Silvio style, rinnega il suo piano politico pur di salvarsi. Ecco perchè

berlusconi rinnega se stessa

Silvio Berlusconi firma i dodici quesiti referendari dei radicali con la speranza di un salvacondotto giudiziario a suo favore che gli possa evitare gli effetti della condanna a 4 anni di reclusione per l’affaire mediaset. Non fa nulla se questo significa dire sì all’ingresso degli immigrati e impunità per chi assume o spaccia droga leggera. Alla faccia di Gianfranco Fini, Carlo Giovanardi e Umberto Bossi.

 

Berlusconi è pronto a rinnegare anche se stesso in cambio della sua libertà e della sua agibilità politica. Lo dimostrano le dodici firme apposte ai referendum dei radicali in largo Torre Argentina a Roma. Lo ha detto lui stesso che “ci sono anche quesiti che non mi piacciono ma firmo per la libertà di espressione di tutti”. A quali compromessi è sceso Silvio Berlusconi pur di ingraziarsi Marco Pannella? Lo vedremo subito. I referendum che lui condivideva erano certamente quelli per una giustizia giusta. Temi che sono la battaglia del Pdl. Infatti tra le tematiche sono comprese anche quelle della separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante e la responsabilità civile dei magistrati.

Il Cavaliere firma però anche per cose che non hanno fatto mai parte del suo piano politico. La prima questione su tutte è quella del cancellamento del finanziamento pubblico ai partiti. Poi ci sono la libera scelta nella destinazione dell’otto per mille e il divorzio breve. Fin qui nulla di strano, se non che le questioni non facevano parte dei programmi del moderatismo di marca Forza Italia. Il vero colpo di scena consiste in questo: l’ex premier ha firmato anche per la marijuana liberae la cancellazione delreato di clandestinità.

Una firma contro due leggi che avevano il marchio Pdl: la Fini- Giovanardi sulle tossicodipendenze e la Bossi- Fini sull’immigrazione. Ora ha sottolineato l’importanza della libertà di espressione degli italiani. Un’altra cosa che però è diametralmente opposta al suo comportamento passato.

Nel 2005 infatti il Pdl espresse un no convinto alla legge sulla procreazione medicalmente assistita, quando il fronte laico, fallendo, provò a mandare in soffitta la Legge 40. Nel 2011 invece si espresse contro il trionfo dei quesiti contro ilnucleare, per l’acqua pubblicae a favore dellegittimo impedimento.

Nel primo caso l’ex premier si limitò a un laconico non voto. Nel 2011 invece sostenne che i quesiti referendari basati sul nulla. Erano però tempi in cui Berlusconi poteva ancora vantarsi di non essere mai stato condannato in via definitiva. Erano anni in cui si parlava esclusivamente  dei tentativi della magistratura rossa di estrometterlo dalla politica per via giudiziaria.

Diverso però ora che rischia di rimanere fuori dai giochi da pregiudicato. Una posizione causata dalla legge Severino da lui stesso votata. E per rimanere a galla è necessario anche rimangiarsi le parole dette contro il sindaco di Milano Giuliano Pisapia sulle droghe:  ”Vuole laliberalizzazione delle droghe, le moschee in ogni quartiere, vuole Milano città aperta ai clandestini e aicampi rom”.

Sempre nel  2011 invece il Pdl parlava addirittura del reato di clandestinità. Tra l’altro bocciato dallaCorte di Giustizia europea. Nello stesso anno ci furono i respingimenti dei barconi in alto mare, che nell’anno successivo valsero all’Italia una condanna da parte della aCorte europea per i diritti dell’Uomodi Strasburgo.

Fu lo stesso Berlusconi a spiegare  nel 2009, perché secondo lui non ci fosse nulla di sbagliato nel non accettare i barconi degli extracomunitari: “Il respingimento in mare non si significa assolutamente qualcosa di brutale. Noi ci accostiamo a questi barconi del dolore dove ci sono anche persone in schiavitù che vengono portate qui peresercitare ilmeretricio”.

 

Contro l’utilizzo di sostanze stupefacenti invece la campagna fu contro “la lotta alla droga prima di tutto è una battaglia di libertà”. E per questo  motivo che la legge Fini del 2006 ha eliminato la distinzione fra droghe leggere e pesanti. E per lo stesso motivo  è stata reintrodotta la dose massima consentita come spartiacque fra consumo e spaccio, ha riempito le patrie galere di semplici consumatori. Nel 2009 il colpo di grazia quando il Dipartimento politiche antidrogafu dato in gestione a  Carlo Giovanardi secondo il quale “La liberalizzazione delle droghe leggere comporta l’aumento del consumo di droghe pesanti e favorisce le attività criminali come la mafia”.

 Ora però per il Cavaliere è tutta carta straccia. L’importante è salvarsi dalla scure che viene fuori dalla sua condanna giudiziaria. Nonostante lo choc procurato ai suoi alleati di partito.

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