Torna Forza Italia, Berlusconi si riprende il Partito e fa fuori il traditore Alfano

berlusconi fa fuori alfano

Oggi Berlusconi si riprenderà il partito. Gli cambierà ufficialmente il nome, da Pdl a Forza Italia, e coglierà la palla al balzo per mettere in castigo il figlio ribelle Angelino che ha osato pretendere (lui ancora in vita!) la successione al trono.

 

Nel nuovo organigramma non sarà più prevista la figura del segretario, al momento ricoperta da Alfano. 
Al massimo, ma non vi è certezza, il Cavaliere lo nominerà suo vice, comunque senza affidargli deleghe operative. In pratica, solo un pennacchio da esibire perché in cima della gerarchia forzista ci sarà spazio per uno soltanto. Al tempo stesso Presidente, Fondatore, Líder Máximo, Negus Neghesti. Berlusconi vuole di nuovo imporsi al centro della scena. E il vice-premier si troverà davanti a un bivio drammatico: piegare la fronte, accettando la retrocessione nella speranza prima o poi, chissà quando, di ereditare ugualmente. Oppure scegliere la libertà e mettersi alla testa di un plotone ministeriale in marcia senza soldi ma con tanto coraggio verso le radure centriste, quasi un remake degli «Straccioni di Valmy» di cossighiana memoria. Alle 17 sapremo. 
Per quell’ora è convocato l’ufficio di presidenza Pdl, dove un tempo confluivano le varie anime del movimento tutte accolte e rifocillate dal cuoco Michele, invece stavolta voteranno solo i membri eletti 4 anni fa dal Congresso che sono 24 in tutto, e non comprendono volti noti come Gasparri o Cicchitto, ministri come Lupi, Lorenzin, Quagliariello.Questo ossequio così inaudito alle regole statutarie pare sia stato suggerito da fior d’avvocati. Serve al Cavaliere per evitare contestazioni legali sul partito e sul simbolo, casomai gli alfaniani decidessero la scissione. L’ipotesi non è campata per aria, in quanto dalle parti del vice-premier la convocazione del summit è stata accolta con rabbia e con stupore. 
«È un colpo di mano», «un atto di prepotenza inaudita»: questi i commenti dei fedelissimi. Di sicuro Alfano non era stato avvertito. Anzi, peggio: la sera prima, dopo ore di colloquio a Palazzo Grazioli, lui e Berlusconi si erano congedati con grande reciproca cordialità e con l’impegno di rifletterci su. Vai a immaginare che nella notte Silvio avrebbe cambiato idea… 
Alfano l’ha saputo a Bruxelles, mentre rappresentava il partito nel consesso dei Popolari europei al castello di Meise, già teatro di tante imprese berlusconiane tra cui un folle ruzzolone giù dalle scale, testimone Angela Merkel. Pure in occasione della mancata crisi, il Cavaliere aveva deciso le dimissioni dei ministri a loro insaputa: un comportamento da padrone delle ferriere.

C’è dunque chi scalpita per mollare tutto e andarsene dal partito, chi invece consiglia prudenza. Allarga le braccia una «colomba»: «Forse ci conviene attendere perlomeno il Consiglio nazionale», che formalmente ai primi di dicembre metterà il timbro, «e intanto riordinare le idee». Non è ben chiaro chi, nel caso, sarebbe pronto a lasciare il nido. Si dice Quagliariello, Cicchitto, la Lorenzin. Forse Schifani, di sicuro Formigoni e Giovanardi, i quali non vedono l’ora di ricongiungersi alla diaspora ex-Dc. Ma con quali prospettive? 
I sondaggi sono ingannevoli, Monti ne sa qualcosa. Sulla destra Berlusconi non teme rivali. C’è stato un franco colloquio in proposito tra Lupi e Verdini, capo dei «falchi» nonché vincitore di questa manche; e si racconta che Denis abbia fatto presente al ministro tutte le incognite di una scissione. Perché quando voteremo, alle Europee di maggio, la soglia di sbarramento sarà al 4 per cento. Un gruppo scissionista rischierebbe la sorte di Fli. Si immagini dunque il tormento notturno di Alfano. 
Ma pure il Cavaliere ha scelto l’azzardo. Per certi aspetti ancora più periglioso. Se la scissione scattasse davvero, aggrappati a lui resterebbero gli estremisti, gli scalmanati, gli incontrollabili insieme a qualche piccolo o grande profittatore (nelle corti non mancano mai). La sua vittoria sarebbe effimera e addirittura, come la definisce uno degli avversari che sa di storia, «l’ultima raffica di Salò».

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.