Matteo Renzi pronto a sferrare l’attacco decisivo al vertice del Pd

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Sul palco della Festa nazionale del Pd, si dice pronto a raccogliere l’eredità di Guglielmo Epifani. La riserva verrà sciolta con l’ufficializzazione delle regole per la corsa alla carica di segretario. Dure le sue critiche verso i franchi tiratori di Prodi che hanno portato al governo delle larghe intese. E sul passato made in Bersani sottolinea: Abbiamo dato l’immagine di un partito chiuso nella paura”.

 

 

Finora si parlava di Matteo Renzi soltanto come candidatura ufficiosa per la guida del Pd. Ora possiamo inserire il suo nome nella rosa ufficiale. Anche se il cosiddetto “problema delle regole” permane.

La deduzione arriva proprio dalle sue parole, pronunciate sul palco della festa nazionale del Partito a Genova: “Sono disponibile a guidare il partito, ma c’è il problema delle regole. Epifani convochi il congresso prima della fine di questa festa, perché deve essere fatto entro il 7 novembre”.

Sembra essere tutto fermo a dicembre dello scorso anno. Durante l’intervista effettuata da Enrico Mentana, non lesina attacchi all’ex segretario Pier Luigi Bersani.

Questo è il tono di una polemica che sembra non essersi spenta dalle primarie di novembre 2012: “Il punto non è cosa faccio io da grande, ma cosa farà il Pd, che deve tornare ad essere un partito che vince, farò tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo. Non era facile non vincere le ultime elezioni, è stato come sbagliare un rigore a porta vuota”.

Quella di Renzi, non è altro che una risposta al candidato premier del centrosinistra delle scorse elezioni di febbraio. Il sindaco di Firenze era infatti stato definito “Il leader del correntismo”.

L’aspirante segretario del Pd, non solo ha sostenuto di non essere il leader di nessuna corrente, ma ha anche aggiunto: “Al congresso non voglio i voti dei ‘renziani’ ma il voto di uomini liberi che hanno a cuore l’Italia”. E sul governo Letta: “Sono contento che al governo ci sia Cecile Kyenge, ma sarò più contento quando sarà cancellata la Bossi-Fini perchè noi siamo lì per fare le riforme”.

INCANDIDABILITA’ DI BERLUSCONI: BASTA PARLARNE

Matteo Renzi è stato chiaro sull’argomento: “Per anni sono stato accusato di essere troppo tenero nei confronti del Cavaliere. Ora dico però che quando in uno stato di diritto un cittadino viene condannato in via definitiva non si può contestare il fatto, perché significa contestare le istituzioni.

Per il sindaco ora è la volta di scrivere una pagina di speranza. Discutendo però non dei problemi di Berlusconi ma del futuro del Paese. E a Mentana ha anche dichiarato:  “L’unica promessa elettorale mantenuta da Berlusconi nella sua storia politica è quella sull’Imu, e gliel’ha realizzata il governo del Pd. Ora tocca alle nostre idee”.

 LA SCONFITTA ELETTORALE DEL PD

Pierluigi Bersani non è stato citato. L’analisi del sindaco dell’ultima campagna elettorale portava impietosamente a lui. Ed ecco perché il consenso, precedentemente nelle mani del Pd, sarebbe finito in quelle di GrilloAbbiamo dato l’immagine di un partito chiuso nella paura, ma le lezioni si vincono con il coraggio non con la paura. Una parte degli elettori si era rotto le scatole per la nostra inconcludenza e incoerenza su temi come il finanziamento pubblico o la legge elettorale. Se il Pd parla dell’Italia vince, se parla del Pd perde. Al congresso quindi parliamo dei problemi degli italiani”.

RENZI E L’AFFAIRE QUIRINALE

Non poteva non tornare sull’elezione del Presidente della Repubblica e sulle candidature di Franco Marini e Romano Prodi. Una situazione che fu il primo genitore del governo delle larghe intese di Enrico Letta.  La difesa di Renzi all’ex premier è inequivocabile: “Inaccettabili i cento franchi tiratori su Prodi, mi fa arrabbiare il fatto che nessuno abbia avuto il coraggio di dire in faccia agli altri il proprio pensiero, perché molti avevano già ben chiaro il percorso successivo”.

ABOLIAMO IL SENATO

E sulle recenti polemiche sollevate dalla nomina dei nuovi quattro senatori a vita Renzi ha spiazzato davvero tutti.

 “Non sono contrario ai senatori a vita – ha sostenuto –  ma sono per l’abolizione del Senato. Quindi sono tranchant in partenza. Perché ritengo il ping pong Camera-Senato sia superato, andava bene ai tempi della Costituente. Rinunciare a 315 indennità sarebbe stato un bel segnale. In ogni caso non mi sconvolge che Napolitano indichi Renzo Piano o Claudio Abbado come vanto del Paese”.

Questo invece significa per Renzi essere di sinistra:  “Per il domani essere di sinistra vuol dire dare garanzie, non essere conservatori, investire sul lavoro che non è tutelare i soliti ma dare una mano a chi lo perde. E non vuol dire compiacersi perchè siamo bravi e buoni ma vincere. Di una sinistra che perde le elezioni non so che farmene”

Ora resta da attendere la mossa del Pd di Epifani sulle regole tanto invocate da Matteo Renzi. Ci saranno le risposte tanto attese? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

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