Sondaggi Roma, il Pd doppiato dal M5S: ecco perché Renzi vuole commissariare Marino

Sondaggi Roma, Renzi e Marino sono in grossa difficoltà

Sondaggi Roma, Renzi e Marino sono in grossa difficoltà

Sondaggi Roma, il Partito Democratico – secondo le ultime rilevazioni – verrebbe doppiato dal Movimento 5 Stelle: è questo il motivo principale per cui Renzi non vuole andare ad elezioni e preferisce commissariare l’attuale sindaco Marino. Ecco tutti i dati, come riporta l’agenzia di stampa Il Velino.

Un impeachment a metà. Se il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, avrà dal governo pieni poteri sul Giubileo sostituendosi al sindaco Ignazio Marino, alla sua giunta e agli uffici del Campidoglio sempre più falcidiati dall’inchiesta Mafia Capitale, l’effetto sarà questo. Marino non ci sta, il governo, il cui premier è anche segretario del Pd, la vede in maniera diametralmente opposta: un compromesso per evitare il commissariamento pieno del Comune e le dimissioni forzate del sindaco.

UN COMMISSARIO AL POSTO DEL SINDACO MARINO

Gabrielli si troverà in una situazione particolare. Come prefetto è lui a valutare le carte e decidere se esistono gli estremi per commissariare il Campidoglio, assumendo pro tempore le funzioni di sindaco: tutte, non quelle limitate al Giubileo. Si è preso alcune settimane; e certo se si basasse sull’assunto della procura, confermato dalla Cassazione, secondo il quale la corruzione romana ha le caratteristiche dell’associazione mafiosa (pur senza gli aspetti estremi della mafia, armi, uccisioni, omertà e simili) non potrebbe che sciogliere giunta e consiglio comunali.

Dunque la diarchia tra Gabrielli e Marino non sarà affatto facile. E se il sindaco viene difeso (in modo certo interessato) dal Matteo Renzi segretario del Pd, non altrettanto lo è dal Renzi capo del governo. I rapporti tra i due, da sempre inesistenti per volere di Renzi, sono mediati dal presidente del partito Matteo Orfini, che è anche commissario del Pd romano.

Roma si avvia dunque ad essere una città con un sindaco in gran parte esautorato, e con due commissari, uno per il Giubileo e l’altro del partito che ha ancora, sulla carta, la maggioranza. Sempre che appunto non si materializzi un commissariamento pieno. Non male per una capitale e per una città che, assieme alla Regione (anch’essa investita dall’inchiesta) ha il record poco invidiabile delle addizionali più alte su Irpef e Irap, cioè su cittadini e imprese.

Come sempre – cronaca nera a parte – al centro di questa situazione c’è la politica, ovvero il Pd in picchiata non solo nell’immagine e nella sua operatività di partito di governo locale, ma anche nei sondaggi.

SONDAGGI ROMA, IL PD DOPPIATO DAL M5S

Se oggi si votasse, secondo le rilevazioni riservate che circolano tra i Democratici, il Pd non arriverebbe neppure al ballottaggio: terzo partito con il 17%, dietro ai grillini (30%) e alla lista di Alfio Marchini che verrebbe sostenuta da parte del centrodestra al 20. La Lega è accreditata dell’8% e potrebbe convergere su Marchini. Ma la debàcle romana non sarebbe indolore neppure per Renzi, nonostante il feeling inesistente tra lui e Marino.

Un anno fa alle Europee il Pd era arrivato al record storico del 43%.

Alle Comunali del 2013 il partito aveva preso il 26% e la lista Marino il 7,4. Alle Regionali dello stesso anno il Pd aveva sfiorato nel Lazio il 30% con la lista di Nicola Zingaretti al 4,5. Né Zingaretti né tantomeno Marino sono renziani.

Ma il premier, il sindaco e il presidente della regione sembrano legati da un destino comune, e comunque al più tardi nel 2018 arriverà la resa dei conti, cioè le elezioni.

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