“Magie” della casta, tre stipendi per un solo consigliere in Emilia. E si litiga sulle indennità

triplo stipendio per consigliere emiliano

Avviene anche nell’Emilia Romagna di Vasco Errani. Che per coprire un seggio del consiglio regionale paga tre persone. A luglio il Movimento Cinque Stelle dell’Emilia Romagna aveva presentato un pacchetto anti casta. Il parlamentino regionale però l’aveva bocciato senza pietà. Se fosse passato si sarebbero potuti evitare parecchi imbarazzi. Come quello riportato da “Il Fatto Quotidiano – Emilia Romagna”. Ora, dopo mesi di impasse, passa un emendamento con cui si riducono dal 50% a 0 le indennità per gli ex consiglieri.

 

Cosa è avvenuto? Oggi, successione dopo successione, sono tre gli stipendiati della Regione per coprire un solo posto da consigliere: si tratta dell’ex capogruppo del Pdl Luigi Villani (sospeso dopo gli arresti domiciliari seguiti all’inchiesta public money di Parma), il suo successore l’ex assessore della giunta Vignali, Giampaolo Lavagetto (condannato in primo grado per peculato nell’uso del cellulare di servizio) e infine Cinzia Camorali recentemente nominata per coprire l’incarico rimasto vacante dopo che il decreto anticorruzione ha imposto a Lavagetto un passo indietro.

E’ il consigliere a Cinque Stelle Andrea Defranceschi a spiegare la situazione a Il Fatto Quotidiano:  “Il problema è che secondo la normativa vigente i consiglieri sospesi hanno diritto a un’indennità pari al 50% del loro stipendio”. Quindi, sempre sulla base del regolamento votato a luglio dall’Assemblea legislativa, quello che il pacchetto “anti casta” del Movimento 5 Stelle intendeva modificare, Villani e Lavagetto, pur sospesi, percepiscono ancora il 50% del loro stipendio, cifra che si somma al compenso che viene regolarmente riconosciuto al nuovo consigliere, l’unico che effettivamente ricopre l’incarico in viale Aldo Moro. Insomma, “un consigliere al prezzo di tre. Noi avevamo chiesto di ridurre quell’indennità dal 50% al 10% non potendola eliminare in toto per legge ma con me, allora, aveva votato a favore solo Gian Guido Naldi, presidente di Sinistra, Ecologia e Libertà”.

Qual è la situazione politica attuale nel consiglio regionale dell’Emilia Romagna? L’asse Pd- Pdl si è spaccato. La Regione, in seguito alla sospensione di Lavagetto, ha richiesto al consigliere di restituire quanto percepito a partire dal 21 maggio 2013, data del suo insediamento in Assemblea, trattenendo però quel 50% che gli spetta.  I consiglieri però, dopo la ripresa estiva, hanno optato per un rapido cambio di rotta. Votando un ordine del giorno, passato con i voti del Pd, Lega Nord, Udc, del Movimento Cinque Stelle e di Giovanni Favia (ex pentastellato) per ridurre a 0 l’indennità e modificare la legge approvata a luglio.

Finalmente ci hanno dato ragione – chiosa Defranceschi – spero che l’impegno sia portato avanti dall’Assemblea come preannunciato in aula, e che già entro settembre l’indennità sia eliminata. I tempi tecnici, infatti, richiedono circa 3 settimane e un paio di passaggi in Commissione, ma la forza politica questa volta c’è. Anche perché l’unico partito contrario al cambio di rotta è il Pdl. Che in aula, per bocca del capogruppo Gianguido Bazzoni, ha letto una lettera di Villani, scritta a bocciare “quell’esborso caritatevole” che sarebbe il taglio al 10% dell’indennità, etichettandolo come una proposta “giustizialista e ipocrita” che non considera “la presunzione di innocenza”.

Questa è la lettera con cui Vignali spiega il perché del no del Pdl alla votazione in consiglio regionale: “Mi sembra che le leggi regionali parlino sufficientemente chiaro su quanto si debba assegnare ma avverto un’aria giustizialista e ipocrita, intendo rinunciare a qualunque forma di indennità per la mia situazione di sospeso fino a quando non potrò rientrare nelle mie funzioni di consigliere regionale.

Sono infatti a conoscenza che si vorrebbe ridurre tale emolumento dalla metà dell’indennità di carica fino ad ora prevista, al 10%, nella pratica un esborso caritatevole. Preciso, infatti, a scanso di equivoche e superficiali notizie diffuse anche da alcuni media, che ricevo un assegno di circa 1.560 euro netti e che quindi se passasse la linea dell’ulteriore drastica riduzione, ammonterebbe in tutto a circa 310 euro.

Come hanno sottolineato recentemente e pubblicamente alcuni consiglieri di diverse sensibilità politica si dovrebbe stare attenti a non cadere nell’arbitrio verso una persona che non ha ancora subito alcun tipo di condanna. Mi preme peraltro ricordare che il nostro ordinamento giuridico è formalmente garantista, anche se lo dovrebbe essere molto di più sostanzialmente, proprio grazie a quella Costituzione che per molti anche nella nostra Assemblea legislativa regionale è una specie di bibbia intangibile e appunto stabilisce la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva”.

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