Renzismo o bullismo? Il neo segretario Pd fa (già) a spallate con tutti, senza un obiettivo preciso

il neo eletto renzi fa già il bullo con tutti

Renzismo o bullismo? La domanda non è oziosa, né troppo maliziosa, viste le ultime iniziative del segretario del Pd, Matteo Renzi. D’altronde, anche al di là di nomi e leader di partito, l’intellettuale Giovanni Di Capua ha già sviscerato da par suo su Formiche.net il tema “capo o leader?” sulla scia di un editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera.

 

Sgombriamo il campo da equivoci, innanzitutto. La vittoria di Renzi alle primarie del Pd ha avuto un effetto rigeneratore non solo per il Pd ma per tutti i partiti. Il sindaco di Firenze ha innescato un processo innovatore e riformatore nelle forme e nella sostanza della politica che sta dispiegando i suoi effetti benefici anche in altri partiti. Peraltro la vittoria di Renzi alle primarie può incalzare l’azione del governo Letta.

Ciò detto, l’arrembante e spasmodico attivismo molto mediatico di Renzi può avere effetti indiretti non del tutto congrui con le sue premesse politiche. Il “Fassina chi?“, al di là della ironia che sottintendeva l’interrogativo, è il segno anche di un’arroganza che il leader di un grande e composito partito dovrebbe evitare per evitare accuse di bullismo leaderistico. Anche perché a questo punto ci si potrebbe aspettare anche un “Zanonato chi?”, un “Cuperlo chi?” e, prima o poi, magari, anche un “Letta chi?”.

Ecco, è giunta l’ora che i funambolismi renziani abbiano un obiettivo chiaro e magari anche dichiarato: si vuole incalzare l’esecutivo a colpi di Job Act e di riforme elettorali oppure si preferisce far cadere il governo appena approvata una qualunque legge elettorale? La domanda non è oziosa, perché al di là di qualche frase di circostanza sulla lealtà verso il governo delle ex larghe intese capeggiato da un esponente di spicco del Pd, come Enrico Letta, l’impressione sempre più netta è che l’attivismo di Renzi voglia travolgere più che accompagnare l’azione del governo Letta a colpi di proposte che invece di essere integrative rispetto a quelle del governo sia sostitutive, se non alternative, all’azione (o all’inazione, secondo i renziani) dell’esecutivo.

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