Trattativa segreta tra il Vaticano e una vittima di un sacerdote pedofilo. Arriva il risarcimento?

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Don Ruggero Conti, prete di borgata, condannato a 14 anni per aver violentato 7 minorenni, fa sapere di non voler pagare i risarcimenti – I legali di una delle vittime contattano il cardinale Vallini per chiudere “bonariamente” la questione – Il ruolo di Monsignor Reali…

 

È in corso una trattativa segreta in cui la Chiesa si propone di risarcire una vittima di un prete pedofilo camuffando i soldi sotto forma di carità. Il tavolo si è aperto quando è arrivata la sentenza della corte di appello di Roma che ha condannato don Ruggero Conti a 14 anni e due mesi di carcere per aver violentato sette minorenni.

All’epoca dei fatti don Conti era il parroco della borgata romana di Selva Candida e poco prima del suo arresto (nel 2008) era stato nominato come delegato alle politiche della famiglia dall’allora futuro sindaco di Roma Alemanno.

I giudici hanno anche condannato il prete a risarcire le sue vittime, rimandando al tribunale civile la quantificazione del danno, ma il sacerdote è nullatenente e ha già fatto sapere che in ogni caso non pagherà. Per questo i difensori di uno dei ragazzi abusati hanno deciso di provare ad ottenere il risarcimento dalla Chiesa stessa in via bonaria.

L’alternativa sarebbe quella di fare causa in sede civile alla diocesi, contro la quale ci sono le testimonianze raccolte dal pm Francesco Scavo: secondo i racconti dei testimoni, infatti, risulta che il vescovo, il Monsignor Gino Reali, era stato avvisato di quello che per anni avveniva nella canonica.

Il Monsignore, ancora oggi capo della diocesi romana di Porto Santa Rufina, è stato anche iscritto nel registro degli indagati per violenza sessuale in concorso con il parroco, posizione poi archiviata perché, scriveva il magistrato: «Reali ha tenuto un comportamento eccessivamente passivo o indolente nella conduzione della vicenda che (seppur rilevante sotto altri profili) non è in alcun modo idoneo a costruire il fondamento di una responsabilità penale».

Secondo uno dei difensori di uno dei ragazzi molestati, il presupposto giuridico della “colpa in vigilando” potrebbe costituire il fondamento di una possibile condanna della diocesi in sede civile, ma gli avvocati hanno per ora scelto una strada diversa da quella dello scontro frontale: nella scorsa primavera hanno scritto una lettera garbata al vicario di Sua Santità il cardinale Agostino Vallini, arcivescovo della diocesi di Roma, per chiedere se la Chiesa volesse farsi carico delle sorti economiche del loro assistito, visto che il giovane vive in uno stato di indigenza.

Il Cardinale ha risposto dopo pochi giorni e con toni cordiali spiegando che l’affare era di competenza proprio dello stesso monsignore Reali. I legali, interessati a chiudere la trattativa per il bene del ragazzo, hanno comunque scritto anche al Monsignore. Come risposta, quest’estate sono stati contattati da un avvocato della diocesi che ha proposto un incontro e ha prospettato la possibilità di un risarcimento da parte della Curia elargito sotto forma di opera di carità.

Monsignor Reali ad oggi non è mai stato sottoposto in Vaticano ad alcuna indagine disciplinare, e non risulta che abbia ritenuto necessario avvisare la Congregazione per la Dottrina della Fede, incaricata in Vaticano di esaminare casi del genere, dei sospetti diffusi sul parroco.

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