“Renzi, esperienza finita”, i salotti buoni vogliono un tecnico: il piano per far fuori il Premier

Renzi rischia il posto

Renzi rischia il posto

In alcuni ambienti, nei cosiddetti “salotti buoni” si scommette su un governo tecnico a tempo per votare poi in autunno. “Per Matteo Renzi l’esperienza di governo è giunta al capolinea”, dicono i bene informati. Ecco il piano per far fuori il premier, come racconta Adalberto Signore per Il Giornale.

D’altra parte, la questione è all’ordine del giorno da qualche mese, non solo nei corridoi più riservati del Palazzo, ma pure nei salotti buoni dell’economia e dell’imprenditoria. Dove l’eventualità di archiviare l’esperienza di Matteo Renzi e riproporre ancora una volta il solito «governo di emergenza» è ormai considerato uno scenario possibile. Auspicabile per alcuni, ma comunque verosimile per tutti.

DA ROTTAMATORE A ROTTAMATO?

L’obiezione più ovvia – la più legittima peraltro – è che pensare a un altro esecutivo che non abbia l’investitura delle urne è piuttosto azzardato. Se davvero la parabola di Renzi è destinata a una rapida discesa, lo sbocco più naturale sembra infatti quello delle elezioni. Soprattutto dopo i governi di Mario Monti, Enrico Letta e, appunto, quello in carica. Tutti esecutivi che non hanno avuto un mandato popolare esplicito.

Eppure, gli interessi di chi siede in Parlamento – quello a prolungare la legislatura e, dunque, lo stipendio fino al 2018 – si saldano perfettamente a quelli di un pezzo importante del mondo economico. In questo senso, l’uscita di qualche giorno fa di Diego Della Valle è stata eloquente. Perché è evidente che se il patron di Tod’s si è esposto fino a chiedere a Sergio Mattarella di «prendere atto» che «l’esperienza di Renzi è arrivata alla fine» non è certo per caso. E poco importa che oggi Della Valle si stia concentrando sul lancio – previsto a settembre – del suo movimento Noi italiani, perché l’impressione è che in verità non guardi così lontano.

 

PIERO GRASSO SCENDE IN CAMPO?

Il tema è caldo al punto che nei giorni scorsi c’è stato un durissimo scontro tra il Pd e il presidente del Senato Piero Grasso. La ragione ufficiale è la gestione dell’Aula durante l’approvazione del ddl Scuola, con il presidente dei senatori dem che ha scritto una lettera di fuoco alla seconda carica dello Stato parlando di «netta disapprovazione» per la sua conduzione dei lavori per così dire «permissiva». Il punto, però, non è tanto questo. Il non detto, infatti, è che Grasso possa far parte della partita del governo di emergenza e magari provarla a giocare attivamente facendo valere il suo peso istituzionale. Nei giorni dello scontro con Zanda, d’altra parte, più di un senatore dem accreditava uno scenario simile. Che potrebbe peraltro non dispiacere anche a chi è oggi costretto a giocare di rimessa rispetto a Renzi. Silvio Berlusconi per certi versi, ma anche la minoranza del Pd che avrebbe tempo di riorganizzarsi.

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