Riforma Costituzione, arriva il si del Senato. Se passa anche alla Camera si eviterà il referendum

senato vota riforma costituzione

Al suo secondo passaggio a Palazzo Madama è stato approvato con 218 voti il ddl costituzionale che, tra le altre cose, cambierà l’articolo 138 della Carta. Superato il quorum dei due terzi. Ma sono alla maggioranza sono mancati 19 voti. Contrari M5S e Sel. Il via libera definitivo spetta ora alla Camera.

 

Il Senato ha approvato il ddl costituzionaleche istituisce il Comitato parlamentare per le riforme costituzionali. Ma sul provvedimento fortemente voluto dal governo delle larghe intese e dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la maggioranza non ha votato compatta. Hanno votato sì in 218 senatori, superando così per solo 4 voti il quorum dei due terzi che, se venisse superato anche alla Camera, darà la possibilità di evitare il referendum confermativo per le leggi di riforma costituzionale. Sulla carta (e senza contare il gruppo Misto, in cui siedono anche i senatori a vita) sommando Pdl, Pd, Sc, Gal e Autonomie, la maggioranza avrebbe dovuto avere 239 voti. Ne sono mancati così 19. Molte le defezioni nel Pdl, tra cui quella di Francesco Nitto Palma, senatore campano presidente della commissione Giustizia. 

La scelta ha scatenato la reazione dei senatori del Pdl filo-governativi che hanno accusato i ‘falchi’ del partito di aver teso una trappola all’esecutivo delle larghe intese: “Qualcuno ha tentato di far cadere il governo – sostiene Roberto Formigoni -. Ma il tentativo è fallito. Basta leggere l’elenco dei senatori di maggioranza che si sono astenuti nel voto per l’istituzione del comitato per le riforme, o che pure essendo presenti in aula non hanno votato. Soprattutto all’interno del Pdl è necessario un confronto serio, onesto e definitivo”. Pronta la replica del compagno di partito Nitto Palma: “Formigoni cerca di spiegare le mie idee e mi addebita la volontà di far cadere il governo. Nulla di più sbagliato. Se questo fosse stato l’intendimento, sarebbe stato sufficiente parlare con i senatori pugliesi. Su una cosa Formigoni ha ragione, e cioè che all’interno del Pdl sia necessario un confronto serio e onesto, ma non necessariamente definitivo”. 

La fronda all’interno del Pdl sul dl costituzionale ha coinvolto 11 senatori che si sono astenuti al momento del voto. L’astensione al Senato vale come un voto contrario. Gli 11 sono Maria Elisabetta Alberti Casellati, Vincenzo D’Anna, Domenico De Siano, Ciro Falanga, Pietro Iurlaro, Pietro Langella, Eva Longo, Antonio Milo, Augusto Minzolini, Francesco Nitto Palma e Domenico Scilipoti. Di questi solo Nitto Palma, Minzolini e Falanga hanno annunciato in aula la loro astensione, in disaccordo col fatto che  perché non viene affrontato il tema della riforma della giustizia. In aula si è astenuto anche il senatore del Pd Felice Casson, in dissenso dal suo gruppo, mentre MineoTocciAmati e Turano non hanno partecipato al voto. Il quorum dei due terzi è stato raggiunto anche grazie al sì della Lega. Hanno votato invece contro M5S e Sel. Quella di oggi è la seconda deliberazione del Senato. Il via libera definitivo spetta ora alla Camera, che ha già votato il 10 settembre.

Il voto di oggi è arrivato nonostante le proteste di molti cittadini e costituzionalisti che il 12 ottobre sono scesi in piazza a Roma contro la riforma della Costituzione ideata dalle larghe intese. Il ddl costituzionale 813-b, una volta approvato anche alla Camera per la seconda volta, affiderà a un comitato di 42 parlamentari (20 senatori e 20 deputati, più i presidenti delle commissioni Affari costituzionali) il compito di riscrivere i titoli I, II, III e V della seconda parte della Costituzione, riguardanti Parlamento, presidente della Repubblica, governo, Regioni, Province e Comuni. Di fatto, metà del testo costituzionale. Per bruciare i tempi, il disegno di legge stravolge di fatto anche l’articolo 138 della Carta, dimezzando da tre mesi a 45 giorni l’intervallo tra le due letture con cui le Camere approveranno la futura legge di riforma.

Al momento del voto i senatori di Sinistra Ecologia Libertà hanno indossato per protesta il fazzoletto rosso dei partigiani. Prima della votazione finale avevano consegnato al ministro Quagliariello una voluminosa copia della Costituzione e degli atti dei lavori dell’Assemblea Costituente. ”E’ uno strappo alla Costituzione che aggrava il nostro giudizio sulla maggioranza a il governo – commenta Nichi Vendola – Manomettere la Costituzione, con questo governo e questa maggioranza, è un gioco d’azzardo”. Contro la riforma costituzionale il Movimento Cinque Stelle salì perfino sul tetto della Camera. E oggi la capogruppo del Senato Paola Taverna ha elencato tutte le violazioni della Carta commesse da Governo e Parlamento. “Pd e Pdl riescono a violentare l’articolo 138 della Costituzione, la valvola di sicurezza della nostra Carta – scrive in una nota la Taverna– Se Pd e Pdl non hanno paura dei cittadini e sono così sicuri delle loro azioni perchè non indicono un referendum sulla deroga all’articolo 138?”.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.