Spunta l’ennesimo candidato alla segreteria del Pd: stavolta è il turno di Nicola Zingaretti

Nicola-Zingaretti primarie pd

Raccomandato da Bersani (ancora tu?), l’attuale Governatore del Lazio sta pensando seriamente di lanciarsi alla guida del Partito Democratico. Primo passo: costruire un network nazionale che ne sostenga la candidatura. Ennesimo anti-Renzi in campo.

 

A quanto pare Matteo Renzi ora dovrà guardarsi le spalle da un nuovo avversario. Si tratta del neo governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Infatti, qualche giorno fa, il Foglio è entrato in possesso di un documento che nei prossimi giorni potrebbe diventare l’oggetto di una gustosa battaglia politico-culturale tra due pezzi da novanta della nuova sinistra italiana.

Sembra infatti, che Zingaretti abbia deciso di iniziare a costruire una rete di rapporti che lo possa portare ad essere un serio candidato per la segreteria del Pd. Nonostante appena 5 mesi fa sia stato nominato Governatore del Lazio, il nuovo anti-Renzi sembra stia già guardando avanti con estrema decisione. Il documento di cui è entrato in possesso il Foglio è ancora in una fase embrionale ma nella bozza appare evidente come ci sia il fulcro di un’iniziativa politica, una specie di “Big bang” zingarettiano, che il presidente della regione vorrebbe organizzare in autunno, quando darà vita a una Rete simile a quella creata durante la campagna elettorale per le regionali.

Zingaretti, a dir la verità, nelle sue prime dichiarazioni ha voluto tenere il profilo basso :” il mio progetto è quello di fare solo bene il mio mestiere, ovvero fare bene il presidente della regione, ma allo stesso tempo credo sia giusto entrare in contatto con il resto dell’Italia e dare un contributo al Pd per ricominciare a fare davvero il Pd”. Parole da leader del futuro, che preoccupano e non poco gli uomini del fronte renziano, i quali vedranno un nuovo gallo nel pollaio di cui francamente non se ne vedeva la necessità. Pensare però ad una candidatura nell’immediato per Zingaretti, risulta abbastanza difficile visto il fresco trionfo nel Lazio, anche se lo stesso è stato invitato da alcuni esponenti della vecchia guardia del Pd, tra cui Bersani, a presentarsi subito alle “primarie” del partito.

In questo caso, indubbiamente il tempo gioca a suo favore. Più questo governo durerà e più Zingaretti avrà il tempo di preparare al meglio la strategia da seguire ed affinare le armi nello scontro. I due concetti forse più significativi che Zingaretti proporrà di mettere al centro del progetto di ricostruzione del Pd riguardano da un lato il tema di che cosa significhi oggi per la sinistra la parola “equità” e dall’altro che cosa significhi oggi per la sinistra avere “uno stato che funzioni e che sia efficiente”.

Per quanto riguarda il primo punto Zingaretti spiega che “nessuno oggi deve più pensare all’equità come uguaglianza nel livellamento di tutti. O come cancellazione delle individualità. O come massificazione. No. Oggi l’Equità può realizzarsi attraverso due leve: la redistribuzione delle risorse materiali e la redistribuzione delle opportunità attraverso un nuovo sistema di regole per garantire a tutti le stesse condizioni di partenza”. Sul secondo invece ci sono solo proposte per “smetterla di soffocare chi innova il paese e umiliare chi ha talento”.

Quello che si legge nel documento sembra un vero e proprio programma politico a livello nazionale visto che poi il Governatore continua a scrivere che per le imprese occorrono “meno sussidi passivi e più incentivi a innovare”, per costruire un nuovo welfare senza rinunciare alla contaminazione della flexsecurity, mentre per quanto riguarda la crisi che colpisce i ceti più poveri da la colpa ai sindacati che “si identificano sempre di più con degli interessi parziali”.

Il cronista che ha scovato il documento ha cercato di contattare direttamente Zingaretti a cui ha chiesto spiegazioni sulla veridicità del documento e il giornalista si è sentito rispondere così : “”io dico solo che in Italia fare il proprio dovere è rivoluzionario e io oggi voglio fare il mio dovere, ovvero il presidente della regione”.

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