Renzi come Berlusconi: editto cinese per silenziare la minoranza. Inchinatevi al nuovo Duce d’Italia

benito renzi mini

Parliamoci chiaro: quando l’editto è stato di matrice berlusconiana, si è levato un moto di indignazione veemente contro la deriva fascistoide dell’omino di Arcore. Quando ci sono state le epurazioni “a 5 Stelle” (a proposito: le votazioni online per scegliere gli alleati a Bruxelles si sono rivelate una farsa totale), i paragoni tra Mussolini e il comico di Genova hanno riempito le prime pagine dei giornali e le aperture dei Tg. Con Renzi, colpito dalla sindrome dell’autoritarismo cinese, si odono appena dei pio pio e la levata di scudi contro siffatta violenza antidemocratica– che dovrebbe essere intensa e impetuosa – appare invece flaccida e poco convinta.

 

Tra i più “incazzati” contro il nuovo Duce d’Italia si segnalano la direttrice dell’HuffPost Lucia Annunciata, che accusa apertamente i renziani di ledere la libertà d’opinione di chi dissente, e il giornalista Rai Alberico Giostra, secondo cui “Renzi è solo l’altra faccia di Grillo e Berlusconi.

Veniamo ai fatti: in questi giorni la Commissione Affari Costituzionali del Senato sta discutendo la riforma di Palazzo Madama. Obiettivo di Renzi: eliminare i senatori e creare un nuovo Senato con sindaci e governatori ad occuparsi di enti locali. “Demenziale”, secondo Giostra, “perché è come mettere le volpi a guardia del pollaio”.

Corradino Mineo, esponente di spicco della minoranza del Pd e componente della Commissione, non è d’accordo sul testo di riforma presentato. Risultato: l’ufficio Presidenza del Partito, in mano ai renziani, ha deciso di defenestrarlo dalla Commissione e sostituirlo con qualcuno “fedele alla linea”. Conseguenza: 14 senatori del Pd si sono autosospesi per solidarietà con il collega Mineo. Questi i nomi: Vannino Chiti, Felice Casson, Paolo Corsini, Norina Dirindin, Erica Gadda, Maria Grazia Gatti, Francesco Giacobbe, Sergio Lo Giudice, Renato Guerino Turano, Claudio Micheloni, Massimo Mucchetti, Lucrezia Ricchiuti, Walter Tocci.

La defenestrazione di Mineo e Chiti – accusa Alberico Giostra – è la conferma che ancora una volta la (presunta) modernizzazione, che ha trovato l’ennesimo profeta in Renzi, in Italia sceglie sempre strade autoritarie. Statene certi: nessuno da Bruxelles o da Washington, bacchetterà Renzi per questa deprecabile scelta. Tutti continueranno a invocare le riforme senza mai sapere di che stanno parlando o sorvolando, ad esempio, sul demenziale nuovo Senato dove sindaci e governatori dovrebbero occuparsi di enti locali, cioè di loro stessi, realizzando il sogno di tutte le dittature, mettere le volpi a guardia del pollaio. Ripeto per chi si fosse messo in ascolto solo ora: Renzi è solo l’altra faccia di Grillo e Berlusconi.”

Sull’altra sponda del fiume, con il mitra delle riforme puntato sulla testa del Paese, ci sono i renziani, autoritari e dispotici come nemmeno Gasparri e La Russa messi insieme. Secondo il sottosegretario Lotti, dodici senatori non possono permettersi di mettere in discussione il volere di 12 milioni di elettori. Parole già sentite: questo era il cavallo di battaglia di Berlusconi (“mi votano milioni di elettori: non possono colpirmi”) per giustificare qualunque porcata dei suoi governi.

La Boschi è in linea con Lotti: “Il processo delle riforme va avanti, non si può fermare per dieci senatori. Evidentemente è questa la lezioncina da mandare a memoria per manipolare ad arte una situazione che potrebbe ritorcersi come un boomerang contro il Governo Renzi.

E infatti anche il Premier, in Cina per vendere pezzi d’Italia ai ricconi d’Oriente, afferma perentorio: “Non lascio il Paese a Mineo, avanti con le riforme.”

Avanti, Duce, l’Italia degli 80 euro è con te. Fin quando la comprerai a botte di spot elettorali. Ma quando capirà che sei solo l’ennesimo bluff ti appenderà – metaforicamente – a testa in giù e farà di te quel che ha fatto con Mussolini e Berlusconi. Goditi il tuo ventennio, ammesso che sarai in grado di restare sul pezzo per due decenni.

Sembra di sentirli i renziani, battitacchi in marcetta verso la gloria delle riforme. Altro che “Happy Days”: qui siamo al “Me ne frego è il nostro motto….se non trionfa sarà un bordello…”

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