Riforma Scuola, presidi contro Renzi. E il premier rischia di subire una clamorosa protesta

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Non c’è pace per Matteo Renzi. La riforma del senato non è l’unica spina nel rosario di riforme messo su dal (fu) rottamatore: ora anche i presidi si ribellano contro l’articolo 10 del disegno di legge sulla PA che produrrebbe un demansionamento ai danni dei dirigenti scolastici. E ora il premier rischia di subire una clamorosa protesta.

 

I Dirigenti scolastici vanno all’attacco della riforma Renzi. Motivo del contendere, l’art.10 del disegno di legge di riforma della Pubblica Amministrazione che escluderebbe la Dirigenza Scolastica e la Dirigenza Medica dal Ruolo Unico dei Dirigenti. Il nemico da “combattere”, per i presidi, è il “demansionamento”.

Dietro questa novità, contenuta nel progetto di riforma, si “nasconderebbe” una deroga all’art. 2103 c.c. in virtù della quale, nell’ambito dei posti vacanti in organico, un dipendente pubblico in esubero, collocato in disponibilità, potrebbe essere riallocato con una qualifica ed una retribuzione inferiori. Immediato e netto è giunto il dissenso del  prof. Enzo Ciotola e del prof. Vincenzo Spina, rispettivamente Coordinatore nazionale e Coordinatore regionale dei Dirigenti di Scuola della Federazione Lavoratori Pubblici.

Addirittura incredulo quest’ultimo che, così, spiega i motivi del suo disappunto: “Nessun altro dirigente statale percepisce uno stipendio così basso rispetto a tutte le responsabilità gestionali, organizzative, amministrative, nonché penali, in caso di errore. Il Dirigente scolastico – continua il prof. Spina – gestisce una struttura complessa in cui operano da 80 a 200 dipendenti (tra docenti e personale Ata), e da 600 a 2000 alunni. Nessun altro Dirigente dello Stato ha un così elevato numero di dipendenti e di utenti da governare.

Inoltre – insiste ancora il professore – rivestendo il ruolo di datore di lavoro, il dirigente scolastico è  responsabile della sicurezza e della incolumità degli addetti e risponde, personalmente, in caso di accertata inadempienza. Senza contare – aggiunge Spina – le responsabilità derivanti dagli appalti per l’approvvigionamento di beni e servizi, per diverse centinaia di migliaia di euro”. 

Tutto questo a fronte di uno stipendio che viene definito “bizzarro” se confrontato a quello di altri dirigenti statali, esonerati per la maggior parte, secondo il dirigente, da tante e tanta responsabilità. I tagli di retribuzione rischiano dunque di costituire un duro ostacolo alla riforma pensata da Renzi.

I dirigenti scolastici sono sul piede di guerra e, nel ribadire che  il Coordinamento Nazionale, i Coordinamenti Regionali e i Dirigenti iscritti alla Federazione Lavoratori Pubblici vigileranno perché quanto prospettato dall’articolo 10 della riforma non si traduca in realtà, il prof. Spina annuncia che sono già al vaglio iniziative a tutela della categoria.

“D’altra parte – conclude Spina – solo il pressapochismo o l’ iconoclastico furore giovanile di qualcuno può pensare di aumentare il “gap” tra la Dirigenza dello Stato e la Dirigenza delle Scuole, lasciando in vita la riserva indiana per i Dirigenti di queste ultime”.

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