Rapporti Italia-Taiwan, spuntano 3 disegni di legge mai assegnati in Commissione

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A scuola la maestra avrebbe detto a Pierino: copia copiassa l’esame non si passa. In Senato però questa frase è sconosciuta. Lo certifica Openpolis che ci fa notare che negli ultimi giorni sono stati presentati tre disegni di legge dal titolo identico che riguardano i rapporti commerciali e fiscali tra Italia e Taiwan. Oltre al titolo anche l’impalcatura dei primi due disegni di legge è la stessa. Trentuno articoli scritti in maniera pressochè identica. Ci sono piccole differenze individuabili solo dagli esperti della Settimana Enigmistica. Il principale è l’impegno di spesa identico nella sostanza (488.500 euro all’anno) ma non nella tempistica.

 

Che il parlamento e i suoi disegni di legge a volte siano inutili lo diciamo spesso. Mensilmente tiriamo le somme del “lavoro” dei nostri deputati e senatori. Quello che non avevamo ancora notato è che tra luglio e ottobre oltre all’inutilità si è venuto a creare anche l’effetto fotocopia.

Ossia tre disegni di legge con lo stesso titolo che, semmai verranno discusse da un parlamento asservito al Governo, dovranno essere per forza di cose riassorbiti in un unico testo di legge. Anche perché arrivano tutti e tre dalla stessa fazione politica: Pdl e Lega. E sappiamo bene che il partito di Maroni, anche se non appoggia il Governo Letta, è legato a filo doppio a Berlusconi e ai suoi seguaci.

TRE DISEGNI DI LEGGE DALLO STESSO TITOLO

Il titolo del testo di legge è questo: Norme recanti regime fiscale speciale in relazione ai rapporti con il territorio di Taiwan.

Già esaminando il titolo non sembra argomento da discutere urgentemente in parlamento visti i problemi che ci sono, dalla disoccupazione che avanza alle tasse che aumentano. Quindi già il primo di questi disegni di legge avrebbe atteso molto prima di essere assegnato in commissione e discusso in aula.

Dimostrazione ne è il primo testo presentato a nome del primo firmatario leghista il senatore Sergio Divina.Il testo di legge risale al 22 luglio scorso e, come è facile aspettarsi in questi casi, non è stato ancora assegnato a nessuna commissione. E chissà per quanto tempo ancora languirà prima di essere destinato.

I parlamentari, evidentemente in crisi creativa, hanno pensato di produrre duplicati che naturalmente non sono ancora stati presi in considerazione dal parlamento. Il titolo, manco a dirlo, è perfettamente identico al primo disegno di legge.

Chi sono i presunti copioni? Quelli a cui la maestra avrebbe dato due per scarsa originalità? Si tratta di due senatori del Pdl. Il primo è Giuseppe Marinello che ha presentato una seconda proposta di legge con lo stesso titolo il 15 ottobre.

Passano poco meno di due settimane che il 28 ottobre si replica. Questa volta a metterci del suo nel novero delle leggi dallo stesso titolo è il pidiellino Lucio Malan che manco a farlo apposta dà la sua dimostrazione del detto: non c’è due senza tre.

Sul sito del Senato tuttavia sono disponibili soltanto i primi due disegni di legge. Quello di Malan non c’è ancora.

ANALOGIE E PICCOLE DIFFERENZE TRASCURABILI

Ora andiamo a vedere analogie e differenze. Il testo del leghista si compone di 31 articoli gli stessi di quello del pidiellino Marinello. Andiamo a vedere la copertura finanziaria prevista in entrambi i disegni di legge e troveremo un’altra analogia: in entrambi i testi, composti di 36 pagine ognuna, si prevede un impegno di spesa di 488.500 euro annui. Una differenza tuttavia esiste e dobbiamo darne atto al pidiellino Marinello. Perché se nel disegno di legge di Sergio Divina si prevede che si iniziano a spendere i soldi dal 2014, in quello copiato si parla di spesa già nel 2013.

Però sappiamo bene che chi copia spesso quando cerca di metterci del suo lo fa anche male. Ora siamo già a novembre del 2013 e il disegno di legge non è stato ancora nemmeno discusso. Come si fa a pensare ad una spesa retroattiva? Soprattutto se si tiene conto che il disegno di legge verrà prima accorpato e poi probabilmente approvato non prima della metà del 2014. Nel resto la struttura dei testi di legge è praticamente identica. E facilmente sovrapponibile quando l’argomento sarà oggetto di discussione del Senato.

Lavoro sprecato quindi? Certamente sì, soprattutto se si pensa che problemi come quello dell’impegno di spesa potevano essere risolti in commissione o durante la discussione in Senato. Il parlamento si conferma quindi una scatola vuota. E anche nel suo eccessivo populismo Beppe Grillo rischia di avere ragione su questo tema che è il perno della sua campagna di adesioni al Movimento. 

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