Strage di via D’Amelio: i tabulati telefonici di Borsellino avevano dei buchi neri

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Interrogato durante il processo Borsellino Quater, il consulente informatico Genchi ricorda come dopo la strage gli vennero affidati da analizzare i tabulati telefonici solo dell’ultimo mese di vita del giudice, e limitatamente al traffico in uscita.

 

Continua il processo sulla strage di via D’Amelio. Ed era trascorso poco tempo da quando l’autobomba, piazzata davanti a casa della madre del giudice toglieva la vita a Paolo Borsellino. Davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta è stato ascoltato Gioacchino Genchi il consulente informatico che si adoperò anche nella analisi dei file di Falcone.

L’uomo ha ricordato anche alcune importanti vicende. Come il fatto che dopo la morte del magistrato Borsellino gli vennero consegnati da analizzare solo i tabulati telefonici dell’ultimo mese di vita del giudice e limitatamente al traffico in uscita.

 

Mi consegnarono solo i tabulati risalenti all’ultimo mese antecedente la strage di via d’Amelio e me ne lamentai con La Barbera” – ha infatti spiegato Genci, citando il Capo della Squadra mobile di Palermo – In uscita c’erano delle chiamate all’allora procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna e al procuratore di Caltanissetta Gianni Tinebra, qualcuna verso la madre. Nessun numero fisso, in quanto, all’epoca, i tabulati non ne censivano”.

La procura di Caltanissetta ha inoltre richiesto al consulente di consegnare nuovamente gli stessi documenti andati persi negli anni e non presenti agli atti dell’inchiesta. Una deposizione durata oltre sette ore. Nella quale ha ricordato anche la presenza di telefonini clonati in possesso degli uomini di cosa nostra trapanese.

Trovai – ha infatti riassunto – un’utenza telefonica clonata, appartenente ad una signora napoletana ignara di tutto che in prossimità del 19 luglio chiama una serie di villini che si trovano lungo il percorso che l’auto di Borsellino aveva percorso quella domenica“.

A conclusione della sua testimonianza, il consulente ha infine dichiarato: “Arnaldo La Barbera credeva nella carriera. Non era un disonesto. Alla fine del 1993 ha fatto un patto con il diavolo“. Il processo riprenderà giovedì 10 ottobre, alle 9,30 nell’aula bunker del carcere di Caltanissetta.

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