Legge elettorale, ora il Pd litiga per Berlusconi. Che intanto se la ride

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Il segretario democratico pronto a vedere il Cavaliere. Ma la minoranza interna promette battaglia.

 

Silvio Berlusconi torna a dividere il Pd. Mentre il segretario Matteo Renzi accelera sulla legge elettorale, nel partito si apre la polemica sul prossimo incontro tra il sindaco di Firenze e il Cavaliere. Cercare un’intesa con il leader di Forza Italia è davvero necessario? La minoranza interna è apertamente critica. Il primo vero strappo dell’era Renzi si consuma nel pomeriggio. Ad affondare il colpo è il bersaniano Alfredo D’Attorre: «Mi auguro che Renzi avrà l’accortezza di non incontrare Silvio Berlusconi, che allo stato è un pregiudicato, nella sede del Pd, mentre fa le segreterie del partito nei suoi comitati elettorali».

Il segretario si difende. «Le regole si scrivono tutti insieme, se possibile. Farle a colpi di maggioranza è uno stile che abbiamo sempre contestato» spiega su twitter. È la linea già ribadita tante volte. In serata conferma. «Se siamo seri – interviene al Tg5 – oggi non possiamo non considerare quello che dice Forza Italia sulle regole». Insomma, il dialogo è aperto a tutti. Cavaliere compreso. «Se ci vediamo è per provare a chiudere». Incurante delle polemiche Renzi accelera. Dopo aver visto il coordinatore berlusconiano Denis Verdini, il segretario incontra le delegazioni di Sel e del Nuovo Centrodestra. Domani sarà la volta di Fratelli d’Italia, prima di un nuovo colloquio con il presidente del Consiglio Enrico Letta. L’ambizioso obiettivo è arrivare a un testo condiviso entro il fine settimana, per incardinare la legge elettorale in commissione Affari costituzionali già lunedì.

Nel frattempo la minoranza si organizza. Una riunione dopo l’altra, i parlamentari non allineati ragionano sui prossimi passi. Due giorni fa si è tenuto a Roma un incontro di dalemiani e bersaniani. Ieri sera un nuovo vertice dell’area cuperliana. «È evidente che ormai nel partito c’è un’irritazione diffusa» racconta un senatore democrat. «È vero – ammette l’ex tesoriere Antonio Misiani in Transatlantico –  Dalle dimissioni del viceministro Fassina, questa è la prima grande presa di posizione politica della minoranza interna». 

Le critiche al segretario riguardano le trattative sulla legge elettorale, ma anche la gestione dei rapporti con il governo. È evidente che i due argomenti sono legati. A preoccupare molti parlamentari democrat è il possibile faccia faccia tra Renzi e il Cavaliere. Un’intesa con il leader di Forza Italia rischia di spianare la strada al sistema spagnolo, a discapito del doppio turno. C’è chi teme il ritorno delle liste bloccate, che darebbe al segretario il pieno controllo sui nuovi gruppi parlamentari. E chi punta il dito contro un accordo che metterebbe ai margini il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. «Ma come, il vicepremier rompe con Berlusconi, decide di sostenere il governo Letta, e noi dialoghiamo con il Cavaliere?» si lamenta un deputato bersaniano. 

E poi ci sono le ambiguità nel sostegno al governo. I parlamentari vicini a Cuperlo non hanno gradito le continue punzecchiature riservate da Renzi al presidente del Consiglio. «Anche se il termine più adatto credo sia quello di bombardamento continuo» scherza Misiani. Ancora una volta a sintetizzare la linea dell’area è D’Attorre: «Non può esistere un governo sostenuto dalla minoranza interna e contrastato dal segretario. Occorre un chiarimento vero tra Letta e Renzi per capire se si può andare avanti».

Gli interventi dei dirigenti più critici sono attesi nella direzione di domani. Tutto alla luce del sole, anche perché il segretario ha deciso di trasmettere l’incontro in diretta streaming.

Sarà opposizione dura ma costruttiva, assicurano in molti. Del resto le voci di una mini scissione parlamentare circolate nel pomeriggio nel Palazzo sono destituite di ogni fondamento. Si era parlato di alcuni senatori pronti a trasferirsi nel gruppo misto, in polemica con il segretario.

Ma a Palazzo Madama nessuno ne sa niente. «Vogliamo portare la nostra voce all’interno del dibattito – assicura chi era presente ieri sera all’incontro dei cuperliani – altrimenti rischiamo di confinarci al 18 per cento del congresso». Altro che scissione. «Nessuno vuol fare questo regalo a Renzi», assicurano al Senato. 

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