Mafia e politica, quando il Senatore D’Alì faceva trasferire il procuratore “scomodo”.

riparte il processo a dalì

Padre Treppiedi, ex dirigente della Curia, racconta in tribunale le presunte attività dell’ex sottosegretario all’Interno per cacciare il superpoliziotto Giuseppe Linares, sgradito ai clan e oggi a capo della Dia di Napoli. E il processo a carico dell’ex sottosegretario è stato riaperto.

 

Sarà ascoltato lunedì prossimo dal Gup di Trapani padre Ninni Treppiedi. Il sacerdote al centro degli scandali giudiziari che hanno scosso la curia siciliana. L’uomo attraverso il quale si è aperto un nuovo fronte di indagini sulle connessioni tra mafia, politica e imprenditoria. E nell’ambito di questa inchiesta una nuova accusa è finita sul capo del senatore pidiellino Antonio D’Alì. Indicato dai collaboratori di giustizia come “uomo forte” per i suoi rapporti con i Messina Denaro di Castelvetrano.

Padre Ninni Treppiedi viene anche definito gola profonda. L’indagine nasce infatti dalle dichiarazioni al pm della procura di Trapani Andrea Tarondo nel contesto di una indagine avviata contro ignoti. Una parte dei verbali, l’ultimo dei quali, sottoscritto e definito all’una della scorsa notte è transitato stamane nel processo in corso a Palermo contro D’Alì. Nel quale i pm Paolo Guido e Andrea Tarondo hanno chiesto una condanna di sette anni e quattro mesi.

Il gup Francolini avrebbe dovuto pronunciare la sentenza nelle scorse ore. Non è avvenuto perché a sorpresa i pm hanno chiesto la riapertura del dibattimento per risentire Treppiedi in relazione alle accuse contestate al pidiellino D’Alì. Da approfondire sono i rapporti con la famiglia Messina Denaro, la vendita fittizia dei terreni di contrada Zangara, i rapporti con le imprese dei mafiosi o vicine a Cosa nostra, gli appalti pilotati, l’inquinamento delle istituzioni. Si tratta di una decina di pagine di storie interessanti.

Si tratta di trasferimenti di uomini delle istituzioni che nel tempo si sono posti di traverso agli interessi del senatore D’Alì. Tra questi anche l’ex capo della Squadra Mobile di Trapani Giuseppe Linares. L’uomo infatti non era solo un’ossessione dei mafiosi, che negli anni 90, avevano anche pensato di eliminarlo. Gola profonda indica la moglie del Senatore, Antonia Postorivo, quale partecipe al complotto che avrebbe dovuto fare allontanare da Trapani Linares.

Alcuni soggetti, come riporta il Fatto Quotidiano, sarebbero stati assoldati per scoprire eventuali segreti. La cosa sarebbe avvenuta tra il 2001 e il 2006 quando D’Alì fu sottosegretario all’Interno. Nel processo in corso contro D’Alì si parla anche di un altro trasferimento eccellente, quello del 2003 del prefetto Fulvio Sodano. Treppiedi dice poco su questo punto. Svela invece che l’ex capo di gabinetto il dottor Pasqua, finì a Parma come punizione, per aver pestati i piedi a D’Alì.

 

C’è un capitolo sui rapporti con gli imprenditori. Al momento dell’arresto di alcuni di questi, secondo il rapporto di Treppiedi, D’Alì si sarebbe preoccupato di pressare i testimoni perché non parlassero dei suoi rapporti con gli arrestati, che ci sarebbero state anche nei confronti dell’ex moglie Picci Aula.

Il sacerdote ha riferito “di averla avvicinata per convincerla a non parlare dei rapporti con i Messina Denaro, e di altri fatti come i retroscena relativi alla Banca Sicula. D’Alì gli avrebbe raccontato che nella cassaforte della Sicula “c’erano i soldi dei mafiosi di Mazara del Vallo”.

Un altro episodio risale al 2001. E’ un deputato regionale trapanese, Nico Croce, a essere stato convinto dalla mafia, sempre su richiesta di D’Alì, a rinunciare al seggio conquistato nella lista di Forza Italia.

Al suo posto doveva entrare il pupillo dell’ex sottosegretario, l’imprenditore Giuseppe Maurici. I pm hanno chiesto di sentire anche un altro testimone: si tratta di Vincenzo Basilicò, consigliere di amministrazione di una tv privata.

Tra le rivelazioni di padre Treppiedi vi sarebbero anche quelle dedicate al mondo dell’informazione, con pressioni e tentativi di mettere in cattiva luce alcuni giornalisti locali.

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