Tagli alla Casta? Scoperte le false promesse della Boldrini: tutto rinviato a data da destinarsi

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I presidenti di Camera e Senato avevano annunciato, in pompa magna, la richiesta di sacrifici anche ai loro dipendenti. A Montecitorio, però, tutto questo non è avvenuto. Si doveva mettere mano alle tasche di 1500 dipendenti con un tesoretto da 238 milioni di euro. E invece, quando c’è da toccare la Casta, alle false promesse seguono eterni rinvii.

 

Detto, fatto il percorso con i sindacati è iniziato. Questi ultimi hanno incontrato  Marina Sereni, piddina, la vicepresidente di Montecitorio che ha in delega il dossier sulla riduzione dei costi.  Per ora però si conclude con un nulla di fatto.

Il testo di Sereni (di cui  per primo ‘l’Espresso’ è entrato in possesso) è tutto un programma.  Nulla di concreto e tutto risolto con il classico “si vedrà” tipico delle vacanze estive. Provocando però la furia dei cittadini che forse questa volta ci avevano davvero creduto.

IL TESTO DI MARINA SERENI – La vicepresidente della Camera spiega che il suo comitato ha lavorato intensamente e che c’è la “necessità di riformare secondo principi di maggiore rigore finanziario “un sistema retributivo che appare nei difficili tempi che stiamo vivendo ormai non più integralmente difendibile”.

E in un secondo momento emerge la vera volontà di non tagliar nulla e di far ricadere la scure sempre sui cittadini più poveri. “E’ opinione del Comitato che non si possa vivere di solo rigore e di soli tagli, da troppo tempo ormai si deve convivere con un contesto di continua emergenza che non consente di svolgere serenamente il proprio lavoro”.

Ridurre i costi significa quindi accontentare esigenze di tipo politico rappresentate in seno al Comitato. Si tratta di alcuni parlamentari che per convinzione reale o esigenze di consenso costringono la Camera e in questo caso Marina Sereni a chiedere il taglio degli stipendi degli stenografi da 259 mila euro l’anno e ai commessi che percepiscono 8mila euro netti al mese

Per la piddina le indennità potranno rimanere così come sono a partire da quelle di funzione fino alle “indennità contrattuali”. Di eliminarle non se ne pala nemmeno perché sempre secondo Sereni tagliarle significa far scendere il costo dei dipendenti solo da 238 milioni a 231 cioè il 3% in meno.

Con la classica risoluzione del Casta salva Casta.

GRANA PER IL PD – Ora invece ci si dovrà confrontare sull’adeguamento automatico delle retribuzioni che fu sospeso fino al 2015 e che prevedeva pure la restituzione a partire dal 2016. Una sorta di una tantum per farsi perdonare il blocco.  E poi c’è la questione ferie che per alcuni sono molte di più rispetto a quelle della generalità dei dipendenti pubblici. Con congedi che si decuplicano col passare degli anni e a un certo punto diventano talmente tanti da non poterli utilizzate.

Quale la soluzione allora? Accantonare le ferie eccedenti a fine carriere  in modo da anticipare la pensione di un bel po’ di mesi con buona pace di altri lavoratori che dovranno farlo fino ad età avanzata. 

A rimetterci in questo caso saranno i futuri assunti che si ritroveranno sul piatto una riduzione di circa il 20% rispetto alle tabelle stipendiali già in essere. Al Senato invece al massimo pensano a procedere con gli impegni assunti nella scorsa legislatura.

Nonostante le buone intenzioni Laura Boldrini ha fallito, almeno per ora, l’appuntamento dell’avvicinamento dei cittadini con le istituzioni. Nonostante non abbia curato in prima persona l’argomento tagli. 

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