Mauro, Casini e Alfano. Con l’Italicum il rischio di non farcela è alto, nuove alleanze in vista?

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Ecco i progetti dei movimenti che si richiamano al popolarismo nelle parole del senatore Olivero dei Popolari per l’Italia e dell’europarlamentare Udc, Gargani.

 

Popolari atto secondo. All’indomani della costituzione del gruppo dei Popolari per l’Italia, dopo che negli ultimi sei mesi in molteplici circostanze le varie anime politiche che si rifacevano al popolarismo avevanopiù volte una sintesi, potrebbe essere una lista comune alle europee l’approdo naturale di questo percorso?

Quanto inciderà la nuova legge elettorale sugli equilibri strategici in vista di future alleanze? Ecco una panoramica di commenti e di analisi, dei diretti protagonisti.

PARLA L’EX MONTIANO OLIVERO Secondo il senatore Andrea Olivero, ex numero uno delle Acli, la possibilità di una lista comune con Udc e alfaniani“certamente potrebbe essere un buon segno, ma lo auspichiamo con due condizioni”. La prima è che il nuovo rassemblement sia la base per costruire “un soggetto autenticamente popolare nel Paese e non solo una lista per salvarci come qualcuno ci accusa”. In secondo luogo l’identificazione dell’obiettivo di medio-periodo, chiudendo di fatto all’essere “diversamente berlusconiani” così come annunciato da Angelino Alfano nelle scorse settimane.

NO AI DIVERSAMENTE BERLUSCONIANI L’ex senatore montiano mette l’accento sul fatto che al primo posto ci debba essere la volontà di costruire un nuovo soggetto politico“che non può più essere il centrodestra in quanto tale, visto che quello andato in scena fino ad oggi si spinge a destra verso un europopulismo per noi inaccettabile”.

Il ragionamento di Olivero si basa sull’assunto che parlare di rassemblement presuppone immaginare un modello politico del tutto nuovo, “anche di fronte alla scommessa di Renzi che intende cambiare il dna del Pd facendolo diventare un contenitore socialista”. Con questo scenario sullo sfondo i Popolari sostengono di essere chiamati a diventare i nuovi referenti delle pulsioni popolari e riformisti.

“INCONVENIENTE” ITALCUM Ma al netto di strategie e programmi, ecco che l’agenda politica nazionale è stata scossa nelle ultime ore dal via libera all‘Italicum, la nuova riforma elettorale che rischia di tagliare fuori i partiti più piccoli. In questo nuovo scenario, come muterebbe la direzione di marcia dei Popolari? “Non è vero che non vi sia uno spazio elettorale per un nuovo soggetto che voglia iniziare a spezzare il bipolarismo italiani”, osserva Olivero, citando il risultato (10%) ottenuto undici mesi fa da Scelta civica. “Ci batteremo contro l’Italicum che riteniamo incostituzionale”, annuncia.

TERTIUM NON DATUR? “Se qualcuno abbraccia uno o l’altro dei due soggetti bipolari, non solo morrebbe ma riporterebbe il Paese nel bel mezzo della Seconda Repubblica”. Sul punto Olivero sottolinea che il vero nodo di quell’era politica non è stato rappresentato dai piccoli partiti, “come qualche assurda ricostruzione sta sostenendo in questi giorni”, ma nei due grandi poli nonostante avessero numeri “strabilianti per governare”. Certo, rammenta il centrosinistra non li ha mai avuti “forse perché il Paese non è di sinistra, invece il centrodestra sì”. E certifica, così come fatto da Gregorio Gitti giorni fa, che il bipolarismo italico “ha fallito” e non va replicato in alcun modo.

IL PASSATO INSEGNA
Ma come evitare gli errori commessi nell’esperienza montiana? Essere autenticamente popolari, non dare l’idea di costruire una lista elitaria, aggiunge, “occorre umiltà e mettersi in gioco a partire dai problemi della gente comune”. E richiama l’attenzione sulla vera caratteristica del riformismo proposto dai Popolari: “Sia sociale fino in fondo, il cittadino deve vedere i cambiamenti nella forma dello Stato ma al contempo anche il vantaggio per se stesso”.

 L’APPELLO DI GARGANI Rivendica un merito l’eurodeputato Giuseppe Gargani, capodelegazione italiana del Ppe al Parlamento europeo, secondo cui da un anno “stiamo lavorando con l’Associazione Popolari italiani nel Ppe per consolidare un’aggregazione più ampia”. E definisce “anomalo” il sistema dell’Italicum che “non dà spazio ai partiti piccoli quando e dovrebbe essere un monito per noi per abbracciare tutte le culture di riferimento”. 

 

Indica poi la strada: i popolari si aggreghino con i popolari, i socialisti con i socialisti, “per avere un riferimento forte e credibile, un’appartenenza per far orientare l’elettore che invece negli ultimi tempi se ne è disinnamorato proprio perché non sa quali sono le direttrici della politica stessa”. Il tutto per contrastare “quelli che vogliono la distruzione dell’Europa”.

 CON L’UDC? All’orizzonte dunque il Congresso dell’Udc il prossimo 21 febbraio, ma già quella è una data troppo in là nel tempo, osserva Gargani, per fare chiarezza su liste e strategie. “I nodi andranno sciolti molto prima, siamo già in grande ritardo”. Anche perché, ricorda, il Popolarismo europeova consolidato e un supporto significativo potrà venir proprio dalla “grande tradizione italiana”. E’ pur vero che dopo il 1994 in molti avevano tentato l’esperimento che è andato in scena ufficialmente due giorni fa a Santa Chiara, con la nascita ufficiale del gruppo, oggi “ci siamo riusciti assieme agli altri colleghi nella consapevolezza che i partiti personali sono finiti”.

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