Madia nell’occhio del ciclone: “È una Ministra raccomandata e voltagabbana”. Ecco i dettagli delle accuse

 marianna madia

Un caustico Giancarlo Perna sul Giornale dipinge un velenoso ma veritiero ritratto della ministra: “Ecco perché è solo una super raccomandata.” E Marianna Madia finisce nell’occhio del ciclone.

 

Mi chiedi, caro, per quali meriti Marianna Madia sia ministro a 33 anni senza avere dato prova di sé. Tanto più, osservi, che il ministero per la Pubblica amministrazione e la Semplificazione a lei affidato, ancorché senza portafoglio, presume conoscenza dello Stato e parrebbe più adatto a un fine carriera che a un debutto. Le tue riserve sono quelle che circolano nel Pd, il partito di Madia, dove però sono tinte di bile. Il neo ministro è infatti considerata una super raccomandata per amicizie e lignaggio.

Ma davvero Marianna è figlia dell’oca bianca? Già per l’ovale armonico, l’incarnato avorio e i densi capelli color del grano maturo, sembra un’eroina preraffaellita dai destini eccezionali. C’è in lei la grazia della buona educazione e la nonchalance di chi ottiene senza chiedere. Questo charme, che implica autoconsapevolezza e ferma coscienza borghese, l’ha aiutata a imporsi e spiega l’invidia degli anatroccoli che si annidano tra i suoi colleghi.

Un accenno alle origini potrà servire, mio caro, a illuminarti. Il ceppo dei Madia è nella Calabria Ionica e il capostipite, bisnonno della nostra Marianna, è Titta, principe del Foro la cui fama attraversa il ‘900 fino al 1976, anno della morte. Titta fu più volte deputato durante il Ventennio e deputato del Msi negli anni ’50. Ecco, dunque, individuato il seme della politica, poi germogliato anche in Stefano Madia, papà di Marianna, giornalista e attore. All’estremo della sua breve vita (è morto a 49 anni, nel 2004), Stefano, legato all’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, fu consigliere comunale del Pds. Veltroni andò al funerale e incontrò per la prima volta la figlia che gli rimase impressa. Ti dirò poi, caro, come e perché.

Siciliana è invece la stirpe materna dei Messina. Della mamma so solo che è graziosa ed ebbe un flirt con Vittorio Sgarbi, da lui divulgato. Ma il personaggio centrale, da cui Marianna ha molto assorbito, è il nonno, Normanno Messina, tra i decani del giornalismo parlamentare. Scomparso diversi anni fa, Normanno era stretto a doppio filo con la Dc per conto della quale fu consigliere di amministrazione dell’Efim, ambita posizione di sottogoverno. L’uomo era di forti convinzioni civili e religiose. Una volta, mio caro, mi bacchettò per un articolo in cui ironizzavo su Oscar Luigi Scalfaro, allora al Quirinale, che chiacchierava con la Madonna coniando epiteti come, «Madre del Bell’Amore, Castellana d’Italia…». «Non rispetti i credenti – mi disse – Anch’io, al bisogno, invoco la Madonna e le parlo».

La medesima religiosità traspare nella nipote. Marianna si è detta contro l’aborto e l’eutanasia e favorevole alla famiglia, intesa come matrimonio tra eterosessuali. È a messa ogni domenica e ha continuato ad andarci anche quando rimase incinta nel 2011, rifiutando di dire di chi, indecisa se sposarsi. Poco prima di dare alla luce il bimbo, rivelò che il padre era Mario Gianani, produttore cinematografico (vicino a Matteo Renzi), ma tergiversò ancora un paio d’anni prima di impalmarlo. Quando nacque il piccino, in Aula a Montecitorio accadde questo gustoso episodio. La presidente di turno, Rosy Bindi, annunciò: «Marianna Madia ha avuto un bimbo. A mamma e figlio i nostri calorosi auguri». Interrompendo il subito applauso, Alessandra Mussolini, patita di pari opportunità, gridò: «Auguri anche al padre, no?». Presa di sprovvista, Bindi replicò infelicemente: «Non so chi è il padre…». Ne seguì, mio caro, uno sghignazzare omerico. Oggi, Marianna è in attesa di una bimba.

Corollario della sua solida famiglia, furono i buoni studi di Marianna. Col quel nome, che simboleggia la Francia col berretto frigio, la ragazza non poteva che finire al Lycée Chateaubriand, scuola francese di Roma considerata snob dai patiti dell’egualitarismo. Di qui, nuove malevolenze dei detrattori. Tuttavia anch’io, che non ho di questi pregiudizi, trovo, mio caro, che codesta formazione francese le abbia dato un tic esterofilo. Tutti i suoi discorsi parlamentari sono, infatti, di questo tenore: «Chiediamo all’Europa di aiutarci a essere più europei… dobbiamo vincere l’anomalia italiana… fare come l’Europa più avanzata… la Francia la Germania», ecc. Questa ossessione, ne converrai, non si addice a un ministro della Repubblica.

Vengo ora alla sua carriera politica. Inizia, casualmente, alla vigilia della laurea in Scienze politiche, ascoltando Enrico Letta che affrontava in una conferenza gli argomenti oggetto dei suoi studi. Lei si esalta e si complimenta con lui che la invita a un meeting dell’Arel, la fondazione ereditata da Beniamino Andreatta. Lei va, portando astutamente il proprio curriculum che completa anticipando: «Laurea con lode tra un mese». L’improntitudine piacque a Enrico che un mese dopo le telefonò dicendo: «Se hai davvero preso la lode, c’è uno stage per te». Entrò così nell’Arel. Nelle more, conobbe Giulio Napolitano, figlio di Giorgio, col quale ebbe una gradevole liaison e un invito a cena al Quirinale. Gianni Minoli, giornalista Rai, la prese sotto la sua ala, facendola lavorare un po’ in tv. Letta, intanto, ripeteva in giro: «Marianna è straordinaria». A questo punto – siamo nel 2008 – si sveglia anche Veltroni, recente fondatore del Pd, che le telefona e dice: «Mai dimenticato il discorso che hai fatto al funerale di tuo papà». Lei replica: «Neanche ricordavo di avere parlato. Sai in quei momenti…». Walter, incantato, la fece eleggere alla Camera. Entrando in Parlamento, Marianna disse: «Porto in dote la mia straordinaria inesperienza». Frase, mio caro, che troverai pure tu, come me, molto chic, ma sprecata per l’ambiente gretto del Pd che, infatti, le rovesciò addosso critiche e contumelie.

Nell’emiciclo di Montecitorio, Marianna sedette per l’intera legislatura a fianco da Max D’Alema che l’apprezzò a sua volta e la volle nella redazione di Italianieuropei, rivista della sua fondazione. La nostra giovinetta si schierò poi con Bersani, fu rieletta, fece un giro di valzer con Pippo Civati, per approdare a Renzi che l’ha portata in segreteria e al governo. Insomma, ha avuto l’agilità dell’ape che sceglie fior da fiore e trae linfa per il suo miele. Ma senza raccomandazioni, come invece l’accusano, bensì facendo da sé, da seduttrice di talento. Nel concludere, mi accorgo, mio caro, di non averti saputo rispondere sul perché Marianna sia ministro. Infatti, mi è incomprensibile, come la laurea di Di Pietro.

Ps. Adesso, ho forse la spiegazione. Vedo che le hanno affiancato il sottosegretario, Angelo Rughetti, altro renziano di ferro e vero esperto di Pubblica amministrazione. Lui passerà i fogli, lei li leggerà.

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