Manovra Governo, nuovi tagli alla Sanità. “Così il sistema non può reggere”

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La bozza del governo: 4,6 miliardi in meno per ambulatori e farmaci. Lorenzin: “Così sistema al collasso”.

 

Rischio tagli alla sanità per oltre 2 miliardi e mezzo in tre anni, meno tasse sul lavoro, detrazioni per le imprese che assumono a tempo indeterminato. Ma anche allentamento del patto di stabilità per i comuni e arrivo della nuova “Trise”, come è stata ribattezzata quella che ci eravamo ormai abituati a chiamare “service tax”. È questo, a grandi linee, il menu della legge di stabilità che, con gli ultimi inevitabili ritocchi, approda oggi al consiglio dei ministri per il varo. E vedrà interventi per 10-12 miliardi sul 2014, con l’obiettivo di stimolare la crescita.  

IL NODO SANITA’  

A tenere banco in queste ore sono soprattutto i tagli alla sanità previsti dalle prime bozze. «Stiamo lavorando alacremente, ma ancora non abbiamo trovato la quadra. Comunque i tagli saranno meno del previsto», spiega il ministro degli Affari Regionali, Graziano Delrio. Sul punto avrebbe espresso dubbi anche il Colle. Complessivamente nella bozza circolata i tagli ammonterebbero a 2,65 miliardi in tre anni (più altri due miliardi di mancate compensazioni sui ticket), ma il ministro Lorenzin ha già fatto sapere che il sistema sanitario nazionale non può reggere altri tagli. «Stiamo lavorando per evitare ulteriori sacrifici alla gente», ha assicurato anche Delrio, cercando di venire incontro anche alle esigenze espresse dal Pd di Guglielmo Epifani 

LA SERVICE TAX SI CHIAMERA’ “TRISE”  

È una manovra che negli intenti del presidente del Consiglio, Enrico Letta, darà certezze a imprenditori e lavoratori per almeno tre anni e contribuirà, come spiegato dal ministro dell’Economia Saccomanni, a dare una spinta alla crescita. Il succo della legge, presentata ieri al presidente della Repubblica, starà soprattutto nel taglio del cuneo fiscale: sarà spalmato su più anni, e, secondo indiscrezioni circolate in questi giorni, ammonterà a circa 5 miliardi di euro, di cui 3 a favore dei lavoratori. Per favorire l’occupazione, in base ad alcune bozze del provvedimento, sarebbero invece concesse detrazioni fino a 15.000 euro per le assunzioni a tempo indeterminato. Per sostituire Imu e Tares, proprietari e affittuari saranno chiamati a pagare la Trise, suddivisa in due componenti: la prima, a copertura dei costi per la gestione dei rifiuti urbani (Tari); la seconda per coprire i costi dei servizi indivisibili dei Comuni (Tasi), con un’aliquota di base all’1 per mille. Per compensare i Comuni del nuovo sistema sarà quindi concessa una deroga di 2 miliardi in due anni al patto di stabilità interno, ma andrà peggio alle Regioni che invece vedranno imporsi nuovi tetti alla spesa per circa un miliardo di euro nel triennio 2014-2017.  

L’ULTIMO BRACCIO DI FERRO  

Ricco anche il capitolo dedicato alla razionalizzazione della spesa della pubblica amministrazione: i dipendenti pubblici dovranno fare i conti con un taglio del 10% degli straordinari (5% per la Polizia) e con un nuovo blocco dei contratti per tutto il 2014. Stop anche alla rivalutazione legata all’inflazione delle pensioni oltre i 3.000 euro, come annunciato più volte dal ministro del Lavoro Enrico Giovannini, e contributo di solidarietà per le pensioni d’oro oltre i 100 mila euro. Per gli ammortizzatori in deroga sono stati invece stanziati 600 milioni di euro, una cifra inferiore al miliardo atteso da Regioni e parti sociali. Su cifre e misure il governo sta in realtà ancora lavorando alacremente. I contenuti delle bozze circolate in giornata sono state seccamente smentite dal ministero dell’Economia. Se infatti alcune norme, come l’introduzione della Trise sono ormai scontate, su altre si sta ancora limando in attesa del confronto in consiglio dei ministri domani pomeriggio. In forse sarebbe infine anche l’aumento delle tasse sulle rendite finanziare che nelle bozze è stimato dal 20 al 22%.  

