Marino ricopre Roma di cemento con il voto di Pd e Pdl. Ma la delibera è illegittima

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Con l’assenza di Sel e della Lista Marchini e con il solo voto contrario del Movimento Cinque Stelle le commissioni urbanistica e patrimonio hanno detto sì alla pubblicazione di una delibera sulla cementificazione di Roma, approvata nell’ultimo consiglio comunale presieduto da Alemanno. Chi ha votato a favore? Le stesse forze politiche che appoggiano il governo Letta: Pd e Pdl.

 

Ignazio Marino voleva evitare che venisse aggravato il consumo di nuovo suolo agricolo. E aveva anche promesso, in campagna elettorale, di cancellare e ritirare tutti gli atti dell’amministrazione Alemanno che andavano in tal senso. Sosteneva anche che quel modello di città era definitivamente concluso. Uno degli impegni del sindaco di Roma era proprio quello di cancellare il bando per il reperimento di aree agricole per la realizzazione di alloggi per l’housing sociale.

Ignazio Marino però rischia di non poter mantenere le promesse con i propri elettori. Perché, come riporta il Fatto Quotidiano, l’Agro romano potrebbe essere ricoperto da una nuova colata di cemento. A denunciare l’accaduto ci ha pensato il comitato cittadino Carte in regola, dopo il post su facebook del consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle Daniele Frongia.

Cosa è avvenuto? Le commissioni congiunte Urbanistica e Patrimonio, presiedute dai piddini Antonio Stampete e Pierpaolo Pedetti si sono espresse in perfetto stile larghe intese. Con i voti di Pdl e Pdl e con il voto contrario di Frongia e l’assenza dei consiglieri di Sel e Lista Marchini, hanno detto sì all’immediata pubblicazione di una delle più contestate delibere tra quelle approvate nell’ultima seduta del Consiglio comunale targato Alemanno.

 

Si tratta della 69/2012, con la quale vengono riconosciute all’Ater, Azienda territoriale per l’edilizia residenziale, e a numerosi proprietari privati di aree situate a Casal Giudeo compensazioni edificatorie. Per un totale di 1,3 milioni di metri cubi.

Una delibera con forti dubbi di illegittimità – denuncia il comitato Carte in regola-  Perché quei terreni nel 2003, con l’adozione del nuovo piano regolatore generale, vennero modificati da zona edificabile (secondo quanto prevedeva il P.R.G del 1965) a zona agricola con valenza ambientale. Nel merito si è espresso anche il Tar che, nei mesi scorsi, ha respinto il ricorso di un privato, confermando l’argomentazione formulata nel 2006 dal Comune di Roma, in risposta alle osservazioni presentate dallo stesso richiedente (“l’area in oggetto costituisce parte integrante del sistema ambientale”). E dunque: Non tutte le volumetrie legittimamente soppresse per una scelta di riduzione delle quantità edilizie da parte dell’Amministrazione sviluppata nelle ultime tre Varianti, possono essere “compensate” senza vanificare le scelte urbanistiche dell’Ente locale – si legge nella sentenza del Tar del Lazio del novembre 2012 – (…) E’ necessario tener conto del perseguimento degli obiettivi di interesse pubblico o generale, fra i quali assume essenziale rilievo la riduzione delle volumetrie generali, cardine del NPRG. Perciò “se venisse confermata – paventa il comitato Carte in regola – la delibera costituirebbe un precedente in grado di innestare un “effetto domino” devastante, perché autorizzerebbe tutti gli esclusi dalle “compensazioni” derivanti dalla Variante delle Certezze e previste dal PRG a pretendere dal Comune lo stesso trattamento”.

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