Letta e Pdl, inizia la settimana chiave per il futuro del Governo. Nuove elezioni in vista?

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Quella che si aprirà la prossima settimana sarà una settimana chiave sia per il Pdl che per la tenuta del Governo Letta. Il gioco al massacro, iniziato con l’annuncio di dimissioni di massa dei berluscones, sta portando a una vera e propria crisi. Letta ha parlato chiaro: o rientra la crisi o aumenta l’Iva.

 

La crisi ha raggiunto il suo culmine nella tarda serata di ieri quando è stato proprio il premier a chiedere al Pdl “un chiarimento alle Camere entro lunedì o martedì” forte del consenso del Quirinale.  Al primo banco di prova si è acceso lo scontro. Durante l’ultimo consiglio dei ministri è stato infatti proprio Enrico Letta a minacciare le dimissioni prima che lo faccia il Pdl. Una mossa che ha portato allo stop del decreto sull’aumento dell’Iva.

All’uscita del Consiglio dei Ministri è stato lo stesso Graziano Del Rio ad affermare che “l’Iva aumenterà”. La riunione si è chiusa alle 22.40 con il via libera a una richiesta di fiducia alle Camere e con un comunicato durissimo: Il presidente del consiglio ha manifestato in apertura l’esigenza ineludibile di ottenere unchiarimento politico e programmatico in Parlamentotra le forze della maggioranza che sostiene il governo. Senza questo “passaggio di chiarezza”, continua, “non sono disponibile ad andare oltre. Perché l’azione di governo è evidentemente incompatibile con le dimissioni in blocco dei membri di un gruppo parlamentare che dovrebbe sostenere quello stesso esecutivo. O si rilancia, e si pongono al primo posto il Paese e gli interessi dei cittadini, osi chiude questa esperienza. Non ho alcuna intenzione – ha concluso – divivacchiareo di prestare il fianco a continueminacceeaut aut. Quanto accaduto mercoledì scorso proprio mentre rappresentavo l’Italia all’assemblea generale delle Nazioni Unite– contestualità non casuale – è inaccettabile”.

E il premier stavolta ha giocato pesante. Ha chiesto lui stesso il rinvio sul decreto dell’Iva a dopo il chiarimento con le camere. Tutto questo significherà una sola cosa: o si ritorna sopra alla decisione delle dimissioni di massa oppure l’Iva aumenterà e sarà il Pdl da solo a prendersi la responsabilità di quanto accaduto. Una mossa che ha portato i ministri del Pdl a riunirsi insieme al vice premier Angelino Alfano. La missione delle colombe, per evitare un disastro, è proprio quella di evitare le dimissioni di massa e tenere unito il Governo.

Prima del consiglio dei ministri però Letta era salito al Quirinale per parlare con Napolitano. E al termine dell’incontro è venuto fuori questo stringatissimo comunicato:C’è il pieno consenso di Napolitano sul percorso che il presidente del Consiglio gli ha rappresentato intendendo seguirlo in sede di cdm questa sera e, successivamente, a breve, in sede di Parlamento”. Questa la replica del segretario Pdl Angelino Alfano: “Il governo l’ha voluto il Pdl e il Pdl non si fa scaricare le responsabilità di un’eventuale crisi. Occorre mettere la questione giustizia dentro il chiarimento. Senza questo, ogni chiarimento sarebbe ipocrita”.

Cosa chiede esattamente il Pdl? Ecco la spiegazione: Un voto parlamentare che salvi il Cavaliere dalle conseguenze della legge Severino sull’incandidabilità dei condannati sembra ancora escluso.E così giocare al rimbalzo di responsabilità con il Pd, che sulla questione Berlusconi si è espresso favorevolmente alla decadenza.

Uno spiraglio di luce dalla casa Pdl arriva però da Carlo Giovanardi. Il senatore noto per non essere un berlusconiano che vuole seguire l’avventura di Forza Italia, in un’intervista al Fatto Quotidiano lo ha detto chiaramente: “non mi dimetto e come me tanti altri”. 

E sulla questione dimissioni aggiunge: E’ una cosa che è stata gestita malissimo. Anche Martino (il senatore Antonio Martino,ndr) non è d’accordo, perché non serve a nulla, non si sa a cosa voglia arrivare. Poi, adesso sto ascoltando interpretazioni diverse da parte di alcuni colleghi che dicono che comunque è solo un gesto di solidarietà a Berlusconi, nulla di più. Ma con le dimissioni non si scherza, io quindi non mi dimetto. Io non ho firmato e non firmerò le dimissioni perché ritengo non siano la modalità giusta per costringere le forze politiche ad assumersi le responsabilità nei confronti del Paese, soprattutto in vista della campagna elettorale. Poi, se il 4 ottobre il Pd si renderà complice di questa mascalzonata contro Berlusconi, allora sarà evidente che non ci sono più le condizioni per continuare un’alleanza di governo. Che bisogno c’è di dimettersi? Per darci in pasto ai grillini che poi, una volta dovessero mai arrivare al voto dell’aula, si divertirebbero a votare uno sì e uno no. “Tu resti perché ci sei simpatico, tu invece no perché sei antipatico”, ma che razza di cultura politica è mai questa? Ripeto, non è una cosa seria”.

Noi siamo pronti a credere che tutto rientrerà. La settimana prossima sarà comunque cruciale per vedere l’evoluzione delle cose.

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