Riforme: si comincia, l’ora delle trattative è finita. Ma Renzi rischia grosso

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Tutti a parlare di settimana decisiva. E in effetti potrebbe esserlo davvero, in un senso o nell’altro. L’ora delle trattative è finita, ora il Governo Renzi è atteso alla prova del voto, il primo sugli emendamenti in commissione Affari Costituzionali del Senato. Il Premier sa di rischiare grosso: il suo scalpo fa gola a molti. Ecco cosa potrebbe succede, come racconta Cadoinpiedi.

 

Al via il 30 giugno la settimana chiave per le riforme, con il primo voto sugli emendamenti in commissione Affari Costituzionali del Senato. Sono giorni cruciali durante i quali, in un susseguirsi di incontri con Fi, M5s e i parlamentari dem, Renzi deve cercare di dare lo sprint finale alla sua sfida più grande, quella delle riforme, mentre inizia il semestre Ue di presidenza italiana. Ma su tutto aleggia l’ombra della sentenza d’Appello del processo Ruby.

IL CAV INCONTRA I SUOI – Una giornata importante è quella di giovedì 3 luglio quando Silvio Berlusconi, incontrando i suoi deputati, senatori ed europarlamentari, sarà chiamato a raffreddare i bollenti animi azzurri in nome del Patto del Nazareno. L’obiettivo, fanno notare fonti parlamentari della maggioranza, è quello di arrivare ad un primo voto in Aula a Palazzo Madama prima del verdetto di secondo grado sul caso Ruby che, salvo imprevisti, potrebbe arrivare già il 18 luglio.

VERSO L’OK PRIMA DELLA PAUSA – In caso di condanna di Berlusconi, infatti, la reazione di Fi si preannuncia imprevedibile. L’importante, perciò, è giungere con un primo sì del Senato prima della pausa estiva. L’accordo con Renzi resta il punto dal quale il Cavaliere per ora non intende allontanarsi. Troppo ampia è la partita che, attraverso un ruolo centrale nelle riforme, l’ex premier vuole giocare su una serie di temi chiave, da quello della giustizia all’elezione del futuro capo dello Stato.

FIBRILLAZIONI SUL PATTO CON RENZI – Anche per questo il Cavaliere è determinato a mantenere vivo il Patto. “Noi siamo stati determinanti alla Camera per approvare Italicum e lo siamo ancor di più al Senato per le riforme. Se non le votiamo, le riforme non passano”, afferma il capogruppo Fi al Senato, Paolo Romani, facendosi portavoce del ragionamento del leader azzurro. Ma in Fi le fibrillazioni non si attenuano. C’è chi, a partire dal capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, sostiene un’opposizione più dura nei confronti di Renzi, nella convinzione che l’atteggiamento avuto finora sulle riforme non abbia pagato. Inoltre il Patto, è il ragionamento della fronda meno allineata, era in larghissima parte basato sulla legge elettorale e non sulla riforma del Senato. Da qui la richiesta di un incontro che servirà a rendere partecipe tutto il partito di un percorso che, finora, ha visto il solo Denis Verdini come principale tessitore. Poi, una volta che, tenuto conto delle osservazioni ricevute, Berlusconi opti comunque per il rispetto dell’accordo con Renzi, tutti, o quasi, saranno pronti ad adeguarsi, si assicura negli ambienti azzurri. E all’incognita Fi guarda con attenzione l’intero Pd. I renziani che, come Dario Ginefra, richiamano i colleghi di partito alla fine «di un clima di guerriglia».

IMMUNITÀ ED ELEZIONE DIRETTA – L’assemblea del gruppo a Palazzo Madama convocata per martedì 1 luglio serve ad un ulteriore approfondimento, ma è alla riunione di Fi, soprattutto, che si guarda. Non a caso, se è vero che il voto in commissione Affari Costituzionali comincia il 30 giugno, è solo dopo la riunione di giovedì 3 luglio che verranno affrontati i punti più caldi, a partire dal tema immunità e dall’elezione diretta dei senatori. Punto, quest’ultimo, sostenuto da una fronda corposa e trasversale e sul quale, al momento del voto in Aula al Senato, potrebbe davvero concretizzarsi qualche defezione. Rischio che, peraltro, permane anche su altri punti del testo che si stanno cercando di limare, come l’approvazione della legge di bilancio o l’elezione del capo dello Stato, in merito alle quali ci sono emendamenti che puntano a rivedere la soglia della maggioranza.

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