Sondaggi, effetto decadenza sul voto: crolla il Pdl, vola il Pd, M5S secondo partito

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Come riportato dall’Atlante politico di Repubblica/Demos, l’effetto fiducia rompe l’equilibrio. Il premier supera Renzi. Il grande buio oltre il Cavaliere. Il Movimento 5 Stelle diventa il secondo partito.

 

Naturalmente, tensioni e cambiamenti, nel centrodestra, mostrano un’intensità maggiore. Anzitutto, sul piano della leadership. Silvio Berlusconi, infatti, è all’ultimo posto nella graduatoria dei leader politici italiani. Gli riconosce fiducia meno del 18% degli elettori. Dieci punti in meno rispetto allo scorso maggio. Il punto più basso da quando l’Atlante Politico di Demos conduce i suoi sondaggi. Angelino Alfano, il delfino che ha guidato l’ammutinamento contro il Capo, ottiene un consenso doppio: il 36%.

 Quasi 10 punti più di un anno fa. Se, fra gli elettori di Fi, Berlusconi è ancora il più apprezzato, nel centrodestra, Alfano prevale, di poco. Il centrodestra, dunque, non ha più “un” solo Capo. Il leader storico, il fondatore: non è più capace di imporre le proprie scelte. Ma, per ora, non c’è un altro Capo in grado di “uccidere” il padre (metaforicamente) e di prenderne il posto (di fatto).

Tuttavia, il problema di questo centrodestra è
che deriva e dipende dal partito personale di Berlusconi. Senza un riferimento “personale” preciso e riconosciuto, non può avere identità né continuità.

Nel Centrosinistra si assiste a un processo simmetrico. Nella graduatoria dei leader, infatti, Enrico Letta è primo (57%). Davanti a Matteo Renzi (53%). Destinato a diventare segretario del Pd. Alle prossime primarie, fra due mesi, non ha avversari. Tuttavia, la fiducia nel premier è legata al ruolo di governo. Mentre Renzi è, sempre di più, leader di partito e, dunque, una figura di “parte”.

D’altronde, in caso di elezioni, Renzi resterebbe il candidato preferito dal 43% degli elettori di centrosinistra (e dal 45% da quelli del Pd). Anche se un terzo sceglierebbe Letta. Tuttavia, per ora, le elezioni non sono all’orizzonte. E le primarie sanciranno, presto, la scelta di Renzi, come segretario. Il problema si porrà più avanti. Nel corso del tempo. Il tempo… È questo, semmai, il problema che potrebbe appannare l’appeal di Renzi. Ma anche l’immagine di Letta, al governo.

D’altronde, il Pd è, da sempre, un partito “impersonale”. E ne ha pagato il prezzo, anche di recente. Alle ultime elezioni. Per questo alla fine del ventennio di Berlusconi non è chiaro cosa avverrà. Dopo. Per ora, assistiamo alla perdita dei riferimenti politici e personali. Non c’è, infatti, un soggetto politico capace di “polarizzare” l’opinione pubblica. Di aggregare e di dividere. Non a caso, tutti i leader hanno perso fiducia “personale” negli ultimi mesi. Compresi i più apprezzati – Renzi e lo stesso Letta. Mentre il M5S, lungi dal declinare, ha mantenuto un grado di consensi molto ampio, nei sondaggi. E alle elezioni politiche dello scorso febbraio ha dimostrato di poter superare, nel voto, le stime demoscopiche. Perché il M5S interpreta bene questo passaggio di fine epoca. Senza certezze, senza bussole e senza mappe. Senza tempo. Senza quando, né dove.

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