Napolitano fa il Presidente e alza la voce :”Basta ricatti dal Pdl”. E se anche lui scarica l’amico…

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Il Capo dello Stato finalmente dice basta ai ricatti del Pdl sulla decadenza di Berlusconi. Invitandoli al senso della responsabilità. Lo faranno? Attenderemo i prossimi giorni per vedere le decisioni, individuali, di ciascun deputato.

 

Il Presidente Napolitano alla fine non ha retto alla pressione. Quella dei deputati e senatori Pdl che annunciano le proprie dimissioni in caso Berlusconi sia dichiarato decaduto dalla carica di senatore. Un Capo dello Stato che si era messo in luce per il suo spirito di mediazione tra le intenzioni bellicose dei cosiddetti “falchi del Pdl”, quelli che intendono ammazzare il Governo Letta e la diciassettesima legislatura, e proprio il premier Enrico Letta che invece, come gli chiede l’Europa, spera di poter portare avanti il suo piano di Governo il più a lungo possibile. Alle richieste del Pdl ha replicato invece con un’insolita ruvidezza. Tipica di un 88enne stanco di ricatti e pressioni e desideroso di far applicare le regole.

Cosa abbia voluto dire con la sua nota quirinalizia è presto detto: piantatela e adattatevi alla sconfitta giudiziaria inflitta a Berlusconi. Parola di Napolitano: “per stare vicini al Cavaliere non bisogna per forza , mettere in causa il pieno svolgimento delle funzioni dei due rami del Parlamento”.

Merco Bertoncini di Italia Oggi ne dà un’interpretazione abbastanza oggettiva di quello che significherebbero “le dimissioni in massa del Pdl: “se si volessero confermare senz’altro si inguaierebbero Camera e Senato”. Lo svolgimento delle loro attività non sarebbe né impedito né paralizzato, sarebbe però svuotato della sua pienezza.

Le Camere  infatti potrebbero egualmente andare avanti, votando per accogliere o respingere le vostre dimissioni «individuali» – ricorda ironico Napolitano-  dando o negando la fiducia al governo, deliberando sui provvedimenti indispensabili, fra i quali possiamo essere sicuri vada collocata la riforma elettorale. Volete fare l’Aventino? State attenti, perché anche in vostra assenza si può procedere. Con difficoltà politiche, innegabili; ma istituzionalmente il Parlamento potrebbe ancora operare”.

Tecnicamente succederebbe questo, come ci ha spiegato ieri il senatore molisano Ulisse Di Giacomo: le dimissioni si presentano individualmente e potrebbero anche essere respinte. Poi però rientrerebbero in parlamento i primi dei non eletti che sarebbero comunque invitati a prendere possesso delle loro funzioni. E c’è da crederci che al pari del molisano anche altri “delusi da Berlusconi” potrebbero rifiutare di dimettersi e annullare la decisione del Cavaliere. In quel caso le truppe dell’ex premier si assottiglierebbero e la disfatta di Forza Italia arriverebbe prima di incominciare.

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