Spese pazze della casta, inchieste in tutta Italia ma amnistia e indulto potrebbero cancellare tutto

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In 16 Regioni inchieste per peculato, truffa e concussione sui rimborsi dei gruppi nei ‘parlamentini’. Ma indulto e amnistia potrebbero rappresentare un colpo di spugna normativo, caso Fiorito in primis. A deputati e senatori il compito di decidere quali reati condonare. Nel 2013, intanto, sforbiciate sui fondi: da 47 milioni di euro a 9 milioni. La mappa delle indagini.

 

Sono finiti sotto inchiesta per peculato, truffa e concussione. Un’indagine che – da nord a sud – si è allargata a macchia d’olio su un ‘esercito’ di consiglieri regionali. Un pentolone di ‘spese folli’ che la magistratura ha iniziato a scoperchiare più di un anno fa ma che ora rischia di esplodere in un nulla di fatto in virtù dell’indulto e dell’amnistia. Caso Fiorito in primis (l’ex capogruppo del Pdl in Lazio è già stato condannato in primo grado). Nei giorni scorsi il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha invocato provvedimenti di clemenza per scongiurare il sovraffollamento nelle carceri: ma sarà compito di deputati e senatori (serve l’accordo dei due terzi del parlamento) ‘perimetrare’ tali misure e decidere quali reati infilare sotto l’ombrello del condono (della pena) e dell’oblìo (dei reati).

Il dibattito imperversa sulle sorti di Silvio Berlusconi, condannato in Cassazione per frode fiscale, e sulle ripercussioni reali di tali misure. I dubbi, però, ora investono anche lo scandalo sui rimborsi spese dei gruppi consiliari regionali, e serpeggia il timore che la gestione ‘allegra’ di tali fondi possa chiudersi con colpo di spugna normativo. Ci si aspetta il braccio di ferro in aula visto che sarà compito di deputati e senatori fare sì che reati considerati di particolare ‘allarme sociale’ rimangano fuori dalla cornice. Di sicuro c’è che, accanto alle inchieste penali, a spulciare scontrini, fatture e ricevute di dubbia provenienza ci si è messa ovunque la Corte dei conti: ai giudici contabili rimarrà comunque la  facoltà di sanzionare coloro che saranno ritenuti colpevoli, e di obbligarli alla restituzione del maltolto laddove ci sarà chi deciderà di costituirsi parte civile.

Il denaro a disposizione dei ‘parlamentini’. Spalmati lungo tutta Italia, nel 2011 i soldi pubblici a disposizione dei consiglieri regionali eletti sono stati ben 47 milioni di euro.Rimborsi extra destinati ai gruppi, s’intende, che sono andati ad affiancarsi al lauto compenso percepito mensilmente. Ma complici le inchieste giudiziarie che hanno aperto uno squarcio inquietante sulla gestione ‘allegra’ del denaro versato dai contribuenti e destinato – sulla carta – al funzionamento dei singoli parlamentini, la mannaia normativa ha tentato di ridimensionare la portata dello scandalo sulle ‘spese pazze’ e di calmierare l’ammontare dei rimborsi elargiti a uso e consumo dei singoli gruppi consiliari. Nell’elenco degli acquisti effettuati negli anni passati col denaro di rappresentanza, infatti, è finito davvero di tutto: dai profumi alle penne d’oro, dalla lap dance alle pecore, passando per il buffet a base di cornetti, paste secche e latte di mandorla offerto, dopo un funerale, ai parenti del caro estinto. Ma c’è stato perfino chi ha usato quei soldi per saldare la propria tassa sui rifiuti. A pagare, in realtà, i cittadini.

E così, dalla Calabria al Piemonte, la sforbiciata imposta dalla nuova legge varata alla fine dello scorso anno dal governo Monti ha sottratto 37,3 milioni di euro dalle tasche delle singole assemblee legislative. Di fatto, una riforma del finanziamento pubblico ai gruppi politici, dettata da Roma ai territori. Peccato che si sia deciso di ‘chiudere la stalla’ quando ormai i buoi erano scappati. Tuttavia, a partire dal 1° gennaio 2013 i fondi a disposizione sono, complessivamente, poco più di 9 milioni. Il calcolo è presto fatto: 5mila euro per ciascun consigliere più 0,05 euro per abitante di ogni regione

Da sinistra a destra, dentro allo scandalo ci sono finiti tutti. Ma se dal punto di vista mediatico la stretta sui costi è stata anche un modo per provare a contenere l’indignazione popolare generata negli anni dai diffusi sentimenti anti casta e riesplosa furiosa dinanzi a vicende come il ‘caso Fiorito’, sul fronte giudiziario le singole procure sono ampiamente al lavoro.

Dopo le segnalazioni legate a presunte irregolarità riscontrate negli anni passati e inviate dalla Corte dei conti ai tribunali, 16 Regioni su 20 sono finite, una dietro l’altra, nel mirino della magistratura. Che in queste ore continua ad analizzare le note spese dei gruppi consiliari accusati, a seconda dei casi, di peculato, di truffa e/o di concussione. Il quadro a oggi è complesso e variegato, a partire dalle teste già saltate. In Sardegna, Umbria e Basilicata alcuni politici sono finiti a processo, mentre in Friuli Venezia Giulia talune posizioni sono appena state archiviate. Altrove sarebbe in dirittura d’arrivo l’avviso di conclusione delle indagini. Accade anche che gli indagati fossero già stati rieletti nell’attuale legislatura: sulla base della legge Severino, i consigli voteranno la sospensione (ma non la decadenza) dalla carica qualora arrivassero condanne di primo grado.

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