Renzi comunica la squadra di Governo. Nel segno della continuità confermati Alfano e la Lorenzin

renzi presenta squadra di governo continuità con letta alfano e lorenzin

Da Napolitano con un giorno di anticipo, smussati gli angoli con il Nuovo Centrodestra. Lunedì il primo voto di fiducia al Senato.

 

La riserva è stata sciolta: Matteo Renzi è il nuovo presidente del Consiglio, alla guida di una squadra «snella» di 16 ministri, tra cui otto donne. Il nuovo esecutivo nasce sulle ceneri del governo Letta, con sostanzialmente la stessa maggioranza ma con in più una certa apertura di credito da parte di Forza Italia, che resterà all’opposizione ma che in questi giorni tutto sta facendo fuorché fare opposizione dura al segretario del Pd. L’esecutivo dovrà ora superare lo scoglio del voto di fiducia, ma sistemate le caselle dei ministeri il passaggio parlamentare non dovrebbe riservare particolari sorprese. In ogni caso la prima parola spetterà lunedì al Senato, dove la maggioranza è più risicata; poi martedì toccherà alla Camera, per un passaggio perlopiù formale visti gli ampi numeri su cui può contare il solo Pd.

L’ATTESA, POI IL TWEET –Renzi si è presentato da Napolitano con un giorno di anticipo sul previsto, con una lista di ministri che fino all’ultimo è stata soggetta a rifiniture. E il colloquio con il capo dello Stato è durato più di due ore e mezza, un tempo lungo che secondo molti è servito per convincere il presidente della validità dei nomi. Poi era stato lo stesso Renzi a sdrammatizzare con un tweet: «Arrivo, arrivo! #lavoltabuona».

 Alla fine però tutte le caselle sono state riempite e ogni mugugno tra le forze di maggioranza è stato sopito. Il Nuovo Centrodestra, che ancora giovedì puntava i piedi e parlava di «criticità nel programma», ha rinunciato alla vicepresidenza in cambio della conferma dei suoi tre ministeri e di una sorta di clausola di salvaguardia che subordini le nuove elezioni non solo ad una nuova legge elettorale ma anche alla riforma del Senato, evitando così il rischio di un’accelerazione verso il voto una volta dato il via libera all’Italicum (che ai centristi non piace).

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