Romanzo Capitale, a Roma si uccide in pieno giorno: “Chi semina vento raccoglie tempesta”.

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Cosa c’è dietro l’esecuzione del discusso imprenditore che aveva acquistato le aree verdi di Palocco? Nessuna pista sembra portare alla criminalità organizzata o ai reduci della Banda della Magliana di cui qualcuno ha iniziato a favoleggiare – Per il giornalista sportivo Rai Mario Mattioli, la vittima si era fatta “molti nemici”..

 

Tre proiettili calibro 45 in pieno viso. Requiem per il signore del verde di Casal Palocco. Sesto Corvini, 74 anni, contestato e discusso imprenditore che aveva acquistato il patrimonio della Sogene a un’asta fallimentare, si è afflosciato sul sedile di guida del suo vecchio furgone Iveco con cui, nonostante l’età e una ricchezza da sceicco, andava ogni mattina a raccogliere ramaglie e dar da mangiare alle galline.

Un giallo tutto da decifrare per i carabinieri del colonnello Giovanni Adamo, comandante del gruppo di Ostia. Nessuna pista porta alla criminalità organizzata o ai reduci della banda della Magliana di cui qualcuno ha immediatamente iniziato a favoleggiare. Il mandante o il killer potrebbe essere chiunque tra le decine di abitanti del quartiere residenziale sulla Colombo che, davanti al corpo ancora caldo, raccontavano storie di vessazioni, ingiustizie, cause civili e penali. Commenti feroci a poca distanza dalle tute bianche dei Ris impegnati nei rilievi. «Chi semina vento raccoglie tempesta, non poteva finire che in questo modo» dice, senza mezzi termini, un anziano residente, Biagio Giagniacomo.

«Un personaggio difficile, spesso arrogante al limite della tracotanza. Si definiva il benefattore di Casalpalocco ma, all’inizio, si presentava alle riunioni del consorzio con le guardie del corpo» ricorda Luca Leonardi, editore della rivista di zona “Zeus”. «Davanti alla morte bisogna mostrare rispetto e pietà ma di certo si era fatto molti nemici» aggiunge il giornalista sportivo della Rai Mario Mattioli.

Scarna la ricostruzione dell’agguato: se qualcuno ha visto si è ben guardato dal farsi avanti con gli investigatori. Sesto Corvini, alle 8,10, percorreva lentamente via Nicanore di Alessandria, una delle tante strade alberate e tranquille del comprensorio. L’assassino (o gli assassini) è riuscito a bloccarlo: forse lo conosceva, forse gli ha chiesto qualcosa.

L’uomo ha frenato senza sospetti e, quasi sicuramente, si è sporto a parlare col killer attraverso il finestrino sinistro abbassato. Subito dopo, gli spari. «Ho sentito cinque o sei colpi, molto forti, ma non sono uscita» racconta una donna. Nessuno ha visto l’assassino scappare ma, sulla strada, ci sono diverse telecamere di sicurezza ed è possibile che la scena dell’omicidio sia stata ripresa.

L’allarme è stato lanciato pochi minuti dopo. Sull’asfalto, i carabinieri hanno raccolto cinque bossoli calibro. 45, una delle pistole più potenti sul mercato.
Nato ad Acquasparta Terme, vicino Terni, sposato, due figli, l’ucciso abitava in via Arturo Toscanini, all’Infernetto. I familiari sono rimasti chiusi in casa coi carabinieri e nessuno, neanche un amico, è andato in via Nicanore di Alessandria. Sul posto, solo voci ostili.

«Aveva fatto fortuna lavorando come meccanico in Canada» ricorda Davide, uno dei tanti che si era ritrovato con lo spazio verde davanti casa “espropriato” e bloccato da cubi di cemento «Poi era venuto a Roma, aveva gestito in franchising un negozio della catena “Acqua e Sapone” e, negli anni 90, si era buttato nel ramo immobiliare». Una fortuna rapida e travolgente, quella di Sesto Corvini e che, probabilmente, gli è costata la vita.

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