Letta contro tutti, non c’è nessuna alternativa a questo Governo. E cita Moro.

ENRICO-LETTA contro tutti foto ansa

Durante l’assemblea dei deputati del Pd il Premier cita Moro e attacca a testa bassi sui temi del Porcellum e sul fatto che molti abbiano dimenticato la ragione alla base delle larghe intese. Il riferimento, nemmeno troppo velato, a Renzi e a chi minaccia costantemente di far cadere il Governo è chiaro e netto.

 

Ne ha per tutti Enrico Letta. Durante l’assemblea dei deputati del Pd il giovane Premier affronta con grande durezza la maggior parte dei temi trattati scagliandosi contro chiunque gli si pari contro. A chi insiste sulla fine immediata di questo governo, Letta risponde citando Moro: “Non ci sono alternative a questa maggioranza. Né lo è il voto. Questo è il tempo che ci è dato, abbiamo la responsabilità di dare risposte alle esigenze di questo tempo”. Inoltre, il Premier continua spiegando che l’alternativa peggiore sarebbe tornare al voto, visto e considerato che andare alla urne con questa legge elettorale farebbe correre il rischio di non avere di nuovo una maggioranza ben definita e di ritrovarsi punto e a capo.

Quando gli parlano di stampa e opinione pubblica il giovane Letta continua nel suo attacco forsennato:””Vedo che molti nell’opinione pubblica fanno finta che non ci siano più le ragioni gravi e le criticità preoccupanti che ci hanno spinto alla scelta. Siamo obbligati a dare risposte alle emergenze. La situazione non permette giochi politici, sembra che ci si sia dimenticati delle difficoltà, ma queste ci sono ancora tutte”. Il riferimento in questo caso non sembra essere riferito solo all’opinione pubblica ma anche a quei partiti, come il Pdl, che non fanno passare giorno senza minacciare di far cadere il Governo, con il solo obiettivo di estorcere maggior potere decisionale. Attacchi decisi e mirati anche se il Premier, purtroppo, non fa seguire i fatti alle parole. A volte sembra essere un uomo solo al comando, che cerca di difendersi con le parole, ma si sa in alcuni casi la forza dell’eloquio può essere sufficiente.

Letta continua nel suo resoconto generale e cerca di praticare del sano ottimismo, anche dove è evidente che non c’è nulla per cui essere positivi: “Il governo, pur nelle ‘difficoltà’ delle scorse settimane, ha dimostrato di poter dare le risposte che il Paese attende. Il governo e la maggioranza hanno dato dimostrazione che le risposte sono possibili. Per questo sono ottimista per l’Italia. Questi primi 90 giorni dimostrano che è possibile dare risposte all’Italia e all’Europa, come è accaduto sul lavoro”.

Quali sono queste risposte date ancora non si capisce bene o forse hanno capito male le domande, visto che l’Europa continua a martellarci, gli italiani proseguono nella corsa alla crisi e il Paese continua ad essere declassato inesorabilmente. Il Premier continua nel suo retorico sforzo di far finta che tutto va bene quando affronta il tema delle riforme :”Se non faremo le riforme, la condanna sarà per tutti. Dobbiamo tornare ad essere in grado di decidere”. “Ora siamo in montagna, ma se portiamo a termine quel che abbiamo messo in moto, a cominciare dal pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, a fine anno avremo la pianura. E la discesa arriverà il prossimo anno”.

Peccato che le riforme possibili ed essenziali, a cominciare dal Porcellum, sono tutte inesorabilmente slittate mentre gli unici temi prontamente affrontati sono stati i finanziamenti ai Partiti, l’aumento delle tasse e non ultimo il salvataggio di Alfano. Per il resto vuoto totale. Letta quando parla dello stato di salute del suo Partito, il Pd, dice che “sono solidale con il lavoro che Epifani sta svolgendo e di cui discuteremo venerdì”. Anche qui non si capisce di quale lavoro stia parlando. L’ultimo passaggio è stato l’esortazione al lavoro generale: “La gente oggi ci giudica per quello che facciamo al governo. Non per quello che faremmo in ipotesi. Possiamo scrivere il dna del Pd così. Io ce la metto tutta, penso che ce la possiamo fare non solo come governo ma anche come Pd, ma tutti. Se non ci fermiamo davanti alla prima difficoltà, l’obiettivo lungo è quello convincente”.

Addirittura quest’ultimo passaggio è stato salutato da una standing ovation. Come se al governo ci fosse qualcun’altro, come se loro proponessero qualcosa di utile e altri smantellassero il loro lavoro. Standing ovation che ricorda quella che accolse il Napolitano bis il quale accusava i partiti di inefficienza, quegli stessi partiti che applaudivano quelle parole come se non fossero rivolte a loro. Ma Napolitano in quel caso era super partes, Letta assolutamente no.

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