Letta parla al Senato: “Tornare al voto significa bloccare la crescita del paese”

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Enrico Letta al Senato parla chiaro: se non c’è stabilità di Governo non esiste crescita. Mandare a casa il suo esecutivo significherebbe bloccare il processo di crescita dell’Italia. E su Berlusconi: il processo sulla decadenza non deve influenzare l’attività di governo. Un Letta che, dopo aver respinto le dimissioni dei suoi ministri, ingrana la quarta e chiede ancora di poter governare e rispettare gli impegni con l’Europa.

 

Ha iniziato il suo discorso con una citazione di Einaudi: “Nella vita delle nazioni l’errore di non saper cogliere l’attimo può essere irreparabile. Rischio fatale e inevitabile”

Per poi aggiungere che “cogliere l’attimo dipende da un si e da un no”. Ricordando però il monito recente di Giorgio Napolitano che “invitava le camere riunite a dare risposte vere ai problemi del Paese e a uno scatto di dignità e amore per l’Italia” dando vita al governo delle larghe intese e trovare soluzioni tangibili ai problemi veri delle persone.

Vogliamo un Paese giovane, dinamico e affidabile – ha sostenuto Letta- tutti i componenti di governo si sono messi insieme per garantire politiche efficaci. Sono stati fatti passi avanti nella comprensione reciproca e nell’interesse generale degli italiani che cii urlano che non ne possono più delle messe in scena. L’Italia però può cambiare se ci predisponiamo noi per primi al coraggio. Solo chi ha identità debole teme il confronto con le ragioni altrui.  Ce la possiamo fare soltanto lavorando gomito a gomito con gli altri e apprezzando la passione che alberga in tutta la politica italiana”.

Enrico Letta è convinto che per trovare la stabilità la prima sede deputata al confronto sono le istituzioni. Per questo sottolinea “in ogni passaggio delicato o doloroso ho coinvolto il senato e la Camera dei Deputati. Quindici volte in 150 giorni, ho ripristinato il question time alla Camerta e l’ho introdotto al Senato. L’amore per le istituzioni è intrinseco alle istituzioni. Il mio governo è nato qui e se deve morire lo deve fare alla luce del sole in parlamento”.  

Un passaggio sulla questione della decadenza di Silvio Berlusconi era d’obbligo.

La vita del Governo e le decisioni della Giunta si sono sovrapposte – ha evidenziato Letta-   in un crescendo che è culminato mercoledì scorso con le dimissioni dei parlamentari. La separazione tra la questione giudiziaria e quella dell’Italia è fondamentale. I due piani non possono essere sovrapposti.  Ricordiamo che le sentenze si rispettano e si applicano. La difesa del singolo deve essere efficace ma anche né  ad personam nè contra personam. Un diritto che va concesso a un parlamentare e a ogni altro cittadino.

Enrico Letta a questo punto chiede un’attenzione sui problemi delle persone.

Le minacce quotidiane generano disagio nei cittadini – ha continuato – Più e più volte sono stato a tessere l’elogio degli italiani all’estero.  Così però la stabilità viene messa a repentaglio. Nel passato però non è stato sempre così. Dal 46 al 68 avevamo una stabilità politica impensabile oggi. Tre sono stati i presidenti del Consiglio con una crescita media 5% e debito pubblico sotto al 50% del Pil. La crescita è rallentata fino al 1992 dopo con 24 governi. Dal 92 ad oggi si sono avvicendati 14 governi, in Germania solo 3 cancellieri. Un altro spread che pesa eccome sulle politiche della crescita. E in questi anni, lo ricordiamo, il debito pubblico è più che raddoppiato”.

Che cosa significherebbe oggi rinunciare al Governo Letta? Ce lo spiega il premier in prima persona: “significherebbe rinunciare alla riforma della politica e delle istituzioni. Prima di tutto alla riforma del porcellum e finanziamento pubblico ai partiti”.

In poco tempo invece secondo Enrico Letta si può riformare la politica.

