Senato, l’abolizione voluta da Renzi ora diventa una rivoluzione soft

labolizione del senato voluta da renzi ora diventa una rivoluzione soft

I tre paletti di Renzi dovrebbero restare: solo i deputati danno la fiducia, i senatori non vengono eletti dai cittadini e sono a costo zero. Ma nelle modifiche proposte, come scrive il Corriere, non sarà affatto un’ “Assemblea delle autonomie”, e continuerà a votare su alcuni temi (modifiche costituzionali, legge elettorale, diritti civili)…

 

Quando Renzi annunciò la rottamazione di Palazzo Madama, molti senatori si scambiarono impressioni e paragoni ironici con il manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti: «Rimpiazzeremo il Senato con una Assemblea di controllo composta di 20 giovani non ancora trentenni…». Ma adesso, dopo settimane di battaglia sottotraccia, gli inquilini della «camera alta» si sentono più tranquilli. Sanno che dovranno votare la loro fine, eppure si sono convinti che sarà una rottamazione soft, che il Senato continuerà a chiamarsi Senato e non diventerà mai quella «Assemblea delle autonomie» del progetto originario.

Un asse trasversale è pronto a modificare profondamente la «bozza di lavoro» del governo. Senza buttare giù i tre paletti che Renzi aveva piantato con forza durante la direzione del Pd – solo i deputati danno la fiducia, i senatori non vengono eletti dai cittadini e sono a costo zero – Pd e Ncd hanno lavorato per annacquare il monocameralismo delle linee guida governative e rafforzare le competenze dei senatori.

Un’operazione che potrebbe star bene anche allo stesso Renzi, il quale vuole fortissimamente portare a casa la modifica della Costituzione, senza però infilarsi in un Vietnam parlamentare. Ecco perché a preoccupare diversi renziani è adesso la tentazione di Palazzo Chigi di presentare ai partiti un disegno di legge governativo, invece di lasciarlo scrivere alle forze politiche.

Il ministro Maria Elena Boschi sta lavorando a un testo, con l’obiettivo di incardinare il ddl al Senato da qui a una settimana. «La cosa fondamentale è che non diventi un ente inutile e che non si vada verso un monocameralismo mascherato – avverte Gaetano Quagliariello, Ncd – Dobbiamo tenere assieme Senato e riforma del Titolo V». Il dilemma è: chi depositerà il provvedimento?

Luigi Zanda media: «I parlamentari interverranno con i loro suggerimenti sul primo testo del governo, poi bisognerà decidere se verrà presentato dai partiti oppure dall’esecutivo. Si tratta di una riforma costituzionale, per la quale serve una maggioranza molto larga…». Il presidente dei senatori del Pd non lo dice, ma molti democratici pensano che, se fosse il governo a presentare il testo di legge, Renzi si complicherebbe la vita. «Vedo con maggior favore una iniziativa della maggioranza – suggerisce il bersaniano Miguel Gotor – Va evitato un progetto che sia solo del Pd, perché rischierebbe di essere impallinato».

Il Quirinale e la seconda carica dello Stato seguono con attenzione il percorso della riforma, senza interferire con il Parlamento. Piero Grasso si è limitato a dire che il Senato dovrebbe mantenere il suo antico nome. I democratici torneranno a riunirsi martedì per cercare un accordo e l’idea prevalente è cambiare in profondità il testo senza sconfessare palesemente Renzi. La preoccupazione che la Carta venga stravolta per lisciare il pelo all’antipolitica è forte, ma nessuno, tranne Walter Tocci, ha chiesto apertamente di scardinare il paletto della non eleggibilità dei senatori, come vorrebbe il Ncd.

Per la Conferenza delle Regioni il Senato dovrebbe essere «eletto su base regionale» e non dovrebbe avere tra i suoi componenti i 21 cittadini illustri nominati dal Capo dello Stato. Altro nodo da sciogliere è la supplenza del presidente della Repubblica in caso di morte o di fine mandato, che nel progetto del governo era affidata al presidente della Camera. E molti spingono perché l’ex inquilino del Colle sia senatore (e non deputato) a vita.

Acquisito il principio cardine secondo cui il nuovo organismo non darà la fiducia al governo, i senatori chiedono maggiori competenze rispetto alle funzioni di controllo, inchiesta e ispezione: la doppia lettura tra Camera e Senato non dovrà essere prevista solo per le modifiche costituzionali, ma anche per legge elettorale e diritti civili. Secondo alcuni la «navetta» servirebbe anche per alcune decisioni in materia di bilancio: altra correzione in senso bicamerale della bozza del governo.

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