Non è un Governo per deboli. Tutte le grandi coop rassicurate, la rottamazione è solo per i cittadini

non è un governo per debole le grandi coop rappresentate e rassicutrate

Spietata analisi di Dagospia sul Renzi 1. Nella prima foto ufficiale del governo Giuliano Poletti e Maurizio Lupi si sono istintivamente piazzati uno vicino all’altro. Ma dire che le infrastrutture chiamano il lavoro è poco più di una banalità. Ricordare invece che “i milioni chiamano i milioni”, come sosteneva il grande Eduardo, è solo un piccolo servizio di pubblica utilità. Cooperative e Compagnia delle Opere si spartiscono grandi affari e interi mercati da oltre quindici anni.

 

Con il Rottam’attore, però, sono per la prima volta al governo insieme e ufficialmente con tutto il loro peso economico. Guardateli bene, nelle foto ufficiali, quel pacioso romagnolo con la passione della pallamano e il suo amico podista lombardo: insieme valgono 230 miliardi di fatturato e rappresentano 80 mila società. Per arrivare al loro giro d’affari, bisogna sommare Eni, Enel e Telecom Italia.

Sono numeri talmente imponenti che non è facile capire se sia più decisivo l’appoggio di Renzie a coop e Cdo, con la loro consacrazione al governo, oppure se sia il contrario. Ma un fatto è certo: almeno a fini interni, a fini di partito, un segretario che lancia l’Opa sulle cooperative rosse si blinda totalmente. A quel punto, come suo successore al Nazareno, ci può andare anche il fratello di D’Alema, ma la sostanza non cambia.

Partiamo dal ministro Poletti, la più imprevista delle new entry in un governo che per il resto sembra un altro esecutivo Letta (ma senza Letta). Sarà un caso, ma la sua carta è stata tenuta coperta fino all’ultimo, come si fa con gli assi. Viene dalla cooperative rosse, che vuole dire Unipol-Sai, Granarolo, Manutencoop, CCC, Coop, CMC, Unieco, solo per limitarsi ai nomi grossi.

Ma da un paio d’anni guida l’intera associazione di categoria, che si chiama Alleanza delle Cooperative italiane, al posto di quel Luigi Marino che è diventato senatore con Sciolta Civica, che naturalmente è un fedelissimo di Mario Mauro (anche lui ciellino come Lupi) e ancor più naturalmente è candidato a fare il viceministro in un dicastero economico. I numeri di Alleanza Cooperative sono spettacolari: 43 mila imprese; 1,2 milioni di occupati; 12 milioni di soci; 140 miliardi di fatturato; 157 miliardi di raccolta bancaria con il credito cooperativo; una quota del 34% nel solo settore della grande distribuzione e dettaglio. Se si guarda a come si sono illustrati nello stesso Paese un pugno di grandi capitalisti senza capitali (ma con i giornali e il credito facile dalla loro parte), c’è solo da battere le mani.

E ora passiamo al ministro Lupi, un dirigente di Fiera Milano in aspettativa che non poteva non stare al governo. Nel 2003 ha lanciato insieme a Enrico Letta l’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà, parolina magica che significa affidamento di quanto più welfare possibile ai privati (sussidiati). Più che una filosofia politica, è una filosofia di business, e lo capì per tempo anche Pier Luigi Bersani, che con il Meeting di Rimini e il braccio economico di Comunione & Fatturazione ha sempre avuto ottimi rapporti. Del resto anche i numeri della Cdo sono impressionanti: 36 mila aziende, oltre 70 miliardi di fatturato, presenza fortissima nei servizi per la persona, nell’agroalimentare, nella formazione e nell’assistenza all’export. Anche qui, inciampi giudiziari a parte, riconoscere i brillanti risultati ottenuti è il minimo.

