Riforma Senato, via indennità e senatori a vita. Ma resta l’immunità: salvacondotto per indagati?

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Ci sei o ci fai? Se al Senato (dei nominati) vuoi portare i consiglieri regionali (eletti con le preferenze) devi tenere in conto che l’80% delle regioni è sotto inchiesta per sprechi e ruberie varie. E se, tenendo conto di questo aspetto, decidi comunque di lasciar loro l’immunità parlamentare – come racconta Fanpage – allora è chiaro che c’è un progetto preciso per garantire agli indagati (futuri condannati?) un salvacondotto giudiziario. Quindi: ci sei o ci fai?

 

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi è apparso molto soddisfatto per come al Senato stanno procedendo le votazioni sulle riforme. E in particolare Renzi, che ha fatto suo un tweet del responsabile comunicazione del Pd Francesco Nicodemo, è apparso soddisfatto di quanto si è deciso a proposito dei futuri senatori che non avranno indennità e sulla durata dei senatori di nomina presidenziale. “Non ci saranno più senatori a vita. Abolite le indennità. Le cose stanno davvero cambiando, è #lavoltabuona. Direi quasi #noncipossocredere”, così Nicodemo “retwittato” da Renzi. Intanto, l’Aula del Senato ha bocciato tutti gli emendamenti aggiuntivi all’art. 8, relativi all’immunità. Il testo della Commissione Affari Costituzionali resta, su questo punto, quindi invariato: per i futuri senatori, così come per i deputati, è prevista l’immunità.

La novità di giornata è rappresentata dall’abolizione della figura dei senatori a vita, con il nuovo comma dell’articolo 59 della Costituzione che reciterà: “Il Presidente della Repubblica può nominare 5 senatori cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Tali senatori durano in carica sette anni e non possono essere nuovamente nominati”.

Insomma, sette anni e senza possibilità di conferma al posto della nomina a vita. Per il resto, c’è davvero poco altro da segnalare: il Governo ha sostanzialmente “imposto” una marcia a tappe forzate, con tempi contingentati (e già esauriti dai vari gruppi) e con la regola del canguro, con il risultato di riuscire ad approvare l’intero articolo 3 del provvedimento in poco meno di tre quarti d’ora. A seguire sono poi stati approvati gli articoli da 4 a 7, con la conferma delle prerogative dei parlamentari ed il ripristino dell’immunità per i senatori.

Alla discussione e al voto non hanno preso parte i parlamentari del Movimento 5 Stelle, che confermano la scelta dell’Aventino. Il capogruppo Petrocelli è stato durissimo, in apertura di seduta: “Questa porcata di riforma non merita la nostra partecipazione in Aula”.

E sul blog di Grillo la comunicazione è chiara: “In Aula riprendono i lavori sul ddl costituzionale di Renzi e Boschi. Noi non saremo in Aula perché non intendiamo partecipare a questo stravolgimento della nostra Costituzione. Gli italiani devono sapere che il governo sta riformando la nostra Carta senza le opposizioni”.

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