Napolitano style: “I Pm abbiano senso della misura”. Il Pdl gode e il M5S ne chiede le dimissioni

napolitano attacca i pm

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, rilancia la riforma della giustizia ed esorta i magistrati ad essere meno difensivi e più propositivi. Letta così la dichiarazione sembra non dire nulla. Arrivata però a poco meno di 48 ore dal videomessaggio di Silvio Berlusconi, le parole del Capo dello Stato sono suonate come un attacco alla magistratura. Il Movimento Cinque Stelle: si dimetta.

 

Tanto da portare il Movimento Cinque Stelle a chiederne le dimissioni dopo aver bollato le dichiarazioni con il termine “indecenti”. Il Pdl nel frattempo si ammorbidisce con il Quirinale e molto probabilmente farà di tutto per garantire la stabilità di governo.

 

Cosa ha detto però Napolitano nel suo intervento di otto minuti alla Luiss di Roma? Si è lamentato del “perdurante conflitto tra giustizia e politica” chiedendo alle toghe “equilibrio, sobrietà, riserbo, assoluta imparzialità e senso della misura e del limite”.  Cose condivisibili ma che potrebbero rappresentare poca parzialità da parte del Quirinale in un momento politico in cui è il Pdl a ingaggiare una battaglia personale contro le toghe, dopo la condanna di Silvio Berlusconi.

 

Durante la commemorazione del consigliere Loris D’Ambrosio, deceduto il 26 luglio, Napolitano, salvando capra e cavoli, si immerge nelle citazioni dirette ad Ilda Boccassini, il magistrato di Milano che si è occupato del processo Ruby. Lo fa evocando “magistrati di fiera indipendenza e combattività”.

Il Capo dello Stato non ha mancato di difendere le toghe. Che sono comunque “impiegati pubblici”. E il “severo controllo di legalità operato dai magistrati, è imperativo assoluto per la salute della Repubblica”. E’ quindi necessario “un inequivoco rispetto per i magistrati spesso travolti nella contrapposizione tra politica e giustizia“.

 

Un colpo al cerchio dei giudici, appena un colpetto alla botte dei politici, quello che resta del discorso di Napolitano è soprattutto l’accenno alla riforma della giustizia. Che nel clima di questi giorni pare un’offerta al fronte berlusconiano per calmare le tensioni sul governo Letta. Particolare niente affatto secondario, la riforma della giustizia porta con se tradizionalmente un’amnistia, come accadde nel 1989 dopo l’introduzione del nuovo codice di procedura penale. Ammesso che il Parlamento riesca a condurla in porto, l’inatteso beneficio potrebbe piovere sulla testa di Berlusconi durante l’esecuzione della pena di un anno. E, estinguendo il reato, lo purificherebbe anche dall’interdizione dai pubblici uffici. 

 

Quali sono le riforme che Napolitano invita i magistrati a digerire? Il presidente non lo dice ma, come riporta il Fatto Quotidiano, i suoi saggi hanno già previsto una bozza di la Che prevede tra l’altro limiti alle intercettazioni telefoniche durante le indagini, una nuova “corte” a maggioranza politica da mettere sopra il Csm per l’azione disciplinare contro i magistrati, l’abolizione del ricorso in appello in caso di assoluzione in primo grado. Per il Pdl e Berlusconi, tutti punti ad alto gradimento”.

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