Tornando al governo e al ticket Lupi-Poletti, 230 miliardi di fatturato comune e una presenza poderosa nelle costruzioni generali, nelle manutenzioni, nei servizi e nell’assistenza sociale sono solo un dato di partenza. Il loro asse può giocare un ruolo da moltiplicatore e consentire a cooperative e Cdo di raggiungere traguardi ancora più ambiziosi.

Il nuovo ospedale Niguarda di Milano (costruzione alle coop rosse e servizi alla Cdo) è solo il simbolo di uno schema che in Lombardia funziona già da anni e che si esalterà su Expo2015. La manifestazione milanese è l’unico vero grande capitolo di spesa del governo, con 1,3 miliardi di fondi pubblici già stanziati e un’altra decina che dovrebbero arrivare per strade, ferrovie e infrastrutture varie.

Se si mettono insieme le competenze di cooperative rosse e Cdo, si vede che non manca nulla per dividersi la grande torta. Per altro la manifestazione si svolgerà in massima parte su terreni acquistati a caro prezzo da Fiera Milano (storico feudo ciellino) e, tanto per offrire un altro segnale, ad aggiudicarsi la gara per essere “Official Food distribution partner” è stata la Coop.

Poi, passata la fiera, ci sarà da gestire lo smantellamento di gran parte delle strutture ed è facile immaginare che partirà una nuova ondata di “valorizzazione immobiliare” delle aree. Con Cdo e cooperative direttamente al governo sarà tutto più facile. E chissà che incubi per il povero sindaco Pisapia.

Oltre a Expo2015, naturalmente, ci sono tante altre opere pubbliche nelle quali la Santa Alleanza continuerà a farsi valere, ma sono più o meno noccioline. E comunque i fatturati non si aumentano solo aggiudicandosi gli appalti, ma anche cambiando le regole del gioco e aprendo mercati per legge. Si va in Parlamento – e ora direttamente al governo – anche per questo.

Obiettivo Lavoro nasce nel 1997 per approfittare delle magnifiche riforme del lavoro in arrivo. Quelle che in nome della flessibilità hanno prodotto una precarietà che mette a rischio i conti dell’Inps, per fermarsi al mero effetto (suicida) sul sistema. Bene: soci di Obiettivo Lavoro sono la Cdo e la Lega delle cooperative.

Oggi le cooperative piazzano con Poletti un loro uomo al ministero del Lavoro. Se la filosofia delle riforme, anche in termini di maggior tutele, sarà sempre quella della “sussidiarietà”, per i colossi economici che stanno alle spalle dei ministri Poletti e Lupi sarà festa grande. E se si tiene presente che alla Sanità c’è un ministro come la Lorenzin, che è dello stesso partito di Lupi, si capisce come la presenza al governo della Guidi “in quota Confindustria” rischi di essere di mero contorno.

Ma il Rottam’attore, con la cooptazione di Poletti al governo non ha solo consacrato e cementato un asse di potere nel governo e nell’economia del Paese. Ha lanciato anche l’Opa definitiva sul suo partito. Non lo confermerà mai, ma quando perse la prima sfida contro Bersani, il sindaco di Firenze fu impressionato da una certa e imprevista mobilitazione “della base” a favore del segretario in carica e si lamentò anche degli ampi mezzi economici a disposizione del rivale.

E allora ecco il suggestivo scambio di potere che si profila con la nascita del primo governo Renzie: le cooperative (non solo rosse) arrivano al governo per trattare in posizione paritaria con il blocco economico che si muove dietro gli alfaniani e spartirsi un bel pezzo di spesa pubblica. In cambio, assicurano al Rottam’attore quella presa sostanziale e definitiva sul Pd che ancora gli manca.

Poi, certo, al governo ci sono otto donne sulle cui “mise” si potrà chiacchierare all’infinito e alcune sono anche dotate di un visino incantevole. Ma il potere vero non veste in tailleur, almeno in Italia, perché ha la stazza di un Poletti e la mascella di un Lupi.

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