Mondadori: la casa editrice ha chiesto la restituzione del 5% ai fornitori. L’azienda è in piena crisi

mondadori in piena crisi

Anche un colosso come quello del gruppo Berlusconi sente l’aria di crisi. Nonostante le società di proprietà della famiglia non siano così alla canna del gas come il resto d’Italia. Per questa ragione il gruppo presieduto da Marina Berlusconi, ha chiesto alle aziende che collaborano con l’editrice di restituire il 5% del loro fatturato che derivi da consulenze per la realizzazione di riviste e libri.

 

Come riportato dal Fatto Quotidiano i sacrifici diventano solidali (leggi la lettera). La casa editrice di Panorama, Chi e Grazia avverte, nella stessa lettera firmata direttamente dal suo amministratore delegato Ernesto Mauri che a Segrate è in atto una selezione rigorosa dei partner in vista del rilancio dell’azienda.

I fornitori saranno contattati dal referente nel gruppo Mondadori per raccogliere la decisione. La raccomandata era datata fine agosto. La prima metà di settembre diventa quindi per i partner di Segrate il momento per tirare le somme, non soli sui contratti previsti nella seconda parte dell’anno, ma anche per calcolare quanto incassato. Prima di decidere bisogna considerare che molti consulenti si sono visti ridurre negli anni i compensi e la mole di lavoro affidata, mentre alcuni contratti di collaborazione non sono nemmeno stati rinnovati.  La decisione per chi ha ricevuto la lettera deve essere ardua soprattutto per chi nel 2013 non ha avuto rapporti di lavoro con Segrate.

Mauri si rende conto della richiesta irrituale, ma si dichiara altrettanto certo che potrà essere letta “in modo costruttivo”. Quale è il perché di tale decisione: la perdita di Mondadori alla fine del primo semestre 2013 di 27,1 milioni contro un utile di 7,5 milioni nei primi sei mesi del 2012. Mentre il fatturato cala del 9,4% a 612,3 milioni. La casa editrice sta intervenendo sui propri costi, avviando dallo scorso giugno uno stato di crisi biennale che prevede sia prepensionamenti sia solidarietà tra giornalisti con riduzione degli stipendi. In atto c’è pure un piano complessivo di taglio costi per 100 milioni di euro da raggiungere nel 2015 e un programma di rilancio dei periodici. Intanto al 30 giugno il numero di dipendenti è sceso a 3.574, in calo di 129 unità (-3,5%) rispetto a fine anno.

Per i partner di Segrate resta infine una consolazione (o almeno la speranza): la Mondadori vuole “nel giro di due anni essere in grado di operare sul mercato con modalità sostanzialmente diverse rispetto a oggi”.

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