Scelta Civica, il Partito “fantasma”, sembra sparito nel nulla. Dove sono finiti Monti e soci?

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Quando si parla di Governo Letta spesso ci si riferisce soltanto ai sostenitori del Pd e del Pdl. Spesso si dimentica che a sostenere le larghe intese c’è un terzo alleato: Scelta Civica. Il partito nato per catapultare in politica l’ex premier Mario Monti. Che dopo aver riempito di tasse gli italiani, essere stato responsabile dello sforamento del debito pubblico sopra la soglia dei 2mila miliardi, è quasi sparito nel nulla.

 

I problemi del suo partito, però, sono quelli degli altri: le divisioni interne. Anche se la facciata sembra essere quella dell’unità. In vista della prima festa nazionale in programma dal 13 al 15 settembre a Caorle in provincia di Venezia.

LA FESTA DI CAORLE E LE ASSENZE FONDAMENTALI

E’ Monti stesso a presentare la rassegna e a promettere:  ”Nell’arco dei tre giorni, saranno discussi i temi di maggior rilevanza politica, economica e sociale per il nostro Paese, garantendo un confronto aperto e plurale di cui saranno protagonisti eminenti esponenti della politica, dell’impresa, delle istituzioni e della società. per riflettere insieme sulla sfida che ha fatto nascere la nostra forza politica e che la anima ancora oggi: modernizzare l’Italia, attraverso un percorso di riforme radicali, che la rendano più giusta, più semplice, più bella, più  forte. Insomma, un Paese migliore, per noi e per le generazioni future”.

Chi ci sarà? Ovviamente il premier Enrico Letta, che non perderà occasione di rinnovare la richiesta di sostegno a 37 parlamentari eletti a febbraio. Con 19 senatori e 18 deputati, che in caso di rotture tra Pd e Pdl saranno fondamentali per la sopravvivenza del suo governo.

Ci saranno Benedetto Della Vedova, il responsabile organizzativo, Andrea Causin, il responsabile Enti Locali, Gregorio Gitti, e il responsabile finanziario Gianfranco Librandi, e i responsabili territoriali per lanciare la campagna di radicamento territoriale del partito.

Tra i nomi citati dall’agenzia Asca però mancano quelli fondamentali che hanno permesso la nascita del partito. Non c’è Gianfranco Fini, che pur aveva prestato suoi candidati per le liste al Senato dei montiani. Non c’è Andrea Olivero, dimessosi dall’incarico di coordinatore politico dal primo agosto, lasciando la direzione del partito a un comitato.  Fin qui nulla di sconvolgente.

Se non l’assenza di Pierferdinando Casini. L’alleato numero uno per la discesa in campo di Mario Monti ma con il quale ha divorziato ormai da tempo. E qualche giorno fa ad Avellino c’è stata la dimostrazione pratica di quanto avvenuto: Scelta Civica, dopo il fallimento elettorale, si dissolve come neve al sole.

MARIO MONTI AD AVELLINO: CHI NON E’ A SUO AGIO IN SCELTA CIVICA PUO’ ANCHE ANDARSENE

L’incontro dell’Udc era stato organizzato da Giuseppe De Mita. C’erano il capogruppo alla Camera Lorenzo Dellai e i ministri Gianpiero D’Alia e Mario Mauro. Era presente anche Pierferdinando Casini.

Per cercare una riconciliazione tra le diverse anime del partito, tentando di riunificare l’atomo, hanno invitato anche Mario Monti. Effettivamente anche l’Udc fa parte dell’elenco di partiti che sostiene il Governo Letta. E una pacificazione tra i centristi sarebbe stata ben augurante.

Così purtroppo non è avvenuto. Dopo aver ascoltato tutti gli interventi il Professore ha gelato la sala del capoluogo irpino. Sorprendendo tutti ha dichiarato:  “Chi si sente a disagio nel gruppo di Scelta civica, potra’ sentirsi liberato dall’impegno preso in questa legislatura”.

Una richiesta di divorzio annunciata in pubblico ed accolta freddamente in sala ad Avellino. E’ toccato infatti al  ministro Mario Mauro cercare di smussare gli angoli: “Ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide. Guardiamo oltre, basta con le polemiche e con queste beghe da comari. Abbiamo una missione importante, è l’ultimo treno che possiamo prendere”.

Insomma quello di Monti e Casini è il disperato tentativo di spaccare il capello e affossare definitivamente il centro cattolico politico, diviso in tanti partitelli che rischiano di non entrare in parlamento qualora si torni a votare subito.

E il grande progetto montiano, appoggiato anche dal Bilderberg? E’ meno di un topolino partorito da una montagna. La speranza della finanza mondiale resta quindi la sopravvivenza del Governo Letta. L’unico obiettivo che i montiani possono portare ora a termine.

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