Pdl style, nuova legge per impedire ai magistrati di partecipare alla vita politica

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Occhio alla tempistica. Mentre il Cavaliere veniva condannato, per il caso Ruby, a sette anni di reclusione per prostituzione minorile e concussione, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, nello stesso momento la pidiellina Gabriella Giammanco presentava alla Camera l’ennesimo disegno di legge per impedire agli stessi magistrati di partecipare alla vita pubblica. Pura coincidenza o trama ben disegnata?

 

A pensar male qualche volta si fa male ma altre volte (per dirla alla dipietrese) ci si azzecca. Potrebbe essere questo il caso della coincidenza di una presentazione di un disegno di legge sull’incompatibilità e l’ineleggibilità dei magistrati e la condanna in primo grado di Silvio Berlusconi per il processo Ruby a sette anni di reclusione per concussione per costrizione e prostituzione minorile.

Il testo di legge della pidiellina Gabriella Giammanco risulta presentato il 24 giugno. Il sito internet della Camera, che per ora non ce lo rende disponibile non ci potrà certamente dire a che ora la deputata lo ha depositato. Sappiamo per certo però che nel pomeriggio del 24 giugno alle 17.30 il giudice Giulia Turri dal Tribunale di Milano emetteva il verdetto contro Silvio Berlusconi. Quasi come se ci fosse stato o un disegno preventivo (in caso il progetto sia stato presentato qualche ora prima) oppure immediatamente punitivo (in caso fosse stato presentato anche qualche minuto dopo).

GIAMMANCO FOREVER – Chi è Gabriella Giammanco? La donna che ha presentato il progetto di legge sull’ineleggibilità e l’incompatibilità dei giudici il giorno della condanna di Berlusconi per il processo Ruby, è eletta nel Pdl dal 2008 quando entra ufficialmente nella sedicesima legislatura del parlamento italiano.

Prima di questo la  36 enne palermitana si laurea in Scienze della Comunicazione e diventa giornalista professionista. L’avvicinamento con il mondo di Berlusconi avviene nel 2005 quando entra a far parte dello staff del tg4 come redattrice. E condusse per breve tempo anche la rubrica Sipario.

Quando il direttore, altra coincidenza fortunata, era niente poco di meno che Emilio Fede coinvolto nello scandalo Ruby insieme a Lele Mora e Nicole Minetti in un processo parallelo a quello di Silvio Berlusconi.

E c’è di più: nel 2008 insieme alla collegaNunzia De Girolamo (ora ministro per l’Agricoltura) è stata colta da alcuni fotografi mentre scambiava bigliettini dal contenuto informale e galante, guarda caso, proprio con l’allora presidente del consiglioSilvio Berlusconi. Un curriculum da perfetta berlusconiana non c’è che dire. Anche se si considera che già aveva messo a segno la presentazione di un altro progetto di legge nei confronti dei magistrati con, ancora una coincidenza guarda caso, l’incompatibilità e l’ineleggibilità delle toghe.

IL PRECEDENTE – La cosiddetta “guerra dei vent’anni” come Berlusconi l’ha chiamata era già cominciata. E la soldatessa Giammanco era già in prima linea fedelissima come ora.

Fu allora che insieme ai colleghi Di Biagio,  Vincenzo Fontana, Formichella, Fontana, Antonino Foti, Mistrello Destro, Sammanco, Mottola e Scandroglio, presentò una proposta di legge datata marzo 2010 che prevedeva nuove disposizioni in materia di ineleggibilità e di incompatibilità dei magistrati.

L’articolo 8 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 viene sostituito da questo: I magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, esclusi quelli in servizio presso le giurisdizioni superiori o comunque presso uffici giudiziari aventi competenza sull’intero territorio nazionale, non sono eleggibili nelle circoscrizioni il cui territorio, in tutto o in parte, sia compreso rispettivamente, nel distretto di corte d’appello ovvero nella circoscrizione del tribunale amministrativo regionale o della sezione regionale della Corte dei conti o del tribunale militare in cui è ubicato l’ufficio giudiziario al quale sono o sono stati assegnati o nel quale hanno comunque esercitato, a qualsiasi titolo, le funzioni giudiziarie in un periodo compreso nei due anni antecedenti la data di accettazione della candidatura.  Non sono in ogni caso eleggibili i magistrati che, all’atto dell’accettazione della candidatura, non si trovino in aspettativa da almeno sei mesi in caso di scadenza naturale della legislatura, ovvero non si trovino in aspettativa all’atto dell’accettazione della candidatura in caso di scioglimento anticipato della Camera.

I magistrati non sono eleggibili nemmeno come sindaci, o consiglieri provinciali o regionali nel distretto dove hanno svolto il loro ruolo.

Il testo di legge prevedeva inoltre che i magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari candidati alle cariche di deputato, di senatore, di presidente della regione o di consigliere regionale, e non eletti sono ricollocati nel ruolo di provenienza. Esclusi però quelli che prestavano servizio presso le giurisdizioni superiori o comunque presso uffici giudiziari aventi competenza sull’intero territorio nazionale, nei cinque anni successivi alle elezioni, esercitare le loro funzioni né essere assegnati a qualsiasi titolo in un ufficio giudiziario ubicato, rispettivamente, nel distretto di corte d’appello ovvero nella circoscrizione di competenza del tribunale amministrativo regionale o della sezione regionale della Corte dei Conti dove si erano candidati.

Una norma chiara che voleva impedire a qualsiasi giudice di intraprendere la carriera politica e nella quale è incappato anche Antonio Ingroia, non eletto nelle liste di Rivoluzione Civile, trasferito ad Aosta (unica regione dove non si era candidato) per poi doversi dimettere dalla magistratura per continuare l’attività politica. Un modo comunque per impedire a chi è giudice di scegliere questa carriera. Qual è la colpa? Una sorta di vendetta trasversale contro i magistrati che, facendo il proprio lavoro, hanno coinvolto Berlusconi in processi giudiziari.

Se sia giusto o no non lo diciamo noi ma è certamente una limitazione della democrazia perché tutti i cittadini dovrebbero avere lo stesso diritto di entrare a far parte della vita politica di uno Stato. A meno che non siano condannati in maniera definitiva per reati contro la pubblica amministrazione. Ma questo al Pdl non interessa, il loro unico fine è quello di vendicare Berlusconi, che tra poco potrebbe essere estromesso dalla vita politica per sempre qualora le interdizioni dei processi Mediaset e Ruby diventassero definitive.  

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