia eia alalà. Ci manca solo un po’ di retorica al sapor ducesco e poi il gioco è fatto: il nuovo idolo dei salotti chic ha già pronto il suo personale MinCulRenz, il ministero della cultura renziana, con l’agenzia Stefani che detta la linea del nuovo corso democratico.

 

 

Per cui urge prendere nota. Il nuovo leader è «veloce», «spiazzante», «capace», «irriverente », «decisionista», non parla ma «azzanna e sorride», non bluffa ma «ha il gusto dell’azzardo», «ha fame di successo», ma soprattutto ha «coraggio». E quando inizierà la trebbiatura, vedrete, che petto villoso saprà mostrare. In effetti sono tutti innamorati del segretario del Pd. A parte quelli del Pd, ovviamente. Gianni Cuperlo si dimette da presidente del partito, la minoranza va in fibrillazione, i bersaniani mugugnano, ma sui giornali si celebra il trionfo del nuovo Vate.

 

Che in un solo giorno (quello di ieri) viene paragonato a: un giocatore di poker Texas hold’em (Repubblica), un giocatore di calcio che segna col cucchiaio (Corriere), una pallina di flipper che va in buca (Messaggero), l’autore di un «miracolo» (Stampa), l’autore di un «capolavoro» (Corriere), una belva con i denti aguzzi (ancora Repubblica), un premurosa badante (ancora Corriere) e un hashtag «io le cose le dico in faccia» (ancora Stampa). Se ci fosse una tassa sulla metafora ad personam, insomma, ieri avremmo risanato mezzo debito pubblico.

 

Il ritratto che Repubblica dedica a Renzi, a pagina 7 del giornali di ieri, poi, è da menzione speciale nei manuali di giornalismo. Il segretario Pd viene definito «giovane esemplare di specie predatoria, lupoide o felina che sia», poi vengono scomodati tutti, dalla Bibbia (libro dell’Ecclesiaste) al professor Lapucci, autore del manuale «I proverbi italiani», passando per Hobbes, Derrida, Mike Bongiorno e il Rischiatutto, la Gruber, homo homini lupus, Carlo Marx, Sandra Milo, De Gasperi, Moro, Craxi, Berlinguer, Marina Ripa di Meana, Cossiga, Bettiza e Daria Bignardi per arrivare alla solenne conclusione che il giovane esemplare di specie predatoria «ha coraggio».

E dunque «ha vantaggio », perché come dice il professor Lapucci, «chi ha coraggio ha vantaggio». E chi non risica non rosica. E chi non s’avventura non ha ventura. E tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Per la verità quest’ultimo proverbio (ma solo quest’ultimo) non è citato nell’articolo della Repubblica, che per fortuna dell’autore ieri risultava senza firma per uno sciopero.

In compenso, nel medesimo scritto, veniva citato il dottor Mauro Mazza, «specialista in chirurgia maxillofacciale e odontostomatologia con esperienze in chirurgia plastica», che ha definito i denti di Renzi «a pallettoni », «cioè con incisivi evidenziati e tali da conferirgli un aspetto da ragazzino che lo differenzia dagli altri leader, regalandogli così un’immagine più fresca».

Perfetto, no? Ora ci manca lo specialista tricologico che spieghi come la particolare messa in piega conferisca a Renzi un’immagine più autorevole, lo specialista dermatologico che spieghi come i nei gli conferiscano un’immagine più spiazzante, e uno specialista di otorinolaringoiatria che spieghi come la speciale conformazione della bocca gli consenta di dire sempre e soltanto cose intelligenti. Poi il quadro clinico by Repubblica sarebbe completo.

Va notato che il quotidiano di Ezio Mauro per la prima volta, ormai da anni, torna a parlare di Craxi senza ricoprirlo di contumelie: per forza, no? È decisionista come Renzi. E pure Cossiga riappare sotto forma non di pazzerello amico dei servizi segreti, come di consueto, ma di arguto e coraggioso picconatore. Evidentemente le capacità salvifiche del nuovo Messia alla fiorentina hanno anche una capacità retroattiva: non solo è in grado di riabilitare il Cavaliere, ma anche Cossiga, Craxi, e forse pure Tambroni, Scelba, Pavolini, Nicola Bombacci, chi lo sa. Aspettate e vedrete.

Nel frattempo mettetevi sull’attenti e cominciate a salutare il nuovo dux come si conviene: «Renzi ha sempre ragione, anche quando ha torto», come spiega la Jena della Stampa. La legge elettorale è quasi perfetta? Merito di Renzi. La legge elettorale ha un difetto? Colpa di Berlusconi. Il partito si spacca? Perché sono omuncoli.

Il partito non si spacca? Perché Renzi sa tenerlo unito. Matteo «ha messo piede a Roma» e in 40 giorni ha già «centrato l’impresa» (Federico Geremicca sulla Stampa), perché, è ovvio, «non è tipo da perdere tempo» (Maria Teresa Meli sul Corriere), ma anzi «ha fame di successo, ha fame di potere, ha fame di gloria» (l’anonimo su Repubblica).

E dunque, siccome ha fame di gloria, avanti con i prossimi articoli, grondanti di saliva, che di questo passo non potranno che essere intitolati: marciare per non marcire, me ne frego, spezzeremo le reni a Cuperlo, vincere l’Italicum e vinceremo. E soprattutto: molta bava, molto onore.

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