Stragi 1992, i mandanti restano nel mistero. Prove insufficienti per indagare

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Il procuratore fiorentino Quattrocchi ha ammesso che non è stato in grado, con le sue indagini, di raccogliere sufficienti prove per investire della vicenda un giudice.

 

Niente di fatto. E’ quanto ha ammesso il procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi, in merito alle sue indagini riguardo le stragi di mafia del 1992. L’uomo ha spiegato di non essere riuscito a raccogliere abbastanza prove da poter “investire della vicenda un giudice”. 

L’uomo si è anche concentrato sulle dichiarazioni rilasciate nel 2008 da Gaspare Spatuzza, le stesse che consentirono alla procura fiorentina di “ricominciare un nuovo percorso”, arrivando persino a infliggere due nuovi ergastoli: uno al boss Francesco Tagliavia -l’uomo che mise a disposizione il gruppo di fuoco- e uno a Cosimo D’Amato -il pescatore che fornì il tritolo-.

Riguardo i mandanti esterni, invece, “se non si acquisiscono fonti e fatti” non si può andare dal giudice.  “Per cercare di capire abbiamo fatto cose da pazzi”, ha garantito Quattrocchi. Anche riguardo i nomi fatti da Spatuzza, per i quali “la procura ha cercato di individuare le responsabilità” investigando su “tutta una serie di circostanze che ci facevano intravedere l’esistenza di possibili corresponsabilità finora non approfondite.”

Fra l’altro, Spatuzza spiegò, allora, che il boss Giuseppe Graviano gli fece i nomi di Berlusconi e Dell’Utri.

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