Pci, a volte ritornano. Dopo Fi ecco un altro simbolo del “rinnovamento” della politica

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3 febbraio 1991, il Partito Comunista Italiano, il più grande e influente raggruppamento di sinistra della storia mondiale (dopo il PCUS e il PCC), decreta il suo scioglimento. Per l’imbarazzo di definirsi ancora “comunisti” dopo la caduta dell’URSS, Achille Occhetto decise di svoltare e di inaugurare una nuova sinistra. Il 19 gennaio 2013 i “comunisti” sono ritornati alla luce con un “nuovo” e “sorprendente” progetto: la ricostruzione del socialismo.

 

Non è un film horror con zombie e fantasmi: è la pura realtà. Non sono neanche mostri o alieni venuti da un pianeta extrasolare: li abbiamo sempre avuti vicino a noi. Sono gli stalinisti, questi nostalgici dell’URSS, di Stalin e della Rivoluzione d’Ottobre che dagli anni novanta popolano la sinistra.

Hanno vissuto ai margini della politica italiana, sempre in minoranza e fieri della propria matrice sociale e culturale. Con la crisi economica imperante hanno iniziato ad intensificare le campagne di sensibilizzazione, pronti a combattere per quel socialismo tradito dagli stessi sovietici nei lontani anni sessanta.

Il 19 febbraio 2013, a Roma, Marco Rizzo, ex segretario di Sinistra Critica, ha ufficializzato la rinascita del Pci. Gli stalinisti sono ritornati! Più agguerriti che mai, pronti a sfidare i poteri forti e il capitalismo, hanno aspettato due decenni per gridare la loro rabbia contro il sistema.

Per uscire dalla crisi e per arginare la prepotenza del capitalismo attuale, Rizzo propone una ricetta improntata sull’anticapitalismo più agguerrito: nazionalizzazione delle banche e delle principali industrie, socialismo di Stato e uscita senza indugi dall’Unione Europea.

I “comunisti” del terzo millennio rispolverano il proprio passato per uscire da un futuro alquanto incerto.