Modello Sicilia sull’orlo di una crisi di nervi. Ormai non pagano più nemmeno le bollette

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I palazzi del potere hanno arretrati per 10 milioni con Enel e Telecom, pronte a staccare i servizi.

 

Una delibera della giunta regionale siciliana dello scorso 9 ottobre starebbe facendo tremare i palazzi del potere dell’isola. Una delibera che parla chiaro fin dalla titolazione che recita così: «Definizione situazioni debitorie per forniture di energia elettrica e telecomunicazioni». L’isola vive sommersa dai debiti, ma questa volta il debito riguarda un bene primario come un contenzioso di milioni di euro con l’Enel, e un altro bene, altrettanto primario per un’amministrazione regionale, come la telecomunicazione, ovvero la telefonia fissa. Si legge nella delibera: «[…] a fronte dell’eccessivo protrarsi della situazione debitoria pregressa nei pagamenti del 2013, sia Enel che Telecom stanno avviando la procedura per la sospensione dei relativi servizi». Inoltre, «alla fine del mese di agosto nessuna determinazione è risultata attuata in relazione al pagamento dei debiti del 2012». Debiti, quelli del 2012, che ammonterebbero a circa 4 milioni di euro, cui bisognerebbe aggiungere 4,9 milioni di euro per i primi otto mesi del 2013, per un debito complessivo di circa 10 milioni di euro. Mica male.

In sostanza nel giro di poche settimane la regione più sprecona d’Italia – la stessa delle pensioni d’oro al segretario generale uscente Giovanni Tomaselli che intascherà, euro più euro meno, circa 500 milioni di euro all’anno, la stessa che equipara la retribuzione di un deputato regionale a quella di un senatore della Repubblica – potrebbe restare al buio. Un parlamentare di lungo corso ci scherza persino su: «Sarebbe persino meglio così la finiamo con questa farsa». Luca Bianchi, assessore all’Economia che avrebbe rimesso il mandato nelle mani del governatore Rosario Crocetta, spiega a Linkiesta che «ci sarebbe un problema di una quantità sconvolgente di utenze. Io ho visto circa 200 di pagine di bollette. Ma è meglio che voi parliate con l’assessore alla Funzione Pubblica Patrizia Valenti».

Dalla delibera risulta che l’assessorato alla Funzione Pubblica avrebbe definito il censimento delle utenze di energia elettrica e di telefonia fissa in dotazione di tutti i Dipartimenti regionale ed «è stata effettuata la ricognizione dell’importo totale del debito della Regione verso i fornitori del suddetto servizi a far data 31/12/2012 per potere procedere al pagamento nel più breve tempo possibile». Il secondo step del medesimo assessorato, secondo quanto risulta aLinkiesta, sarebbe stato quello di centralizzare la gestione delle utenze a decorrere dal terzo quadrimestre 2013, come previsto dalla Legge Finanziaria.

Ma i ritardi nei pagamenti avrebbero impedito, e quindi posticipato la centralizzazione della gestione delle utenze. Ecco perché l’assessore alla Funzione Pubblica fa presente, che dall’analisi dell’assessorato all’Economia, emergerebbero «delle difficoltà a procedere con i pagamenti da effettuare in unica soluzione», e avrebbe «dato mandato ai Dipartimenti di procedere con urgenza per singolo ramo di amministrazione». Ma anche da codesta soluzione – ritiene un alto burocrate della Regione – non è affatto semplice uscirne. Perché i singoli Dipartimenti sarebbero costretti a pescare da altri capitoli riservati al bilancio del singolo ramo di amministrazione. Un’operazione che potrebbe scatenare altri contenziosi e altre buchi di bilancio. Eppure questa volta la situazione sembra essere irreversabile. Perché una Sicilia al buio, al netto del gioco di parole,  non lascerebbe di certo spazio di azione ad un governatore che fin dall’inizio avrebbe promesso miracoli e si è persino accredito in Continente come un  “rivoluzionario”.

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