Tragedia Lampedusa, una strage ampiamente annunciata. Dal 1988 si ripetono

strage di lampedusa annunciata

Dal 1988 sono morte 20mila persone sulle rotte verso Italia, Canarie, Grecia. La frontiera marittima è attraversata ogni anno da migliaia di esseri umani: nel 2011, dopo le primavere arabe, arrivarono 60mila.

 

  1. La tragedia di Lampedusa, con oltre 90 morti 250 dispersi a mezzo miglio dall’isola dei Conigli, è una dei più gravi episodi avvenuti nel Mediterraneo. Ma ci sono molte Lampedusa. C’è tutto il canale di Sicilia. Ed Evros Samos, in Grecia. E poi Las Palmas Motril, in Spagna. I punti d’arrivo dei migranti stipati nelle carrette del mare sono decine, così come quelli di partenza dalle coste nordafricane. Dove si consumano drammi gravi e in alcuni casi sconosciuti.
    Dal 1988 a oggi, secondo Fortress Europe, osservatorio online sulle vittime dell’immigrazione, sono infatti morte lungo le frontiere meridionali dell’Europa almeno 19.142 persone. Solo nel 2011,annus horribilisa causa dei flussi legati alle primavere arabe, 2.352: quell’anno, d’altronde, sbarcarono in Italia 60mila persone. Anche se le stime variano, perché non è facile capire come, quanti, chi, quando. Sempre per il 2011Human Rights Watchparla infatti di 1.500 deceduti. Negli ultimi due anni, invece, fra gennaio 2010 e la fine del 2012, sono stati 3.315.
  2. Secondo monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, “nel 2013 sono già staticamente oltre 200 i morti accertati nel Mediterraneo: ogni giorno un migrante ha trovato la morte mentre cercava di raggiungere l’Italia e l’Europa”. Ma parlava solo pochi giorni fa, dopo i fatti di Scicli: altri 13 morti.
    Gli eventi nel Mediterraneo avvenuti nel corso dell’estate appena conclusa danno d’altronde il polso di una situazione che non accenna a mutare. Bloccata da 25 anni nella stessa identica fotografia. Lo testimoniano, da una parte, i numeri dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati: nell’anno in corso, fino a luglio, sono sbarcati sulle coste italiane e maltesi circa 8.400 tra migranti e richiedenti asilo. Alla fine del 2012 erano stati in totale 13.200. Siamo quindi già nella media al mese di ottobre. Dall’altra lo prova la cronaca. Basta partire dagli avvenimenti di oggi – e in mattinata erano stati salvati 117 siriani vicino Siracusa – e retrocedere appena allo scorso 19 settembre, quando la Guardia costiera egiziana ha aperto il fuoco su un’imbarcazione di siriani diretti in Italia provocando due morti. Due giorni prima in Spagna, nelle acque di Ceuta, risultavano disperse 12 persone. Ancora Italia, lo scorso 11 agosto a Catania: partiti in 130 fra egiziani, siriani e somali. Sono morti in 15. Non manca nemmeno la Grecia all’appello delle tragedie, col naufragio di Kos dello scorso 25 luglio, o il Marocco, Malta, Algeria, Turchia, Libia.

Nel Mar Mediterraneo e nell’oceano Atlantico verso le Canarie, altro corridoio del fenomeno, sono annegate dal 1988 14.307 persone. Mai recuperata la metà delle salme (8.998). Mentre in Italia, fra canale di Siciliae coste magrebine, le vittime sono state 6.835, tra cui 5.262 dispersi. Sul versante adriatico, fra Balcani e Puglia, e nello Ionio fra Grecia e Calabria, sono morte almeno 705 persone(314 dispersi). Non solo sui barconi: quasi 200 migranti sono morti per soffocamento o annegamento nascosti nelle stive delle navi mercantili o in qualche intercapedine dei traghetti. Fra dispersi, stime per forza di cose approssimative e persone di cui si sono perse le tracce, senza contare naufragi e incidenti di cui non si è avuto notizia, si tratta di numeri profondamente imperfetti. Destinati, questa l’unica certezza, a peggiorare.

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