Scandalo Mps, alla spartizione degli incarichi partecipava anche il Pdl. Prime prove di alleanza?

scandalo mps partecipa anche pdl

Nella spartizione degli incarichi al Monte dei Paschi di Siena l’accordo era tra Pd e Pdl. Anche se poi la sinistra, ha sempre prevalso. Ed ecco che nell’inchiesta sulla gestione della banca si apre il capitolo più delicato, quello che porta direttamente alla politica romana. A questo, come riportato dal Corriere della Sera, ci sono le deposizioni degli amministratori locali, di coloro che per statuto devono indicare i nomi da sottoporre alla scelta per la composizione dei consigli di amministrazione.

 

L’obiettivo comune era sempre quello di garantire un’intesa che tutelasse le varie parti. Ignorando allo stesso tempo quali fossero le esigenze finanziarie e soprattutto le garanzie per gli azionisti. I verbali sono stati depositati all’inizio di agosto scorso. Quando i pubblici ministeri Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso hanno chiuso la prima acquisizione sulla banca Antonveneta avvenuta alla fine del 2007, pagata 9,3 miliardi di euro.

LE RICHIESTE DELLE ANIME DEI DS

Il presidente della Fondazione, Gabriello Mancini, è stato il più incisivo nel delineare i meccanismi di designazione in un interrogatorio del 31 gennaio 2013.

Era il presidente Giuseppe Mussari – si legge sul Corriere.it-  che decideva le nomine e mi informava. Il suo riferimento era Franco Ceccuzzi, di area dalemiana. Posso dire che aveva un cordiale rapporto anche con Walter Veltroni quando divenne segretario del Pd. Il punto di riferimento nel Pdl era l’onorevole Denis Verdini. Altra persona con cui aveva rapporti era Gianni Letta. Ricordo che Letta affermava che Mussari era il suo riferimento in banca, mentre io ero il suo riferimento in Fondazione”.

Con i magistrati ha parlato anche Maurizio Cenni, sindaco di Siena dal 2001 al 2011. E’ stato ascoltato come testimone il 4 ottobre 2012 e dichiara: “Devo dire che le diverse anime dei Ds erano fortemente interessate alla gestione di Banca Mps. È sufficiente leggere i giornali dell’epoca per ricordare ciò che l’onorevole Vincenzo Visco o l’onorevole Massimo D’Alema, ad esempio, pensavano della banca. Affermavano che era antistorico che una realtà di soli 60 mila abitanti potesse gestire, attraverso gli enti locali, un gruppo bancario importante come Mps. Affermavano che la banca doveva crescere, doveva acquisire altri gruppi bancari, essere più presente sul mercato italiano e internazionale. L’acquisizione di Antonveneta avviene anche in ragione della pressione psicologica che vi era sulla banca”. 

LE NOMINE DEI CINQUE COMPONENTI

Su queste nomine a parlare è stato Fabio Ceccherini, il presidente della Provincia di Siena dal 1999 al 2009. Chiarendo che nel 2006, per le nomine di Mancini a presidente della Fondazione e di Mussari a presidente della banca di averne parlato “con Cenni, Ceccuzzi e con Franco Bassanini che era stato eletto nella circoscrizione di Siena e assieme all’onorevole Giuliano Amato erano quelli maggiormente attenti al territorio e alla banca. Ebbi colloqui anche con D’Alema che esprimeva perplessità sulla governance”.

Altri dettagli sono stati aggiunti dal politico nel corso dell’interrogatorio del 4 ottobre 2012. Ceccherini ha specificato che “il presidente nomina cinque componenti della deputazione e sostiene di aver cercato sempre di privilegiare il territorio per la nomina degli stessi. C’era interesse, ma non ingerenza da parte dei responsabili nazionali dei Ds in ordine alle scelte riguardanti la banca». Ma specifica come proprio D’Alema «riteneva il sistema di nomine medievale perché troppo legato agli enti locali e auspicava un’apertura, un suo maggior radicamento sul territorio nazionale e una politica industriale che fosse più attenta alle esigenze del mercato”.

L’ACCORDO CON IL PDL

Negli atti dell’inchiesta c’è la bozza di un patto siglato tra Ceccuzzi e il coordinatore del Pdl Denis Verdini. Il tutto era stato predisposto il 12 novembre 2008. L’oggetto era la spartizione delle nomine.

Le regole fissate in quel documento sono le stesse ripetute a verbale da numerosi protagonisti come il senatore del centrodestra che ha dichiarato ai magistrati: “Pisaneschi non è stato nominato da Verdini, ma è stato il frutto del “groviglio armonioso” senese. Poi Verdini lo ha gestito”.

Una linea confermata anche da Mancini secondo il quale “per questa scelta è stato necessario l’avallo di Gianni Letta e il via libera finale di Silvio Berlusconi. Non solo. Dopo l’acquisizione, la presidenza di Antonveneta venne affidata a Pisaneschi su indicazione di Mussari. Egli motivava questa sua indicazione con opportunità politica poiché Antonveneta aveva i suoi maggiori interessi in Veneto, regione a forte connotazione politica di centrodestra e dunque era opportuno che il presidente fosse della medesima area politica. Mussari mi disse di aver informato il presidente della Regione Giancarlo Galan dell’acquisizione di Antonveneta”.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.