Spionaggio, in Vaticano tecnologie d’avanguardia e bonifiche costanti. Ma a volte non bastano

difesa informatica vaticano

La difesa della Santa Sede contro gli attacchi informatici e i tentativi di spionaggio.

 

Nei sacri palazzi la consapevolezza di essere al centro di attività spionistiche da parte delle più disparate entità esterne, è molto datata. E se il Centro Operativo di Sicurezza, guidato dal comandante della Gendarmeria Domenico Giani, cerca di creare uno scudo protettivo impenetrabile in occasione del conclave, ben più difficile è impedire che vengano intercettate giorno per giorno chiamate che escono dal Vaticano dirette in ogni parte del mondo.

Negli Anni Settanta l’allora Sostituto della Segreteria di Stato, Giovanni Benelli, fece fare una verifica sui telefoni dalla quale emerse che diverse centrali operative si mettevano in funzione per registrare le chiamate provenienti dagli uffici della Santa Sede. La precauzione antispionistica che arrivò dal prelato toscano soprannominato «Sua efficienza» fu quella più antica: «Di certi argomenti, parlate soltanto a voce e di persona». Altissima divenne poi la tensione dopo l’elezione di Giovanni Paolo II, quando – a torto o a ragione – il Vaticano venne considerato una centrale decisiva nella lotta contro i regimi comunisti dell’Est: vennero infiltrati religiosi doppiogiochisti vicinissimo al Papa, e i servizi cecoslovacchi riuscirono a mettere una microspia persino all’interno di una statua della Madonna nello studio privato del cardinale Agostino Casaroli, il Segretario di Stato.

Lo scorso marzo, in occasione del conclave, la squadra di tecnici alle direttive di Giani ha bonificato tutti gli ambienti e sono stati attivati sistemi di schermatura per impedire la trasmissione di dati e di voci. Un’attività messa in atto prima dell’inizio delle operazioni di voto, che ha riguardato anche le discussioni tra porporati nelle congregazioni generali. Ne sanno qualcosa i giornalisti che utilizzavano la seconda sala stampa approntata per l’occasione a poca distanza dall’aula del Sinodo: il wi-fi veniva interrotto all’inizio di ogni riunione, e di colpo spariva anche il segnale della rete dei cellulari.

Il Vaticano non si affida a ditte specializzate esterne, ma ha acquisito strumentazioni e tecnologie all’avanguardia, alcune di fabbricazione israeliana. Oltretevere esistono poi linee telefoniche sicure e criptate per comunicazioni interne. Ma è praticamente impossibile garantire di non essere ascoltati quando la chiamata, proveniente dalla piattaforma interna del Vaticano, raggiunge l’esterno. Il Centro Operativo di Sicurezza si occupa in particolare del Papa, che com’è noto usa il telefono più dei predecessori. Ora che è diventata la residenza di Francesco, la Casa Santa Marta è sottoposta a frequenti bonifiche.
In Vaticano, oltre all’Ufficio Cifra che si occupa delle comunicazioni tra la Segreteria di Stato e i nunzi apostolici nei vari Paesi, esistono altri organismi, come i Sistemi Informativi e l’Ufficio Internet, i cui tecnici sono sempre al lavoro per impedire l’accesso di hacker e di spie.

«Nonostante gli attacchi di Anonymus – spiegano le fonti vaticane – non c’è stata penetrazione nei nostri sistemi». Nella storia recente, anche dopo Wikileaks, – fanno sapere da Oltretevere – non c’è traccia di operazioni di spionaggio riuscite. Ma le rivelazioni di queste ore sembrano dimostrare che il Grande Fratello non ha risparmiato le conversazioni all’ombra del Cupolone.

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