I provvedimenti del Governo sono al vaglio del parlamento – ha continuato-  in caso di crisi scendiamo ad elezioni che rischiano di consegnare il Paese all’ingovernabilità. Con questa legge ci troveremo ancora una volta davanti alle larghe intese. Il Comitato dei saggi ha portato avanti una riforma equilibrata e moderna, nessun attentato alla carta costituzionale. Siamo in anticipo sul percorso di riforma. Questa volta ce la possiamo fare. Dobbiamo trovare una legge elettorale in grado di stabilire il diritto di scelta dei cittadini. E questo Governo intende sostenere le modifiche dell’attuale legge elettorale per evitare che il Paese possa tornare al voto con questa legge. Che andrà poi rivista in base alla nuova normativa costituzionale”.

Un passaggio su quanto effettuato in termini economici è d’obbligo.

Ce la possiamo fare – sostiene ancora Letta- dopo otto trimestri di contrazioni l’economia italiana si è stabilizzata. Una recessione che ha fatto perdere oltre un milione di posti di lavoro. Agli italiani dobbiamo rendere conto con le nostre azioni.  Per evitare l’instabilità abbiamo l’occasione: rafforzamento ripresa, togliere le tasse sui lavoratori e rendere competitiva l’economia. Abbiamo investito 12 miliardi di euro sul lavoro per i giovani con dialogo costante con i sindacati. Il nostro obiettivo è l’aumento del Pil dell’1% dal 2014 e superiore negli anni successivi. L’azione del Governo Letta ci ha permesso di non essere più sorvegliati speciali in Europa. Dobbiamo dimostrare che rispetteremo gli impegni. L’indebitamento deve volgersi verso il pareggio e arrivare entro il 2013 al 3%. Abbiamo pagato i debiti alle imprese da parte della pubblica amministrazione. Sono arrivati 12 miliardi di euro per ridurre il debito che nel 2014 speriamo di azzerare. Ridurremo i costi delle bollette elettriche e rilanceremo l’impresa. Abbiamo varato leggi a sostegno dell’edilizia. Queste azioni proseguiranno anche nel 2014. Siamo stati tutt’altro che la politica del rinvio. E’ la dimostrazione che chi parla del Governo del rinvio mente. Cinquemila posti di lavoro nuovi sono creati per i giovani. Invece che di rinvii parliamo di serietà. Penso ancora alla Cassa integrazione, alla cultura, all’edilizia scolastica, agli eco bonus e alla defiscalizzazione del lavoro dei giovani e del femminicidio.”

E poi sulla spending review aggiunge: “Questo stesso metodo ci guiderà nel prossimo futuro. Sposterà l’enfasi verso la riduzione della spesa. Il rilancio deve avvenite nel 2014 quando ci toccherà il semestre di guida dell’Unione Europea. Non ci dobbiamo far trovare impreparati per allora.

Ma non esistono tagli di spesa facili. Se otterremo la fiducia nomineremo Carlo Cottarelli responsabile alla spending review tutelando le fasce più deboli della 1.200 milioni di riduzione della spesa pubblica. Ho rappresentato l’Italia in due consigli europei, due G 8 e due G20. Il cerchio si sta stringendo intorno alle banche e ai paesi. E’ in corso una svolta storica nel mondo. Ci vogliono risorse che faranno scendere il deficit e abbassare le tasse. E per questo chiederò al procuratore Francesco Greco di controllare la legalità dei capitali all’estero. Cinque mesi di governo hanno determinato sollievo fiscale per gli italiani. Una riduzione del carico fiscale sul lavoro. Che a breve significherà più soldi per il dipendente, più solidità per le imprese e più incentivi all’assunzione dei lavoratori a tempo indeterminato. Nessuna svendita ma più capitali “.

E infine sulla giustizia: “Il nostro lavoro sulla giustizia dal 30 marzo 2013 va verso urgenti riforme. Ci baseremo sul rispetto delle decisioni della Corte di giustizia e sulla questione carceraria”

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