Pdl nel caos. Berlusconi, sotto assedio, ha perso la pazienza. Ora scattano le prime epurazioni

berlusconi infuriato pronto con le epurazioni

Il Cavaliere sempre più determinato a cacciare i governisti dal partito. Il nodo elezioni europee.

 

Epurazione totale di democristiani, vecchi socialisti, innovatori e colombe varie. Si vocifera di un Silvio Berlusconi più che mai determinato in vista dello scontro finale previsto il prossimo 16 novembre al Consiglio nazionale del Popolo della Libertà. L’obiettivo del Cavaliere, secondo quanto filtra da palazzo Grazioli, è quello di fare tabula rasa dei cosiddetti “governisti” che in queste ore hanno iniziato a far girare una mozione tra i circa 800 membri dell’assise pidiellina. 

I numeri ballano, al momento le sottoscrizioni dovrebbero essere 310. E il senatore Roberto Formigoni, tra i più attivi del gruppo, continua a parlare di «tante firme» in calce al documento che al punto sei assicura il proseguimento dell’esperienza del governo Letta. Anche in caso di decadenza di Berlusconi. Il Cavaliere, a quanto pare, ha ben altro per la testa: la scissione è a un passo. Vuole avere mani libere sia sull’esecutivo che sulla gestione della nuova Forza Italia. «Un partito leggero» che si presenterà alle prossime elezioni europee e potrebbe già veder schierata la figlia Marina come leader. 

Per chi ha avuto modo di parlare con Berlusconi in queste ore, la strategia dell’ex premier è fin troppo chiara. Il 28 novembre, il giorno dopo la sua decadenza da senatore, inizierà una «stagione politica nuova». Con un occhio già alle elezioni europee del maggio 2014. Di mezzo ci saranno i problemi giudiziari, la possibile richiesta di grazia, ma anche la pena che (in teoria) l’ex premier dovrà iniziare a scontare proprio dalla prossima primavera. 

Un mix esplosivo su cui Forza Italia potrebbe costruire la sua campagna elettorale, con i falchi come Daniela Santanchè e Augusto Minzolini in prima fila a sparare cannonate. Dietro alla raccolta firme che anticipa il Consiglio nazionale, infatti, come alle prove di forza su chi vanta sul territorio più delegati e voti, c’è la corsa per ottenere un seggio a Strasburgo. Nel Pdl i big si “contano” da mesi, anche perché come spiega a microfoni spenti un falco pidiellino, «nel dopo Berlusconi resisterà solo chi ha i voti». E così non resta che andare alla conta. Ci si spalleggia e ci si sgambetta. 

Del resto, sono in tanti a voler correre per un seggio in Europa. Un posto che offre, oltre a un lauto stipendio, rassicurazioni sia dal punto di vista delle immunità parlamentari sia di durata del mandato: scranni di certo più appetibili di quelli garantiti da un governo Letta sempre appeso a un filo. La lista dei possibili pretendenti è lunga e incrocia giocoforza le situazioni giudiziarie di alcuni. Spazia da Roberto Formigoni a Mario Mantovani, da Paolo Romani a Denis Verdini. Senza dimenticare le europarlamentari uscenti Licia Ronzulli e Lara Comi. La domanda di fondo resta sempre la stessa: alla fine Berlusconi chi deciderà di candidare? Anche perché molti dei cosiddetti eurocandidati occupano posizioni di coordinamento nel partito, rendendo il gioco a incastri sempre più difficile. 

Non è un caso che alla testa dei governisti ci sia proprio Formigoni, l’ex presidente di regione Lombardia, uno che ha sempre potuto contare sulle truppe cammellate di Comunione e Liberazione e quindi su un buon pacchetto di elettori. Peccato che Berlusconi in queste ore non sembra voler ascoltare le sirene delle colombe. l vicepremier Angelino Alfano e Maurizio Lupi vorrebbero provare a mediare ancora con il Cavaliere. L’obiettivo è quello di evitare una scissione traumatica e prendere tempo. Nelle prossime gli innovatori potrebbero tentare, attraverso la richiesta di un incontro personale con Berlusconi, di evitare che si vada alla resa dei conti in Consiglio nazionale. E non viene escluso che possa svolgersi un nuovo faccia a faccia tra Alfano e l’ex premier già questa notte. In realtà il Cavaliere appare più determinato che mai. Di stare appresso alle liti nel partito non sembra avere più voglia.

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