Sprechi di’Italia, 52 anni di promesse per un Ospedale fantasma. Mastella ci costruiva le elezioni

ospedale fantasma benevento

Gli ospedali fantasma in Italia sono 132. Milioni di euro per costruirli e assunzioni di primari, capi dipartimento e infermieri. C’è un caso però che è al limite di ogni umana immaginazione. Si tratta dell’ospedale mai realizzato “San Pio da Pietrelcina” di San Bartolomeo in Galdo. Un paese di meno di cinquemila persone che negli anni 60 veniva considerato “la capitale della Valfortore”. Una lingua di fuoco che attraversa le parti più dimenticate di tre regioni: Campania, Molise e Puglia.

 

San Bartolomeo in Galdo fa parte della provincia di Benevento. A soli otto chilometri c’è la capitanata di Foggia. Per questa e per molte altre ragioni viene considerato dai politici sanniti soltanto un “serbatoio di voti”. Lo scandalo che dura ormai da 50 anni è stato documentato anche dal tg satirico Striscia la Notizia.

Ora però il salto di qualità è stato raggiunto: la storia è racchiusa in un capitolo del libro inchiesta di Michele Bocci e Fabio Tonacci “La Mangiatoia- Come la sanità è diventata il più grande affare d’Italia” da qualche ora in edicola.

IL MIRACOLO ATTESO E MAI ARRIVATO

Sono ormai 52 anni che la popolazione di San Bartolomeo in Galdo attende il miracolo. Nemmeno però intestare la struttura a San Pio da Pietrelcina è servito. Era infatti il 1961 quando le istituzioni in pompa magna vennero accolte dal sindaco di allora. Arrivarono anche dalla pianeggiante Napoli fino ai 580 metri del paese fortorino.

Tutti uniti per la cerimonia della posa della prima pietra di un ospedale che avrebbe dovuto essere il punto di riferimento per un bacino d’utenza di circa 32mila persone. Che si sarebbero dovute tutte recare nella cosiddetta “capitale del Fortore” per curarsi. E perché no anche partorire. Perché l’ospedale più vicino era quello di Campobasso. E spesso le partorienti con le doglie hanno visto nascere i propri figli in auto o nelle ambulanze.

Visto che percorrere 52 km tutti pieni di curve, buche e dissesti idrogeologici vari non è certamente la cosa più facile con una partoriente a bordo. Ad oggi, più di mezzo secolo dopo, l’ospedale non è stato mai aperto. Nonostante la spesa ingente di 25 milioni di euro. Tutto questo vale al San Pio di San Bartolomeo in Galdo il titolo della più grande incompiuta d’Italia.

UNA CATTEDRALE NEL DESERTO: 2MILA METRI QUADRATI SENZA MAI ESSERE UTILIZZATI

Ha una superficie di duemila metri quadrati ed è disposto su tre piani. Arredato e attrezzato con apparecchiature è disposto anche per un piccolo eliporto. Tutto inutile perché è chiuso.

Il progetto, quello degli anni 50, prevedeva reparti di Cardiologia, Emodialisi, Riabilitazione, Ostetricia, Pediatria, Ortopedia, Rianimazione, Day Hospital, Terapia intensiva, Radiologia. All’inizio i posti letto dovevano essere 133. Poi sono scesi a 90 e nell’ultimo progetto addirittura 20. Nemmeno in grado di curare una piccola parte degli abitanti della “capitale del Fortore”. Che ora dovrebbe essere chiamata “capitale delle speranze disilluse”.

L’unico spazio aperto della megastruttura è un Psaut, un centro di primo soccorso provvisto di un medico, un infermiere e un autista. Il padiglione è stato inaugurato all’inizio dell’anno ed è costato 2,5 milioni di euro in strumenti ed impianti. Questo però non è un pronto soccorso perché se arriva il bambino all’improvviso o un infarto che ti squarcia il cuore bisogna lo stesso arrivare o a Lucera o a Campobasso. E farsi 45 minuti di macchina con il rosario tra le mani sperando di riuscire a salvare una vita che con l’esistenza dell’ospedale vicino casa sarebbe salva.

LE ASSUNZIONI EFFETTUATE E IL SERBATOIO DI VOTI DI CLEMENTE MASTELLA

Una cattedrale nel deserto che comunque ha portato ad assunzioni. Ad esempio quelle avvenute, a metà degli anni novanta con 3 primari, 1 aiuto di medicina generale, 4 assistenti, 2 biologi, 3 tecnici di laboratorio, 3 animatori di comunità, 20 ausiliari specializzati, 2 assistenti sociali e un assistente per il Sert e ben 52 infermieri professionali.

Negli anni 80 l’ospedale fu anche fonte di interesse per l’allora deputato della Dc Clemente Mastella. Arrivava sul cucuzzolo della Valfortore a promettere mari e monti. Il tutto per incassare le simpatie della popolazione e garantirsi la rielezione in parlamento. Quando bisognava ancora metterci nome e faccia per andare a Montecitorio.

 L’onorevole aveva la proverbiale potenza del “gabbasanti” che in linguaggio locale vuol dire tenere in campana anche i rappresentanti della Chiesa. Era il 23 ottobre 1985 quando inviò un telegramma all’allora primo cittadino del paese per informarlo di aver firmato un decreto per 3,6 miliardi di lire a favore della struttura pubblica.

La storia del San Pio è la riproduzione plastica di quanto la politica, a tutti i livelli, consideri la sanità non un fine, ma un mezzo per accrescere il consenso, per cavalcare campagne mediatiche, per elargire favori, distribuire nomine e sistemare famiglie, in cambio naturalmente di voti elettorali. Ed essere presi puntualmente in giro.

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