Letta alla ricerca di accordi e alleanze per dare continuità al Governo

letta stringe accordi e alleanze per la continuità del governo

Letta stringe sul patto all’interno della coalizione. Progetto a Bruxelles entro il 29 di questo mese.

 

Attento come è agli slogan immaginifici ed energetici, Matteo Renzi ha battezzato l’esito della prossima verifica di governo con una formula esterofila: il «Contratto alla tedesca». In realtà a poche ore dall’inizio formale delle trattative tra leader e tra partiti non è dato conoscere un calendario di incontri, né un metodo, né un canovaccio e dunque sin dall’incipit è subito chiaro che mancherà uno dei tratti caratterizzanti il metodo usato in Germania, la meticolosa istruttoria che ha preceduto la firma del Contratto: mentre a Berlino, per alcune settimane 75 parlamentari, divisi in 12 gruppi di lavoro e 4 sottogruppi, hanno setacciato e affinato proposte e formulazioni sintattiche, a Roma nulla di tutto questo sembra alle viste.

Al momento non è dato sapere neppure se la trattativa culminerà in due aspetti essenziali del contratto tedesco. Ci sarà anche a Roma la solenne firma finale da parte dei contraenti, atto simbolico che ha vincolato a Berlino i leader dei partiti tedeschi? E subito dopo la sottoscrizione, Matteo Renzi ha intenzione di sottoporre a referendum il Contratto così come ha fatto la Spd che ha chiamato in causa i suoi iscritti? Sembra di capire che la formulazione renziana allude più ad un generico vincolo contrattuale, piuttosto che ad una replica che richiami in modo esplicito l’esperienza tedesca. Impostazione che sembra vicina a quella del presidente del Consiglio, che al riguardo sostiene: «Il Contratto non sarà una copia di quello tedesco, ma sarà una formula originale nel metodo e nei contenuti».

In questi giorni di feste, Letta e Renzi si sono parlati e hanno concordato le cose essenziali. Di certo, per il momento, c’è soltanto la procedura davvero originale destinata a caratterizzare i prossimi giorni. Enrico Letta e Matteo Renzi, ognuno per conto proprio, avvieranno consultazioni parallele. Il presidente del Consiglio a tutto campo per definire il programma di undici mesi, da febbraio a dicembre 2014; il segretario del Pd sulla riforma che più gli sta a cuore, quella elettorale. A Palazzo Chigi Letta ha lavorato anche nei giorni festivi alla preparazione di schede circostanziate su provvedimenti cantierabili, con una idea forte dentro: riuscire a realizzare in 11-12 mesi gran parte delle riforme rinviate per 20 anni. Questo è il senso della mission alla quale il presidente del Consiglio si sente chiamato sulla scia dei moniti del Capo dello Stato, degli impegni programmatici scanditi in Parlamento nelle occasioni delle fiducia al governo, ma anche dalla forte accelerazione imposta da Matteo Renzi.

In pochi giorni, il segretario del Pd è riuscito a far cambiare radicalmente l’agenda parlamentare, imponendo l’inserimento all’ordine del giorno della legge elettorale, per anni bloccata dai reciproci veti. E questo programma ambizioso – recuperare 20 anni in 12 mesi – dovrà essere messo nero su bianco in pochi giorni. Renzi, che sembra aver a cuore soprattutto, la riforma elettorale, ha detto di aver fretta e Maria Elena Boschi chiarisce una volta per tutte cosa significa: «Entro la fine di gennaio o i primi di febbraio».

Ma sulla tempistica con la quale chiudere il Contratto di coalizione, Enrico Letta e Matteo Renzi sono perfettamente d’accordo: il presidente del Consiglio fa sapere di voler chiudere entro la settimana che si apre lunedì 20. In altre parole entro il 25-26 gennaio. Perché l’obiettivo di Letta è quello di presentarsi all’appuntamento con la Commissione europea del 29 gennaio con il Contratto sottoscritto da tutti i contraenti. Si tratta di un appuntamento significativo, perché per quanto non siano all’ordine del giorno passaggi formali, il «governo comunitario» vuole monitorare il Presidente del Consiglio e alcuni ministri alla vigilia dell’ultimo appuntamento che attende la Commissione a guida Barroso: le previsioni per l’anno in corso. E a quell’«esame» informale (nel passato vi sono stati già sottoposti Francia e Spagna) Letta vuole arrivare dopo aver fatto i compiti a casa. 

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