Mentre la manovra di stabilità arriva in parlamento, Alfano minaccia il Governo su decadenza B.

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Il vicepremier avverte gli alleati, Berlusconi pensa all’azzeramento delle cariche nel partito. In settimana l’Ufficio di presidenza sancirà il passaggio a Forza Italia.

 

Incalzato, magari pressato. Ma alla fine Angelino Alfano è tranchant. «Oggi la questione è l’enorme e inaccettabile sproporzione tra i due anni stabiliti dai giudici di Milano e i sei previsti dalla legge Severino», dice il vicepremier puntando il dito contro l’applicazione «in modo retroattivo di una legge tanto afflittiva». Una presa di posizione, quella del segretario del Pdl, netta e decisa e che non lascia incertezze nonostante il braccio di ferro in corso ormai da settimane nel Pdl tra colombe e lealisti.


Un Alfano che accelera, dunque. E che cerca di non lasciare alcun dubbio sulla sua posizione. In verità, nel partito lo scontro ha superato il livello di guardia e la distanza tra i governativi e i cosiddetti falchi è siderale. Con Silvio Berlusconi che continua a tenersi a metà strada, un po’ perché aspetta gli eventi per decidere il da farsi e un po’ perché è grande il timore che ci sia un pezzo di partito che ormai si sta muovendo contro di lui.


Ecco perché il Cavaliere ci tiene a lasciar passare una linea decisamente antigovernativa. L’uscita di Sandro Bondi che sulla legge di Stabilità punta il dito contro il fatto che non sia stata «messa in campo» alcuna «azione efficace contro la recessione e a favore dello sviluppo» non è infatti casuale. I due si sentono al telefono, come pure l’ex premier parla con Daniela Santanché prima del suo affondo sul Giorgio Napolitano. Un Berlusconi «movimentista», insomma. A meno di non voler davvero credere che i big del Pdl sono impazziti da un momento all’altro e hanno deciso di sparare nel mucchio senza alcuna copertura.


Alfano coglie le sfumature della giornata. Ed è ben consapevole di un Cavaliere che al momento è decisamente sugli scudi. Non solo l’interdizione dai pubblici uffici e l’imminente voto sulla decadenza, ma pure una legge di Stabilità che gli va assolutamente di traverso non contribuisce al buon umore di un ex premier che sempre di più pensa a come rinnovare il centrodestra. L’idea è quella di convocare un ufficio di presidenza per i prossimi giorni e sancire il travaso dal Pdl a Forza Italia con il contestuale azzeramento delle cariche. Perché – è il ragionamento del Cavaliere – se davvero «vogliono farmi fuori per via giudiziaria» l’unica risposta è quella sul campo. Berlusconi, insomma, nonostante le difficoltà e i problemi sarebbe pronto a tornare in prima linea per giocarsi la sua partita. Una Forza Italia, dunque, in cui il Cavaliere avrebbe un ruolo centrale e decisivo e dove tutti gli altri sarebbero destinati a giocare di rimessa.


Una Forza Italia da riscrivere soprattutto nell’organigramma, ma comunque con Berlusconi nel ruolo di presidente. Non un dettaglio, tanto che i diretti interessati nello scontro sulle poltrone di vertice hanno ben colto la sfumatura se pare che non ci siano obiezioni a che il Viminale – in un eventuale rimpasto – passi ad un big della cosiddetta ala lealista. Ben consapevole del peso e della portata del ruolo, infatti, Alfano starebbe pensando di lasciare la carica di ministro dell’Interno e tenersi quella di vicepremier pur di conservare la segreteria del Pdl. Resta quella, infatti, la carica decisiva. Resta quello il ruolo con cui cercare di rintuzzare falchi e lealisti, decisi a mettere Alfano e i governativi all’angolo se Raffaele Fitto ci tiene a ribadire il suo «no» ad «operazioni politiciste e di palazzo».

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