LE ALTRE MISURE  

Oltre al capitolo sanità la sorpresa positiva sono le maggiori detrazioni sul lavoro. Quella negativa la nuova tassa sulla casa che, sì, sostituirà l’Imu, ma che potrà anche superare dell’1 per mille, l’aliquota massima prima prevista. E poi: stretta sulle pensioni alte, possibile arrivo di un aggravio sulla tassazione delle rendite finanziarie. Sono queste alcune delle indicazioni sulle quali il governo sarebbe al lavoro in vista del varo. Ma il condizionale è d’obbligo, tanto che il ministero dell’Economia ha smentito “erga omnes” tutti i contenuti delle bozze in circolazione. Del resto solo dopo il varo si potranno sapere i reali contenuti. Le ultime indiscrezioni parlano di interventi per 10-12 miliardi. E indicano che il cuneo fiscale – che è stato il tema più al centro del dibattito mediatico di queste settimane – vedrebbe un intervento di 6,5 miliardi. Di questi 4 miliardi andrebbero all’alleggerimento dell’Irpef con le detrazioni sul lavoro dipendente, altri 2,5 miliardi alle imprese con maggiori sconti sull’Irap e sulle imprese che reinvestono in lavoro.  

La legge di stabilità tuttavia è è un cantiere ancora aperto e tale resterà fino a domani. Per questo Palazzo Chigi reagisce con irritazione alle bozze diffuse alla stampa quasi sempre, chiarisce il ministro Dario Franceschini, «infondate». Ma anche se la definizione della finanziaria è una corsa contro il tempo, il premier ne ha ben chiare le direttrici del provvedimento che incarna anche il rilancio del governo dopo la crisi politica. «Sarà una manovra di crescita ed equa», rassicura Enrico Letta ai vari ministri e attori sociali che oggi ha incontrato o sentito per telefono, evitando invece di aprire trattative estenuanti con i partiti.

 

Ecco alcuni dei capitoli.  

– SANITÀ, SI LAVORA A RIDUZIONE TAGLI  

La bozza della legge di stabilità prevede tagli per 2,6 miliardi, dovuti anche ad una stretta sulla spesa farmaceutica e su quella ospedaliera (che è interna a questo valore). Ma è questo il capitolo sul quale sono attese maggiori novità. Il governo sarebbe intenzionato a ridurre l’apporto del capitolo sanitario sulla manovra.  

– DETRAZIONE LAVORO SALE A 1.450 EURO  

La detrazione “base” riconosciuta ai lavoratori dipendenti potrebbe salire da un valore di 1.338 a 1.450 euro. il meccanismo, che prevede una riduzione dello “sconto” in proporzione al reddito, si annulla attorno ai 55.000 euro. Rimane immutato lo sconto per chi non supera gli 8.000 euro.  

– SCONTI IRAP FINO A 15.000  

Deduzioni Irap in arrivo per i nuovi assunti. Le deduzioni saranno per un massimo di 15.000 euro a dipendente.  

– ARRIVA LA TRISE, PUÒ SUPERARE L’IMU  

Cambiano le tasse locali sulla casa. La nuova Service Tax, che scatta dal 2014, si chiamerà Trise e assorbirà Imu e Tares. Non il tributo provinciale ambientale. La pagheranno, in forma ridotta, anche gli inquilini. La quota sui servizi indivisibili (Tasi) vale l’1 per mille. A questa si aggiunge la Tari, la quota che si paga sui rifiuti.  

– IPOTESI AUMENTO TASSA SU RENDITE FINANZIARIE  

La tassa sulle rendite finanziarie passerebbe dal 20% al 22%. Ma la norma, contenuta in una delle ultime bozze, sarebbe sub iudice.  

– BLOCCO CONTRATTO STATALI, TAGLIO 10% STRAORDINARI  

Il blocco dei contratti nel pubblico impiego relativo al triennio 2010-2012 viene esteso fino al 31 dicembre 2014. Per i dipendenti pubblici arriva poi il taglio del 10% della spesa degli straordinari.  

– PENSIONI, STRETTA SU QUELLE RICCHE, TASSA SULLE D’ORO  

Le pensioni più ricche, quelle sopra i 3.000 euro non saranno adeguate al costo della vita nel 2014. Arriva invece una mazzata per quelle d’oro: sopra i 100.000 euro ci sarà un contributo «con la finalità di concorrere al mantenimento dell’equilibrio del sistema pensionistico». Sarebbe del 5% per la parte eccedente i 100 mila euro fino 150 mila, del 10% oltre i 150 mila e del 15% oltre i 200 mila.  

– DUE MILIARDI A COMUNI, STRETTA SU REGIONI  

Esclusione del patto di stabilità interno «al fine di consentire agli enti locali nel 2014 e 2015 i pagamenti in conto capitale»: l’allentamento vale 1 mld nel 2014 e uno sul 2015. Regioni e enti locali non potranno più ricorrere ai derivati. Tagli per un miliardo, invece, sulle Regioni.  

– CIG IN DEROGA, SOLO 600 MILIONI  

Gli ammortizzatori sociali in deroga saranno rifinanziata per il 2014 per un importo di 600 milioni di euro. È un valore decisamente più basso del miliardo richiesto. Il Fondo per la social card è incrementato di 250 milioni di euro per il 2014. La carta acquisti non è più riservata solo ai cittadini italiani ma a «cittadini italiani o comunitari ovvero familiari di cittadini italiani o comunitari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadini stranieri in possesso di permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo».

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